Giovi gioca e vince con i Giochi Senza Quartiere. A prescindere



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Come ogni anno, si accendono i riflettori sui “Giochi Senza Quartiere” di Giovi

Questa manifestazione, nata più di un ventennio fa grazie all’impegno e all’abnegazione dei ragazzi dell’Oratorio San Gabriele e Santa Chiara, è diventata ormai un appuntamento atteso tutto l’anno.

Mutuando l’esperienza dei tornei medievali dove gli intrepidi cavalieri delle varie squadre si sfidavano in singolar tenzone, i “Giochi Senza Quartiere” vedono cimentarsi i giovesi di ogni età, divisi per l’appunto in contrade (“Falcone“, vestiti del bianco delle vette innevate, “Castello“, col verde dei boschi dominati dai suoi merli, “Torre“, del colore blu del mare su cui si erge, “Drago” ammantati dall’arancio indomabile delle lingue di fuoco e “Aquila“, drappeggiati dal rosso dell’occhio predatorio), in una miriade di giochi.

Si parte a maggio con il torneo di calcio che vede assegnarsi i primi dieci punti alla squadra vincitrice. Punteggio, quest’ultimo, che si somma con i punti conseguiti dalle contrade nei vari giochi e tornei incardinati, quest’anno, nel periodo che va dal 26 agosto all’1 settembre.

Prima, però, dell’inizio ufficiale, i quartieri di Giovi, quelli che poi verranno a costituire le famigerate contrade, vengono territorialmente delimitati con striscioni, ognuno del colore caratteristico della propria appartenenza.

Le prove affrontate dai partecipanti spaziano dai classici giochi sempreverdi (pallavolo, tressette “a perdere”, tiro alla fune, torneo di bocce, etc.), a quelli di abilità così come ai giochi che richiedono una certa preparazione culturale.

L’intento degli organizzatori, infatti, è quello di coinvolgere tutte le abilità dei partecipanti, non solo quelle prettamente fisiche.

La sera dell’inagurazione, la voce storica dei “Giochi Senza Quartiere”, la dott.ssa Nadia Moscariello, ha illustrato il programma dell’edizione 2018.

Tra le novità di quest’anno, ci sarà la votazione (ogni contrada può esprimere due preferenze) relativa al nome da attribuire alla simpatica mascotte che veglia, quasi una divinità pagana, sul corretto svolgimento dei giochi.

Ci sono stati, come di consueto, i saluti del parroco di Giovi, don Salvatore Aprile e della Vice Sindaco di Salerno, la dr.ssa Eva Avossa.

Tutti si sono raccomandati affinchè, come ogni anno, i giochi vengano vissuti con il giusto spirito decubertiano, quello, per intenderci, de l’importante è partecipare che, come in tutte le edizioni, verrà bellamente ignorato durante l’esecuzione delle prove.

Come in ogni competizione che si rispetti infatti, ci si impegnerà, si suderà, si darà fondo a tutte le energie per far guadagnare anche soltanto un punto in più alla propria contrada. Poi, come alla fine di tutte le edizioni dei giochi, quando l’ambito trofeo verrò assegnato alla squadra che più avrà saputo destreggiarsi fra le tante e diverse prove, la festa deflagrerà in ogni strada, in ogni anfratto di Giovi, coinvolgendo vittoriosi e sconfitti in una festa goliardica e spensierata.

In questo tempo di sovranismo imperante in cui i ponti vengono costruiti per cadere miseramente e non per unire popoli, per favorire la circolazione di capitali e non con l’intento di avvicinare culture e tradizioni, i “Giochi Senza Quartiere” di Giovi fanno della variopinta divisione in contrade, un acceleratore di integrazione.

Perchè, si chiaro, quando Giovi decide di giocare con lo stesso spirito che contraddistingue i “Giochi Senza Quartiere”, inevitabilmente vince.

A prescindere, direbbe l’inarrivabile Totò.

 

 

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