L’Archivio di Stato di Salerno e il suo Napoleone



Giù le mani dall’Archivio di Stato di Salerno

Nel 1796, durante la Campagna d’Italia di Napoleone, un’apposita commissione di esperti giunse in Italia con il compito di fare razzia di quanto c’era di meglio nelle chiese, nei musei, nelle pinacoteche.

Ebbene, a un certo punto, lo stesso Napoleone Bonaparte, sia pure con il solo obiettivo di fare dell’Italia “il piedistallo della sua personale potenza”, mise un freno a questa spoliazione.

Per arrestarla, impartì ordini severi, anche di fucilazione, contro le ruberie dei soldati francesi.

Questo pretenzioso excursus storico, per dire che l’Associazione “Memoria in movimento” insieme al Partito della Rifondazione Comunista, Italia Nostra e tante altre realtà del territorio salernitano, proveranno a fare il Napoleone di turno per impedire la scellerata vendita dell’Archivio di Stato.

Si badi bene, non parliamo solo della struttura dell’Archivio ospitato, come si sa, nello splendido palazzo medievale risalente al XIII secolo.

Il riferimento è anche, e soprattutto, ai 100.000 volumi di documenti, alle 1000 pergamene, alla biblioteca ricca di circa 24.000 libri che fregiano l’Archivio di Stato della coccarda di bene di valore inestimabile.

Eppure l’ente Provincia, guidata dal Presidente Canfora, degna erede della commissione spoliatrice di cui sopra, vorrebbe fare qualcosa di simile: impossessarsi dell’Archivio di Stato, con l’aggravante che mentre gli esperti francesi arraffavano le opere pubbliche italiane per portarsele nottetempo in Francia, la Provincia di Salerno metterebbe le mani sull’Archivio unicamente per venderselo e fare, così, cassa.

Una volontà che sembra irremovibile, quella del Presidente Canfora.

“Peccato – sottolinea con rammarico il prof. Alfonso Gambardella unitamente ad Angelo Orientale – che questa (volontà, ndr) non la applichi per far funzionare al meglio l’ente che dovrebbe dirigere e che non riesce ad assolvere i compiti istituzionali come la rete viaria, la sicurezza e la messa a norma degli edifici scolastici.”

Manforte all’Associazione “Memoria in movimento” la dà, come dicevamo, la Federazione provinciale di Salerno di Rifondazione Comunista, che in una nota del 28 settembre, spiega

“Se davvero vogliono salvare l’Archivio di Stato, possono farlo subito. Basta ricominciare a erogare alle province i fondi che in questi anni gli hanno sottratto. Basta intraprendere il procedimento parlamentare per l’abrogazione della c.d. Legge Del Rio. Basta, infine, indirizzare i fondi invece che alle forniture militari e al salvataggio delle banche gestite dalle lobby di potere, alla cultura, per rafforzare le nervature degli Archivi di Stato e per incrementare le opportunità di lavoro sempre latenti nella nostra Provincia.”

In conclusione, prima di procedere alla vendita dell’Archivio di Stato di Salerno, è bene che il Presidente Canfora lo sappia: il suo Napoleone lo troverà nell’Associazione “Memoria in movimento”, nel Partito della Rifondazione Comunista, in Italia Nostra e in tutti i cittadini che faranno le barricate per impedire la vendita di uno dei simboli del nostro patrimonio culturale.

E questa battaglia, qualora il Presidente si ostinasse a condurla, potrebbe significare la sua Austerlitz.

 

 

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