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Il Consiglio comunale ed il pasticcio contabile del rendiconto

Il Consiglio comunale ed il pasticcio contabile del rendiconto

Il Consiglio comunale ed il pasticcio contabile del rendiconto. «Un pasticcio che ha mandato in tilt la maggioranza di governo per il quale abbiamo abbandonato l’aula per non essere corresponsabili di un atto illegittimo». Così il consigliere Giovanni Landi, in una nota inviata alla stampa, pone l’attenzione sull’ennesimo corto circuito amministrativo politico commesso dal Sindaco di Baronissi e dalla sua maggioranza

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Così in una nota inviata alla stampa il consigliere comunale Giovanni Landi pone in evidenza l’ennesimo corto circuito amministrativo e politico commesso dal Sindaco di Baronissi e dalla sua maggioranza. Andato in scena nel consiglio comunale dell’altra sera al momento dell’approvazione della riclassificazione dello stato patrimoniale dell’ente.

Un atto portato in Consiglio insieme al rendiconto di gestione 2016 ma che, invece, andava approvato prima così come scrivono i Revisori dei Conti a pag.5 della loro Relazione: «…alla proposta di rendiconto sono allegati l’inventario e lo stato patrimoniale al 1 gennaio 2016 di avvio della nuova contabilità, riclassificati e rivalutati, (…) con un prospetto di raccordo tra vecchia e nuova classificazione per l’approvazione da parte del Consiglio prima dell’approvazione del rendiconto».

È una materia tecnica che si può riassumere in due esempi molto semplici.

Se il Comune è possessore di un’auto acquistata anni fa per un valore di 10mila euro, quel valore va riclassificato secondo indici e parametri attuali definiti dalla legge.

Ancora: se il Comune possiede un’opera d’arte che 10 anni fa valeva 5mila euro ed oggi ne vale 25mila in base alla riclassificazione questo valore va a confluire nel rendiconto.

La riclassificazione andava approvata prima del rendiconto perché lo dice la norma (il D.Lgs. 118/2011) e perché potesse essere oggetto di analisi e verifica.

Il pasticcio di atti portato in Consiglio l’altra sera, invece, è figlio di un atteggiamento improvvisato ed arrogante di una maggioranza che non sa neanche studiare e prepararsi prima di sedersi in aula consiliare davanti ai cittadini.

Ecco perché, dopo aver chiesto al Segretario Generale di certificare la legittimità dell’atto che si stava per approvare – richiesta elusa con scuse e dichiarazioni fuori da ogni crisma giuridico – la minoranza presente in aula (composta dal sottoscritto e da Alfonso Farina, Sabatino Ingino, Antonio Ladalardo ed Antonio Siniscalco) si è alzata ed ha abbandonato la seduta.

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