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Cisl di Salerno: “Allarme rosso” nei cantieri salernitani.

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Cisl di Salerno: “Allarme rosso” nei cantieri salernitani.

A tenere banco in questi giorni nell’hinterland salernitano i numerosi casi di morti bianche. Ad intervenire sull’argomento il segretario generale della Cisl Salerno: “ormai è allarme rosso sulla situazione della sicurezza sui luoghi di lavoro in provincia ed è quanto mai urgente un incontro con il Prefetto. Si muore troppo nei cantieri. Tre morti in 8 giorni credo che possano bastare a fermare questo fenomeno agghiacciante”. Appena avuta notizia della morte dell’operaio di Calvizzano in una nota azienda di Fisciano, questo è stato il primo commento di Giovanni Giudice, segretario generale della Cisl di Salerno.

“Nel giro di 8 giorni questo è stato il terzo incidente mortale in un’azienda salernitana- ha continuato Giudice, riferendosi all’operaio 22enne morto mentre installava dei pannelli fotovoltaici in un capannone industriale di Fisciano. “Ora è necessario trovarsi attorno ad un tavolo con il prefetto di Salerno, Gerarda Maria Pantalone, e fare il punto della situazione. Purtroppo negli ultimi mesi stiamo assistendo all’aumento degli incidenti in tutti i cantieri ed al peggioramento delle condizioni di lavoro – ha proseguito Giudice -. “Probabilmente a causa della crisi economica spesso le ditte, pur di contenere i costi, risparmiano sulle spese e quelle per la sicurezza sono tra le prime voci a venire tagliate. L’aziende salernitane che commissionano questi lavori dovrebbero innanzitutto accertarsi con quali società vanno a stringere un accordo. C’è da dire poi che i controlli sono diminuiti, anche sulla base delle indicazioni arrivate direttamente dal Governo precedente. La somma di tutti questi fattori si è tradotta in un dato molto allarmante. Tutti devono sentirsi responsabili di questi tre incidenti. Dobbiamo agire affinché queste disgrazie non si verifichino più. Basta affermare ‘questo non compete a me’ oppure ‘non è previsto dalla legge’ od ancora ‘loro non hanno fatto abbastanza’. Si gioca con la vita dei lavoratori, con la vita di padri di famiglia e questo è inaccettabile. Serve una responsabilità collettiva. Indipendentemente dalle responsabilità del caso ancora si continua a ‘morire di lavoro’ e questo resta intollerabile”, ha concluso Giovanni Giudice.