Esclusiva Zerottonove.it: il Convento di Baronissi dedicato alla Santissima Trinità ?



P. COSTANTINO NAPPO

“IL CONVENTO FRANCESCANO DELLA SS. TRINITÀ DI BARONISSI DERIVA DALLA OMONIMA CASA VERGINIANA DI SAVA?”

«È noto ai lettori di questa «Rassegna», che nonostante le diligenti indagini compiute dai fratelli PP. Basilio e Angelo Pergamo poco nulla si sa sulle origini del convento francescano della SS. Trinità di Baronissi.
Recentemente, in seguito alla pubblicazione del Regesto delle pergamene dell’archivio di Montevergine e dell’opera «Salerno Sacra», uno studioso pubblicando dei documenti inediti riguardanti il suddetto convento , affacciava l’ipotesi che il convento stesso potesse considerarsi la continuazione dell’antica casa priorale verginiana esistente a Sava sotto il titolo della Santissima Trinità.
L’ipotesi, bisogna convenirne è molto suggestiva: a Baronissi o Sava di Baronissi che dir si voglia, si sarebbe rinnovato il gesto di cordiale generosità compiuto dai benedettini ad Assisi con la cessione della Porziuncola dedicata a San Francesco.

Come pensare poi che, nello spazio di un chilometro, (tanta è la distanza e il convento francescano) sorgessero due case religiose, con le chiese intitolate allo stesso mistero?
L’identità delle due case spiegherebbe l’omonimia del titolo: un titolo aggiungiamo non proprio frequente nell’Ordine francescano, che registra solo 22 case, intitolate al mistero della SS. Trinità su un totale di 2.754 .
Potrebbe avvalorare l’ipotesi dell’origine verginiana del convento, anche se piuttosto debolmente, questa circostanza: nella chiesa francescana di Baronissi è sepolto ”l’egregius miles Julius…de sancto Barbato, di San Severino che nel testamento disponendo della sua sepoltura sceglieva il Santuario di Montevergine , così un congiunto sarebbe stato seppellito in una casa filiale e un altro nella Casa madre della stessa congregazione.
Siamo dinanzi a disposizioni testamentarie quasi coeve: 1462 è la data di morte di Giulio, 1527 è quella del testamento di don Francesco.
Sono stati questi i motivi che ci hanno sollecitato a verificare l’ipotesi nella speranza di veder alfine diradarsi le tenebre che circondano le origini del convento francescano.
Dal n°4840 del Regesto delle pergamene dell’Abbazia di Montevergine apprendiamo che, in data 12 maggio 1538 «Antonio Pandella, vescovo di Lesina e abate “seu abbatis locum tenens” di tutta la Congregazione di Montevergine, essendo vacante il priorato e la casa priorale del casale di Saba, nelle pertinenze della terra di San Severino sotto il titolo della SS. Trinità, per la morte di fra Luigi Pettigrini da San Severino…essendo stato presentato fra Pomponio de Petronio da San Severino, monaco di Montevergine…col consenso dell’egregio notaio G. Berardino Simeone…e da altri, che avevano il diritto di presentare il priore di quella casa, egli credendolo idoneo a quell’ufficio, accondiscende alle preghiere e lo conferma priore con tutti i poteri inerenti alla carica».
In verità, se vivo è il ricordo dei Verginiani a Penta, frazione del comune di Fisciano, dove l’antico monastero ancor oggi si erge maestoso e testimonia eloquentemente del glorioso passato, non altrettanto può dirsi della casa priorale di Sava, di questa non è rimasta me moria alcuna, a tal punto che riesce impossibile persino stabilirne il sito.
Che cosa di essa conosciamo?
Offriamo agli studiosi il frutto delle ricerche condotte nell’archivio della Real Casa dell’Annunziata in Napoli, della quale la Congregazione di Montevergine dipese dal 1515 al 1588 .
Dagli atti dei capitoli e delle visite generali, conservati in questo archivio, la casa priorale di Sava risulta già attiva dal 1517, anno in cui è priore fra Mauro de Gayano da San Severino.

