Unisa, il 21 Maggio viaggio musicale presso le residenze universitarie

21 maggio

Il 21 maggio Ifriqiyya Electrique presso le residenze universitarie di Fisciano. Prima e dopo lo show ci saranno Cypriot e la sua selezione afrobeat

Messaggio elettorale a pagamento commissionato da Carmine Vicinanza

Un gruppo di resistenza, sconosciuto ai più ma ben noto agli amanti dell’underground libero e anticonformista per antonomasia. Nasce nella seconda metà degli anni 90 Putan Club, il gruppo che, su idea di François Cambuzat, ha l’obiettivo di legare musica e mercato ed espandere la libertà d’espressione dei musicisti verso altre forme d’arte non direttamente legate all’uso proprio di uno strumento.

Dopo l’esperienza con Lydia Lunch (da cui l’originale nome Lydia Lunch’s Putan Club), la formazione si consoliderà in un duo composto dallo stesso François Cambuzat e dalla bassista Gianna Greco, coppia inseparabile che si caratterizzerà non solo per lo stile multiforme tra rock, elettronica, techno e industrial e per il rifiuto dell’omologazione e dell’appiattimento verso le più comuni logiche commerciali ma anche per spettacoli live originali, diretti, violenti ma appassionati, con i due a mescolarsi tra il pubblico, girovagare lontano dal palco, scambiarsi sguardi, interagire con la gente in una sorta d’improvvisato rito erotico.

Ideatore del progetto Putan Club è stato lostesso François Cambuzat, colui che negli anni 80, fondò la band The Kim Squad, icona per gli amanti delle più coraggiose compagini italiche e il collettivo italo-franco-olandese avant-folk Il Gran Teatro Amaro e quindi l’experimental band L’Enfance Rouge.

Saranno proprio i Putan Club a dare il via a questo nuovo progetto denominato Ifriqiyya Electrique, che non è semplicemente il nome di una band quanto piuttosto il moniker di una vera e propria cerimonia adorcista (che dunque mira a favorire l’interazione con entità positive) post-industriale in cui s’incrociano  tradizioni molto note e diffuse in Tunisia, in Nigeria e in altre zone del continente.

Se da un lato l‘obiettivo è di allontanare le entità malefiche attraverso musica, canto e danza, l’uso estremo e distorto di elettronica e chitarre elettriche, in armonia con la ripetitiva tribalità ritmica e lirica, non farà altro che dare maggior forza al tutto, con un crescendo d’intensità manifesto e incisivo.  Ifriqiyya Electrique  è dunque un’opera, che non si limita alla sua essenza musicale, ma che unisce anche due mondi apparentemente lontani come la tradizione africana con la sua aura magica e la modernità fredda del Vecchio Continente,

Dopo tanti anni passati in un’oscurità voluta alla mercé dei soli pochi curiosi e degli spiriti più aperti e coraggiosi, con un’impresa di tale fattura non c’è che augurarsi un aumento considerevole della schiera dei seguaci del “culto” dei Putan Club, nelle sue mille sfaccettature.