Baronissi, al museo Frac una mostra di Enzo Cursaro



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Sarà il salernitano Enzo Cursaro il protagonista della mostra intitolata “La trama e i segni” che sarà inaugurata sabato prossimo al museo Frac di Baronissi ed avente l’obiettivo di ripercorrere le tappe più importanti della vita dell’artista

Sarà inaugurata sabato 23 giugno, alle ore 19:00 circa presso la sede del museo Frac del Comune di Baronissi, la mostra antologica di Enzo Cursaro intitolata “La trama e i segni” che permetterà di ammirare l’esposizione di oltre trenta grandi dipinti realizzati dall’artista tra la fine degli anni ottanta e i nostri giorni. L’evento, presentato in catalogo da Massimo Bignardi, si basa su tre decenni di esperienze che hanno visto l’artista, dapprima attento al segno, poi al colore evidenziato da una cifra espressiva, ai neri, intensi, notturni solcati da segni minimalisti e acaici, fino alle opere degli ultimi anni nella quali torna il mito, l’intreccio, la trama di segni attinti alla sfera antropologica.

“La ricerca, lo studio e la promozione di quanto è accaduto negli ultimi cinque decenni e accade oggi nel campo delle arti visive nella nostra provincia e nella nostra regione”scrive il Sindaco di Baronissi Gianfranco Valiante nella premessa al catalogo – “è la cifra, come ho avuto modo di ricordarlo in più occasioni, che contraddistingue l’attività del Fondo Regionale d’Arte Contemporanea di Baronissi, facendola una realtà culturale che da tempo si è affermata sulla scena dell’arte nazionale. In tale registro si iscrive oggi la mostra dedicata all’opera di Enzo Cursaro, un artista originario della Valle del Sele e che, per oltre due decenni, ha vissuto in altre città italiane, per poi tornare a vivere stabilmente nella sua Paestum. In mostra, secondo il percorso espositivo tracciato dal direttore del FRaC, il prof. Massimo Bignardi, le opere che documentano trent’anni di pittura; dai grandi dipinti che datano i primissimi anni novanta ai recenti, in parte già esposti da Cursaro nelle mostre personali tenute al Palazzo Ducale di Mantova, poi a Palazzo Agostinelli di Bassano del Grappa, a Salerno nei primi del Duemila e, lo scorso, a Paestum”.

“Sin dai lavori eseguiti nei primi anni ottanta, quando l’ho conosciuto” – rileva invece Bignardi – “Cursaro ha esibito un segno che scava in profondità, nella materia del colore, al suo interno, fino ad assorbire, è quanto osservavo in quegli anni, le irregolarità e la porosità del fondo, della trama della tela che l’artista avvertiva come muro, un effettivo campo d’esistenza. Pratica che oggi trova un ulteriore riscontro anche se il segno ha acquisito una cifra calligrafica: il gesto rapido emotivamente espressionista delle opere precedenti, ha ceduto ad una sorta di regolarità. Nella prospettiva operativa dell’intervento sulla parete della fabbrica Ciro nel Parco Archeologico di Paestum nel 2016, per fare un esempio rispetto ad opere recenti, ha fatto presa, a danno di quel lirismo che gli è proprio, la memoria di un ordine formale giocato tra il ricordo del museo e le gerarchie di barattoli di conserve di pomodoro allineate negli scaffali del deposito. Attesta, cioè, forte la convinzione che il continuo fluire delle immagini nella mente (la ‘durata’ per Bergson) sia stato per Cursaro il movimento emotivo tra presente e memoria. L’idea di un tempo unico, così come in fondo la gestualità propria della sua pittura attesta, si è fatta maggiormente evidente nella lettura a distanza che la fotografia dell’intervento ci offre”.

 

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