Anzi da due documenti conservati nell’Archivio di Stato di Napoli, la casa risulta ancora aperta il 17 novembre 1676, giorno in cui il «substitus P. Antonius Campanilis, terrae S Severini monachus Ordinis S. Mariae Montis Virginia, ad praesens, commorans in monasterio SS.mae Trinitatis eiusdem Ordinis in Casali Saba eiusdem terrae» concede la procura per il sale.
In pari data gli Eletti di Sava sottoscrivono una dichiarazione in cui «si fa fede…come in detto Casale ab antiquo vi è stata una grancia Benedettina di Monte Vergine anni sono per bolla pontificia fu soppressa et pertanto ad esso fu data supplica nella facta Congregatione è rimasta servita porvila in piedi conforme prima e si attende il culto divino».
Questa dichiarazione è sottoscritta dagli Eletti di Sava Domenico de Gayano e Nicola Ferraro, nonché da quattro testimoni e da un altro.
Ambedue i documenti sono rogati dal notaio Carmine Matteo Landoli di Sava.
Gli atti di visita notano costantemente l’esiguità delle risorse economiche e lodano i priori per la buona volontà che dimostrano nell’affrontare le spese necessarie per il decoro della chiesa.
Essa era abitata dal solo priore tranne qualche anno in cui risulta presente anche un diacono.

Può la suddetta Casa Verginiana identificarsi con il Convento Francescano della SS. Trinità di Baronissi?

o Le due case nei documento coevi, sono costantemente indicate con nomi differenti: la casa verginiana è chiamata “lo priorato di Sava”, o significativamente la ”Ternetatella de Sava”, la Trinitatella de Sava”, “La Trinitatella de detto casale de Saba”.

o Il convento francescano invece è sempre denominato “monasterium Trinitatis de Monticello”, oppure “ Conventus S. Trinitatis de Monticello”, o più semplicemente “Trinitas de Monticello”.

Ma in questi documenti il convento è seguito dalle determinazioni “de Casali Sabe”, “de casali Saragnani” o “de casali Baronissi”.
Nel rogare in data 5 gennaio 1561 il testamento di Laurenzia Simeone, “uxor Iacobi Campanini de Casali Sabe”, il notaio Cesare Alfieri, accennando al nostro convento scrive: «Item legavit…cadaver seppelliri, si mori contingerit, in Venerabili monasterio Trinitatis de lo Monticello prope dictum Casalem Sabe».
In un’inchiesta svolta a Sava dal P. Girolamo de Palmerio, priore del Monastero virginiano di Piazza del Galdo, per ordine del Vicario di Montevergine, viene espressamente indicato che i testimoni sono interrogati in tre località: «n venerabili ecclesia Sanctae Agnetis Casali Sabe», in venerabili ecclesia Sante Trinitatis Monticellj in «Casali Save, Casali Terre S. Severini et proprie intus monasterium Trinitatelle ordinis Montis Verginis».
Si pensa che soprattutto quest’ultima circostanza debba far considerare come del tutto improbabile l’0iudentiutàò delle due case.
Dai documenti citati e dalle fonti storiche analizzate dal P. A. Pergamo, sembra irrefutabile che non solo il nome ma l’importanza delle due case è completamente diversa.
La casa verginiana di Saba, è abilitata dal solo priore e per alcuni anni da un altri confratello, il convento di Baronissi invece risulta abitato da una comunità numerosa.
Leggiamo, è per esempio nel testamento di Vincenzo De Mari, del casale di Baronissi, rogato dal notaio Salvatore Maniscalco di Saragnano in data 13 dicembre 1528, che il testante, dopo aver chiesto «lo habito de Santo Francesco» e disposto per la sua sepoltura nella chiesa della SS. Trinità di Monticello «nella quale dovrà erigersi una cappella con la somma di ducati duodecimi de carlenis, che egli mette a disposizione», ordina che si celebrino una quarantina di messe per guardianum et fratres S. Trinitatis de Monticello in suffragio della sua anima e un’altra “menza quarantina” in suffragio dei suoi genitori.
In un atto di composizione tra gli eredi di Giovanni Longo, del Casale di Saragnano, e il convento rogato dallo stesi notaio in data 13 gennaio 1529 abbiamo l’elenco dei frati che compongono la comunità i quali come si legge nel rogito, sono presenti nel refettorio conventuali richiamati dal suono della campanella, sono undici frati.
Risulta dalle Cronache di fra Marco da Lisbona e dagli Annales Minorum di fra Luca Wadding che il convento della SS. Trinità di Baronissi già esisteva nel 1495, anzi come ha acutamente dimostrato il suddetto P. A. Pergamo, nel 1451 e la chiesa conventuale almeno nella parte absidale, aveva già l’attuale struttura.
C’è l’attesta il seguente rogito sollecitato dal giureconsulto Giacomo de Gayano sei anni prima di morire, un documento che merita di essere riportato essendo l’atto legale più antico che attualmente si conosca sulla chiesa conventuale di Baronissi:

