Soul Eater, preparatevi, prenderà la vostra anima!!!

In Nevada, nella Death Valley, esiste una città (ovviamente frutto della matita di Atsushi Ohkubo), Death City, dove si addestrano ragazzi e ragazze da tutto il mondo per diventare “Maestri d’armi”, il cui compito è racimolare novantanove anime malvagie e un’anima di strega. Anime che verranno poi mangiate dai loro compagni di squadra che hanno il potere di trasformarsi in “Armi”.

Una volta raggiunte le cento anime le “Arimi” diventeranno “Death Scythe”.

Tutto ciò avviene in una scuola, la Shibusen (Shinigami Buki Shokunin Senmon Gakkō cioè “Scuola di specializzazione per armi e maestri di Shinigami”,  che nella versione italiana del manga viene chiamata DWMA, (cioè Death’s Weapon Meister Academy), dove il preside è “Shinigami-sama”, cioè il dio della morte.

I maestri seguono lezioni e si trovano alle prese con missioni volute dal preside, chiamate “lezioni di recupero”, il cui scopo è raccogliere anime prave. Scopo della scuola è, infatti, mantenere la pace, eliminando senza scrupoli chi si immerge volutamente nell’oscurità ed impedire, così, che sorga un nuovo kishin  (essere che si è nutrito di anime umane, fino ad arrivare allo stadio di demone), come accaduto in passato al maestro d’armi chiamato Ashura che fece quasi sprofondare il mondo nel caos. Lo Shinigami lo sconfisse in battaglia, scuoiandolo e intrappolandolo in una sacca fatta con la sua pelle, rinchiudendolo, poi, in un’area sotterranea della DWMA. Le anime malvagie che le armi devono mangiare sono considerate “uova di Kishin”.

A tale proposito è bello ricordare come ci siano svariati riferimenti a personaggi che fanno parte dell’immaginario comune o che sono realmente esistiti. Infatti, troviamo uova di Kishin  che fanno riferimento a Al Capone, Rasputin, Jack lo Squartatore e al famosissimo Lupin.

 

Ci sono numerosissime differenze tra anime e manga. Tra le più evidenti, c’è quella riguardante le anime, elemento caratteristico ed essenziale della serie. Nel manga per creare una Death Scythe occorrono 99 anime umane e l’anima di una strega. Le anime umane possono essere mangiate, ma solo se scritte nel registro di Shinigami e quindi se si tratta di anime di persone malvagie. Nell’anime invece le anime umane non possono essere mangiate e vengono sostituite con uova di Kishin, ciò alterando il senso della storia, rendendo il kishin la chiave centrale di tutte le vicende, come, per esempio, sull’esperimento del sangue nero di Medusa nei confronti di Chrona.

Altre enormi differenze si riscontrano dopo il primo scontro tra la Shibusen e l’Arachnophobia: non si terrà quasi minimamente conto delle alleanze che sorgono, si giunge quasi a “dimenticarsi” di alcuni avvenimenti essenziali, e, avendo reso il Kishin uno degli elementi centrali, anzi, potremmo dire che la storia dell’anime gira solo intorno a quest’ultimo, molti aspetti dei personaggi e della storia originale vengono trascurati.

Per ciò che riguarda il finale, in Italia il manga è ancora in corso, quindi non posso accennarvi niente, mentre per l’anime… beh, direi che Takuya Igarashi ha dato il peggio di sé!

Già la storia di per sé ha subito molte modifiche, perdendo e non poco, anzi, diventando quasi banale, ma nel finale ha superato il limite dello squallido.

Rendendo il kishin un personaggio centrale si è arrivati ad un risvolto del tipo “buoni vs cattivi”, facendo perdere quella che è la particolarità del manga e cioè evidenziare quanto sia sottile la linea di confine tra bene e male, tra giusto e sbagliato, e quanto sia corruttibile l’animo umano. Dunque è il kishin il “cattivo” della storia e non si può di certo evitare lo scontro diretto con la protagonista assoluta dell’anime, Maka Albarn (anche se viene dato spazio anche agli altri studenti, come avviene nel manga, nell’anime viene accentuato ulteriormente il suo ruolo e la sua centralità, anche se anch’essa viene provata di alcune caratteristiche, forse a causa dei tanti “tagli”).

Nulla in contrario agli scontri diretti, si tratta pur sempre di uno Shonen (manga d’azione), ma credo sia ridicolo risolvere il tutto in uno scontro tra una ragazzina inesperta e uno degli esseri più temuti anche dallo stesso Shinigami, ma, passandoci anche sopra, trovo assurdo risolvere un combattimento in pochi secondi, nell’ultimo episodio. Assurdo è anche il modo in cui viene concluso, poiché, per gli autori dell’anime, per sconfiggere la follia, il male assoluto, l’essenza capace di corrompere l’animo umano, basta “avvolgere il proprio coraggio attorno ad un pugno”!!!

Concludendo, consiglio vivamente il manga, molto meglio strutturato dell’anime e, forse, più gradevole come storia, che resta pur sempre molto incasinata.

 

Dal manga sono state tratte anche tre videogiochi e un Drama CD, oltre all’anime e allo spin-off “Soul Eater Not!”, ambientata prima della serie regolare e che riguarda alcuni alunni che fanno parte della sezione NOT (Normally Overcome Target, “bersaglio normalmente superato”) della Shibusen, e cioè ragazzi che vogliono imparare a controllare i propri poteri per poter avere una vita normale.