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Simona Di Lucia, intervista alla presidente de “Il Cerchio della Vita”

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Updated on 23 November 2020 16:47
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Zerottonove intervista Simona Di Lucia, criminologa investigativa e forense, presidente dell’Associazione Antiviolenza “Il Cerchio della Vita”

Simona Di Lucia è una criminologa che ha fondato l’Associazione “Il Cerchio della Vita” che si occupa di diversi casi di violenza sulle donne, sui minori e sugli uomini e tanto altro. Una realtà di grande attualità verso la quale è necessario interrogarsi per porre delle soluzioni.

Simona, di cosa si occupa la Criminologia e quali sono le sue applicazioni?

La Criminologia ha come oggetto di studio il crimine e tutto ciò a cui è connesso: essa si snoda in una realtà dove criminali e vittime di reato interagiscono. Tale disciplina si occupa dello studio e dell’analisi dei reati, del comportamento criminale, della sua prevenzione, nonché della reazione sociale ad esso.

Naturalmente, il settore criminologico verte anche sul trattamento e sulla riabilitazione del reo, con aspetti che oscillano tra psicologia, comportamenti, metodologie, attraverso l’inserimento del reato in un quadro socio-culturale da cui proviene il soggetto, all’interno della sua storia personale.

Lei si occupa anche di violenza contro le donne. Ci può fornire una prima generalizzazione, rispetto a dati singoli e specifici di femminicidi?

Più dell’82% dei delitti commessi a scapito di una donna, nel nostro Paese, sono classificati come femminicidi. Un numero gigantesco: oltre 4 su 5. Questi numeri rappresentano una vera e propria strage di donne, che va ormai avanti da troppo tempo.

È una sorta di violenza endemica: si cristallizza e oggettivizza una recrudescenza degli atti violenti. Statisticamente la maggioranza dei femminicidi avviene tra le mura domestiche, in cui la vittima e il carnefice si conoscono e interagiscono.

Lei è la Presidente dell’Associazione Antiviolenza “Il Cerchio Della Vita”. Che attività svolge?

L’Associazione, da me fondata, assieme a Patrizia Perciabosco (vicepresidente), Rosita Serritella (amministratrice e operatrice), Giovanni Basile (avvocato), si occupa di consulenza legale e psicologica, consulenza investigativo-criminologica; colloqui di accoglienza, finalizzati all’analisi della situazione e dei bisogni, strutturando in modo opportuno il percorso diretto all’uscita dalla violenza.

Analisi ed ascolto per casi di violenza di genere, a sfondo sessuale, intra ed extra-familiare, contro donne, uomini, minori e ascolto di soggetti vittime di stalking; analisi ed ascolto di casi riguardanti il bullismo e il cyberbullismo, sostegno e informazione, rivolti a casi di mantenimento, affidamento, separazioni, denunce e accertamento di paternità e supporto alla genitorialità.

In cosa consiste l’iter di aiuto per le vittime ed in che modo si agisce nel concreto?

Guarda, posso risponderti solo in modo generale: i casi di violenza di genere non sono monolitici e ogni fattispecie criminosa possiede delle caratteristiche ben precise. Però posso dire che l’iter procedurale riguardante la protezione, l’accompagnamento e l’uscita dal percorso di violenza richiede una tempistica molto articolata.

D’altronde bisogna valutare attentamente ogni singolo caso, affinché il percorso di riabilitazione psico-fisica sia portato a termine con successo.

Ultimamente sta prendendo piede anche il fenomeno della violenza sugli uomini. Ci può dire quali sono le dinamiche e le specificità, rispetto a quella sulle donne?

Il fenomeno della violenza sugli uomini risulta, oggi, meno evidente di quello della violenza sulle donne. La violenza delle donne sugli uomini si incentra su fenomeni che hanno una natura fortemente connotata dal punto di vista psicologico, che si materializza attraverso ricatti, minacce, denigrazione, strumentalizzazione dei figli.

Tale tipologia di violenza, raramente si tramuta in una violenza fisica; in ogni caso, la violenza sugli uomini resta in molti frangenti sottaciuta, in quanto gli uomini si vergognano di denunciarla, per aspetti legati alla propria “indole di maschio”.

In riferimento a bullismo e cyberbullismo, in che modo si attuano e come è possibile arginarli e tutelare le vittime?

Il bullismo consiste in comportamenti aggressivi ripetuti e costanti, perpetrati da una o più persone, nei confronti di una vittima, incapace di difendersi. Si sviluppa a scuola, nel gruppo dei pari e nei posti che fanno riferimento a dinamiche di carattere relazionale.

Il cyberbullismo rappresenta un’evoluzione del primo: la nascita e lo sviluppo della rete da un lato, ha portato degli indubbi benefici, in termini di conoscenza e interrelazione, dall’altro, non permette di definire lo stesso cyberbullismo, in termini precisi.

Il cyberbullismo si materializza attraverso dinamiche nelle quali l’offender si serve degli strumenti tecnologici che la rete mette a disposizione e che risultano adatti a controllare e persuadere la vittima.

Mentre nel bullismo, l’insegnante, il tutor, il genitore, l’educatore possono individuare i colpevoli e mettere in atto strategie di dissuasione ed educazione, per favorire una riabilitazione dei colpevoli e un reinserimento psicosociale delle vittime, negli ambienti dove sono stati “bullizzati”, nel cyberbullismo tutto ciò appare molto più complicato e liquido.

Sono molti i casi di ragazze che negli ultimi anni si sono suicidate in seguito a dinamiche di persecuzione in rete. Uno dei casi più emblematici è quello di Tiziana Cantone, la ragazza che si è tolta la vita, in seguito alla pubblicazione in rete di un video hard, di cui era protagonista.

Chi volesse contattare l’Associazione può farlo ai seguenti recapiti:

Tel. 377 376 4531  Mail: ilcerchiodellavitaonlus@gmail.com Pagina Facebook: www.facebook.com/cerchiodellavitaonlus