«Conventio inter magnificum dominum Iacobum de Gayano et fratres ex una et dominum Ethorem et Alexandrum de Gayano ex altera.
Die quinta mensis septembris Xae indictionis 1506, apud Forum Sancti Sanseverini.
Nos Confortus, de Vivo de Sancto Sanseverino et ipsius terrae annalis literatus iudex, Ambrosius De Vivo etc. et testes subscripti, vide licet Io.
Iacobus de Vivo de Tramonto, dominus Bartholomeus Maniscalcus, Carolus Dopnadedus (?).
Coram nobis personal iter constitutis magnificis domino Iacoboabate Carolo (?) Cicheo (Cicho) et Io, Ferrando de Gayano, agenti bus pro seipsis et corum heredibus et successori bus, ex una parte; et magnificis domino Ethore et domino Alexandro de Gayano, agenti bus pro seipsis et corum heredibus et successori bus, ex parte altera.
Dieti vero dominus Ethor et dominus Alexander sponte coram nobis asseruerunt habere, tenere et possidere quamdam cappellam inceptam in capite navis sinistre venerabilis ecclesie et iuxta cortilium ipsius ecclesie et iuxta alia bona ipsius ecclesie francam etc.
Quam quidem cappellam ut supra sitam et positam affectantes Ipsi dominus Ethor et dominus Alexander in communionem ponere cum supradictis domino Iacobo et fratribus ea de re sponte sicut cis placuit precibus dictorum domini Iacobi et fratrum et ex gratia et equitate supradicti dominus Ethor et Alexander coram nobis ex nunc in antea et in perpetuum agregayerunt et posuerunt supradictus dominum Iacobum et fratrem Cichum, abatem Carolum et Ioannem Ferdinandum presentes pro seipsis et corum heredibus et successori bus tantum ex corum corporibus descendentibus in partem, agregationem et unionem et comunionem in dicta cappella ea vide licet racione etc.
Quod dicta cappella sit et esse debeat ex nunc in antea et in perpetuum pro communi et indiviso inter ipsas partes ut supra stipulantes vide licet inter dictum dominum Ethorem et dominum Alexandrum et corum heredes et successore set prefatos dominum Iacobum abatem Carolum, fratrem Cichum et Io. Ferantem et corum heredes et successores dumtaxat cum infrascriptis pactis et convectionibus, videlicet quod dicti dominus Iacobus et fraters et eorum herdes teneantur et debeant complere, facere et edificare dictam cappellam de fabrica (illegibile) corum sumptibus …et expensis, pacto etiam expresso et sollemniter stipulato quod in dicta cappella si possano fare due cantari uno più sumptuoso de l’atro in lo quale cantaro più sumptuoso si possano e debiano ponere et seppellire cavalieri de speruni et de sciencia tantum et in lo altro si debiano seppellire li altri di detta casa […] quae omina partes ipse promiserunt habere rata etc. non contravenire etc.
Pro quibus omnibus observandis dicte partes una super altera etc., obligaverunt se etc., ad penam unciarum quinquaginta etc. renuntiavernt etc. Fiant sollemnitates»[…..]

Si consiglia la consultazione:

• Avino L., L’arte nel convento SS. Trinita dell’antico Stato di Sanseverino, Mercato S. Severino 1971
• Cosimato D., Il Convento della SS. Trinita di Baronissi, Acerra 1969, Estr. da La rassegna storica dei comuni
• Nappo C., Il convento francescano della SS.Trinita di Baronissi deriva dalla omonima casa verginiana di Sava? Salerno 1967 Estr. da: Rassegna Storica Salernitana
• Cosimato D., Documenti per la storia del Convento della SS. Trinita in Monticello, Baronissi, 1963
• Esposito S., La Tavola di Teodoro D’Errico nel Convento della SS. Trinità di Baronissi (SA) “Vero e proprio lavoro di incorniciatura dipinta”, Atti del Convegno Diagnosis for the Valorization and Conservation of Cultural Heritage, Napoli 2011

A cura di Stefano Esposito

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