Settimana gratis del museo: cosa visitare in Campania

settimana gratis del museo

Nella settimana gratis del museo molti i siti archeologici e musei salernitani che aderiscono all’iniziativa del Ministro dei Beni e Attività culturali Alberto Benisoli

Lo scorso 9 gennaio il Ministro dei Beni e Attività culturali ha introdotto la manifestazione delle sei giornate ad ingresso gratuito durante la #SettimanaDeiMusei in Campania.

Molti i siti culturali dell’intera Campania aderiscono all’iniziativa tra cui Salerno compare vicino i grandi nomi dei Musei napoletani, offrendo siti di interesse di elevata importanza storica e culturale.

Visitabili nell’intera settimana gratuita, e non solo più la prima domenica del mese, varie architetture e musei.

LA CERTOSA DI SAN LORENZO 

Il cuore del Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano, a Padula, ospitano La Certosa di San Lorenzo il più grande complesso monastico dell’Italia Meridionale; nonché uno dei più interessanti in Europa per magnificenza architettonica e copiosità di tesori artistici. Il silenzio, un assordante silenzio, nell’ammirazione delle mura che custodiscono l’arte, i segreti e il fascino di questo luogo.

La Certosa di San Lorenzo risale al 1306 quando Tommaso Sanseverino decise di fare un dono ai frati Certosini allo scopo di ottenere le simpatie degli Angioni, i quali avevano uno stretto legame con i monaci dell’ordine. I lavori non ebbero breve durata, infatti terminarono solo nel 1723 e lo si riscontra dai diversi stili presenti nell’architettura e nella pittura della struttura. La parte principale della Certosa è in stile barocca ed occupa una superficie di 51.500 m2 sulla quale sono edificate oltre 320 stanze. Le celle si affacciano tutte sul Chiostro Grande, il più grande del mondo, progettato da Cosimo Fanzago  e realizzato tra il XVII e XVIII secolo. Il chiostro di forma quadrata è costellato da 84 colonne in stile dorico sulle quali poggiano le arcate. Al centro del chiostro dà mostra di sé una stupenda fontana contornata da grandi finestre della costruzione che si affacciano sulle colline e sull’abitato di Padula.

La gloria ed i fasti della Certosa durarono fino al 1806 quando Giuseppe Bonaparte dispose la soppressione degli ordini religiosi e trafugò dalla certosa tutto il suo patrimonio enciclopedico e artistico. Soppresso definitivamente nel 1866, il monastero divenne un campo di concentramento durante la seconda guerra mondiale.

Nel 1982 l’architettura salernitana è stata affidata alla Soprintendenza dei Beni Ambientali, Artistici, Architettonici e Storici di Salerno che ne ha curato la rinascita.

Dal 1998 l’UNESCO ha inserito l’edificio medievale nella lista del Patrimonio Mondiale dell’Umanità.

MUSEO ARCHEOLOGICO NAZIONALE DI EBOLI E DELLA MEDIA VALLE DEL SELE

Il complesso monumentale della Valle del Sele del XIII secolo, ampiamente ristrutturato durante il XVI secolo, si contraddistingue per due sezioni: la prima parte raccoglie le più antiche testimonianze del territorio ebolitano dal Neolitico all’età di Bronzo. La seconda sezione mostra l’esposizione dei ricchi corredi funerari, a partire dall’età del ferro testimoniando una continuità di occupazione dell’insediamento di Eboli fino all’età romana, quando la provincia salernitana assunse lo statuto di municipium. 

MUSEO ARCHEOLOGICO NAZIONALE DI PONTECAGNANO 

Il Museo archeologico nazionale di Pontecagnano è dedicato e intitolato agli “Etruschi di Frontiera” e conserva i reperti provenienti dal centro villanoviano ed etrusco- campano di Pontecagnano. Un patrimonio di inestimabile valore il cui nucleo è rappresentato dai reperti provenienti dalle oltre 9000 sepolture scavate nelle necropoli dell’area negli ultimi cinquant’anni.  

Il Museo propone al visitatore momenti di approfondimento sulla città e sullo sviluppo urbano. Nel percorso espositivo, risulta rilevante la sezione dedicata alle aristocrazie del periodo Orientalizzante (fine VIII – fine VII sec. a.C.), alle quali sono riferibili alcune sepolture che, per la composizione e la qualità del corredo funerario, sono state definite ‘principesche’.

PARCO ARCHEOLOGICO DI ELEA-VELIA

L’antica città Elea, deriva il suo nome dalla antica città di Hyele fondata nel 540 a.C, da un gruppo di esuli provenienti dalla città greca di Focea, oggi nell’attuale Turchia. La città nota per le figure di Parmenide e Zenone raggiunge un periodo di grande sviluppo durante l’età ellenistica e in parte in età romana, quando il nome viene cambiato in Velia.

Il percorso di visita si caratterizza da un vialetto di ingresso che costeggia la cinta muraria  lunga 5 km., costruita già nel VI sec a.C.. L’accesso vero e proprio alla città avviene attraverso Porta Marina Sud  protetta da una torre quadrangolare; percorrendo la maestosa porta sulla destra è possibile osservare un edificio pubblico, risalente all’età augustea, variamente interpretato come palestra o scuola medica. L’isolato a sinistra della Porta ha, invece, un carattere abitativo e commerciale.

All’interno del sito è possibile ammirare le Terme Adrianee (II sec. d.C.)  dove sono visibili vari ambienti del calidarium e la sala del frigidarium, decorata da uno splendido mosaico con tessere in bianco e nere che raffigurano animali e mostri marini.

L’ agorà, recentemente interpretata come un santuario dedicato ad Asclepio, è circondata sui tre lati da un porticato e decorato all’ingresso con una fontana.

Salendo verso l’Acropoli si apre all’orizzonte la vecchia città di Elia, in cui sono visibili le vecchie abitazioni e le parziali conservazioni di un teatro e un tempio, costrutti di età romana. 

Gli edifici dell’acropoli sono stati danneggiati, di questo periodo si conservano la Torre Angioina e due chiese: la Cappella Palatina e la chiesa di Santa Maria.

PARCO ARCHEOLOGICO DI PAESTUM

 

I tre templi di Paestum, costruiti tra il IV e V secolo a.C., sono insieme a quelli di Atene e Agrigento gli edifici templari meglio conservati dell’età classica. La costruzione dei templi cominciò pochi decenni dopo la fondazione della città di Paestum, in origine chiamata Poiseidonia, intorno al 600 a.C..

I templi sorgono nella parte centrale della città, probabilmente tra i templi si estendeva il mercato cioè la piazza principale dove si tenevano le assemblee dei cittadini e si venerava la tomba del mitico fondatore di Paestum.

Nella seconda metà del V secolo la città fu conquistata dalle genti italiche diverse sia per la cultura che per la lingua greca, ma non mancarono elementi di continuità come per esempio il permanere della funzione dei templi.

Nel 273 a.C. avviene un nuovo cambiamento: l’istallazione di una colonia latina, in seguito all’espansione romana; Paestum diventa una delle tante città dell’impero di Roma.

Dal 1998 il Sito archeologico di Paestum è patrimonio UNESCO.