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Salerno, viva dopo tre interventi e sedici trasfusioni: operazione d’eccellenza al Ruggi

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Salerno, viva dopo tre interventi e sedici trasfusioni: operazione d’eccellenza al Ruggi

Intervento d’eccellenza all’ospedale di Salerno, grazie all’impegno dei medici Mario Polichetti e Raffaele Petta. Una donna è rimasta in vita dopo tre interventi e sedici trasfusioni di sangue nello stesso giorno

Viva dopo tre interventi chirurgici e 16 trasfusioni di sangue nello stesso giorno. Intervento d’eccellenza all’ospedale di Salerno grazie all’impegno dei medici Mario Polichetti e Raffaele Petta che, insieme ai rispettivi collaboratori, hanno realizzato il sogno di Lucia Giusti: diventare mamma per la terza volta.

Il Dott. Polichetti, in qualità di sindacalista della Fials Medici, lancia un appello:

La vicenda di Lucia ci insegna che l’eccellenza nella sanità salernitana è realtà. Questo patrimonio va tutelato con investimenti importanti, perché altrimenti non si può fare solo affidamento sul valore del personale medico. Servono tecnologie all’avanguardia per tenere in piedi questo reparto al “Ruggi”. Dunque, sarei anche favorevole all’interessamento dei privati in questo settore pur lasciando sempre la preponderanza alla parte pubblica. E dobbiamo essere anche pronti, qualora si ravvisi la possibilità di non garantire certi standard, di aprire ai privati. Bisogna essere pronti a valutare partnership private”.

“Da sindacalista mi batterò nei prossimi giorni anche come esponente della Fials negli Enti locali per il riconoscimento di queste strutture così importanti come quello delle “Gravidanze a Rischio” dell’ospedale di Salerno che dà lustro in Italia e all’estero all’azienda universitaria ospedaliera “Ruggi” come emerge della cronache“.

Il racconto di Lucia

Quando appresi di essere nuovamente incinta, provai una gioia grandissima. Potevo dare una sorellina a Fulvio e a Martina e un altro figlio al mio adorato marito Tommaso. La gravidanza procedeva serenamente, gli esami andavano bene come anche le ecografie, compresa quella morfologica. Al settimo mese inoltrato la doccia fredda. Da un consulto con un altro ginecologo mi fu diagnosticata una placenta previa centrale. Mi fu consigliato di rivolgermi al Reparto di “Gravidanza a rischio” diretta dal professore Petta a Salerno. Al primo incontro il professore mi fece osservare che era un po’ tardi per inquadrare perfettamente tale patologia. 

Comunque, nonostante ciò, mi fece fare una risonanza magnetica per vedere se la placenta infiltrava l’utero, sottolineando però che la Risonanza non dava la certezza diagnostica. Mi fu spiegato chiaramente che, avendo avuto due tagli cesarei e poiché la placenta era bassa, vi era un 50% di probabilità che la placenta fosse accreta, cioè abnormemente aderente all’utero con il rischio di gravissime emorragie che potevano portare alla necessità di dover asportare l’utero e nel 7-10% dei casi addirittura a morte. Fui invitata ad inviare almeno tre donatori di sangue perché poteva essere necessaria una trasfusione. La risonanza fu tranquillizzante ma mi fu ribadito che comunque non dava la certezza. Poi venne il fatidico giorno dell’intervento, il 22 ottobre. Immagnate con quale stato d’animo entrai in sala operatoria. Alle 9.15 nacque Alessia, una splendida bimba del peso di circa 2 chili. Non la potetti vedere subito perché ero addormentata e mi sono svegliata solo il giorno dopo. Ma mi è stato raccontato tutto dai miei familiari e amici che hanno vissuto quei terribili momenti in cui hanno rischiato di perdermi. Il primo intervento andò bene, ma nella sala risveglio si verificò una improvvisa imponente emorragia per cui fui subito riportata in sala operatoria per un secondo intervento, ultimato il quale fui trasferita in Rianimazione. Però dopo qualche ora si verificò una nuova emorragia e non era chiara la fonte. Furono allertati i medici Petta e Polichetti che da casa prontamente accorsero al mio capezzale. Mi furono fatti diversi accertamenti per capire da dove continuavo a perdere sangue. Ormai ero quasi in fin di vita e continuavo a perdere sangue, per cui Petta e Polichetti presero la difficile decisione di giocare il tutto per tutto e di portarmi di nuovo in sala operatoria per cercare di salvarmi la vita. Ormai non avevo più sangue mio e mi fecero 16 trasfusioni. L’intervento, il terzo, andò bene. Trasferita di nuovo in Rianimazione, il giorno dopo sono uscita dall’incubo e se posso abbracciare i miei figli e mio marito e se vi posso raccontare la mia storia lo devo in primis ai medici Petta, Polichetti, all’anestesista Fidelia Ferrara, che non mi ha lasciato un minuto e mi ha seguito e protetto come una mamma, e a tutto il fantastico personale medico e paramedico del reparto di “Gravidanza a Rischio, di Ostetricia e  Ginecologia” e della Rianimazione del “Ruggi” di Salerno”.