Lo strano caso del Dottor Milan e Mister Djuric

Djuric
foto: profilo Facebook ufficiale U.S. Salernitana 1919 - Nicola Ianuale

Da vero e proprio flop di mercato a formidabile guerriero per la salvezza: arrivato a Salerno come punta di diamante, Djuric ha saputo riconquistare i tifosi nell’ultima parte del campionato

Nell’anno più importante, la stagione più complicata: la Serie B 2018/2019 della Salernitana è stata un’altalena di emozioni, partita con le più dolci delle aspettative e terminata con un finale che definire al cardiopalma sarebbe riduttivo.

Ad inizio stagione in pochi avrebbero immaginato che l’organico allestito dal tandem Lotito-Fabiani si sarebbe ritrovato invischiato nello spareggio play-out: tanti i volti nuovi approdati nel capoluogo, innesti di spessore e potenzialmente da massima serie.

Uno su tutti, l’alfiere designato per combattere e incornare quanti più palloni possibili, il “bomber” di categoria pronto a compiere il salto di qualità agli ordini di mister Colantuono: l’attaccante bosniaco classe ’90 Milan Djuric.

Ripescato da Fabiani in Inghilterra dopo la breve parentesi chiamata Bristol City, Djuric arriva a Salerno con ottime referenze e tanti campionati di B alle spalle. Mai in doppia cifra in serie cadetta, il bosniaco si presenta come torre micidiale sulle palle alte e partner essenziale per l’esplosione dell’altro neo-salernitano Lamin Jallow.

Un inizio disastroso

Per strappare il gigante ex Cesena dalla terra d’Albione, Fabiani ha investito 1 milione di euro scommettendo sulla rinascita del giocatore anche grazie a un contratto di durata triennale: un’aspettativa grande un milione che per i primi 7 mesi è stata totalmente disattesa.

Scarsa forma fisica, incisività pari allo zero e la convinzione di stare assistendo all’ennesima debacle di mercato dalle parti dell’Arechi. La prima parte di stagione di Djuric alla Salernitana può essere catalogata tra i peggiori flop della storia granata, con un apporto alla causa sotto il minimo sindacale.

0 gol e un 1 solo assist contro il Carpi: un bottino al di sotto anche delle più pessimistiche aspettative.

Le “prepotenti” caratteristiche da ariete dominante sembrano non pervenute e nel mercato di gennaio la società corre ai ripari aggiungendo allo scacchiere di Gregucci l’arciere Emanuele Calaiò.

La rinascita

E se la seconda parte di stagione è stata testimone della barca Salernitana sempre più a picco, la cabala del gigante bosniaco ha cambiato drasticamente direzione.

Nel deserto di un Arechi svuotato dai tifosi in protesta, il 30 marzo Djuric sigla la sua prima marcatura con il cavalluccio sul petto: Rosina dal limite dell’area fa partire un sinistro a giro che si stampa sul palo e l’attaccante bosniaco è il più veloce di tutti ad arrivare sulla sfera e insaccare la prima gioia personale.

Gregucci capisce che il vento è cambiato e nel momento di maggiore difficoltà decide di arrampicarsi sulle larghissime spalle del suo numero 11.

Ancora in gol contro lo Spezia, poi la tripletta al Cittadella, la prima in carriera, a far respirare i granata in totale apnea da vittoria. Djuric è finalmente decisivo, ma le sorti della Salernitana sono appese a un filo.

L’ultimo centro della regular season lo riserva al Carpi nella disastrosa sconfitta interna per 5-2: saranno 6 i gol realizzati al termine del campionato che vede la squadra granata terminare al quart’ultimo posto.

Da Venezia a Venezia, la storia del gigante buono sembra scritta nel destino. Nella pagina più buia della stagione, Djuric si accende e ancora una volta punisce i lagunari nell’andata dello spareggio play-out all’Arechi: finisce 2-1 e primo round ai padroni di casa.

Ma è al Pier Luigi Penzo che il numero 11 si guadagna ufficialmente un posto nei cuori dei tifosi: nessun gol ma tanto, tantissimo sacrificio nella partita che vale una stagione.

Menichini gli affida chiavi e oneri dell’attacco granata e l’alfiere risponde presente su ogni pallone; con la testa dove non arrivano le gambe, Djuric compie quasi 120 minuti di guerra più che di calcio.

Stremato conduce la Salernitana attraverso la palude dei tempi supplementari, abbandonando il campo solo una volta compiuto il suo dovere.

Potrà risultare inadatto a molti, dai forti limiti tecnici forse, ma i tifosi granata non possono che riconoscere una buona fetta di salvezza al gigante di Tuzla.

Con l’auspicio che la prossima stagione possa rappresentare l’anno della rinascita tanto per la Salernitana quanto per l’attaccante bosniaco, ripartendo da quanto di buono fatto a livello personale negli ultimi mesi e dimenticando quest’ultima drammatica parentesi di campionato.