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Salerno e l’Università: parenti alla lontana

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Salerno e l’Università: parenti alla lontana

Articolo a cura di Antonio Santoro, Rappresentante CNSU (Consiglio Nazionale degli Studenti Universitari)

Negli anni ottanta l’Università di Salerno trova casa nel campus di Fisciano. Indubbiamente un duro colpo per la città di Salerno, spogliata nel suo nucleo urbano di una di quelle funzioni che permettono, forse più di tutte le altre, di avere un tessuto sociale culturalmente dinamico e vivace: l’Università, intesa come la presenza e l’interazione di studenti e di intelligenze provenienti da realtà diversissime, è un elemento che dà vitalità ed apertura mentale ai cittadini e da cui parte il ricambio generazionale delle classi dirigenti. Lo sapeva bene Alfonso Menna, storico sindaco di Salerno, che all’epoca della scelta di collocare l’Università di Salerno nella valle dell’Irno si oppose con forte determinazione.

Tuttavia, oggi appare inutile e probabilmente sbagliato mettere in discussione una scelta che ha comunque permesso alla nostra Università di avere delle strutture straordinarie (in alcuni casi, uniche in Italia) e di ottenere ottimi risultati nei campi della ricerca e della formazione. Ciò che si dovrebbe osservare è piuttosto la capacità della città di superare i limiti dell’avere la propria sede universitaria a qualche chilometro di distanza e di trovare un modo per sfruttarne le potenzialità, a detta di molti enormi. Il bilancio non sembra affatto positivo.

Mentre in Europa ed in molte realtà italiane si è arrivati ad una definizione ed attuazione abbastanza chiara e soddisfacente del concetto di cittadinanza universitaria, a Salerno città sono in pochi a sapere di cosa si tratti. Azioni, da parte delle varie amministrazioni, per favorire il Diritto allo Studio non ce ne sono praticamente state negli ultimi anni. Così come sono mancati interventi per favorire la residenzialità universitaria o, quanto meno, per realizzare un efficiente sistema di trasporti pubblici.

In città non esistono spazi pubblici in cui gli studenti possano studiare, incontrarsi, riconoscersi: è perfino difficile ricordare qualche iniziativa o progetto degni di nota nati da una collaborazione tra Università e Comune di Salerno. Quei pochi studenti non salernitani che vivono in città sono gli stranieri in Erasmus, spesso sistemati in abitazioni fatiscenti e che difficilmente dopo il loro soggiorno di studio torneranno mai più a Salerno. Chi non conosce e visita la nostra città durante la settimana ha serie difficoltà a credere che abbiamo un’Università con più di 40.000 iscritti. Molti studenti, su Facebook, dicono di frequentare l’Università di Fisciano.

Il risultato è che città e campus sono due parenti alla lontana, che a volte hanno l’obbligo di incontrarsi. Siamo in ritardo. Terribilmente in ritardo. E il quadro è ancora più triste se si considera che anche dal punto di vista lavorativo, nei settori ad elevata competenza, il flusso dei giovani è sempre in uscita e difficilmente in entrata. Di certo, le sorti di una media città del Mezzogiorno sono interconnesse alla congiuntura nazionale ed internazionale. Ma è pur vero che si doveva e si deve fare di più. I meriti e gli sforzi dell’Università non bastano. Occorre che il territorio e le sue Istituzioni percepiscano l’Università degli Studi di Salerno come una vera risorsa, e capiscano che la vasta area metropolitana che si sviluppa a cavallo tra le due province avrà un futuro di crescita solo se investe sui suoi giovani e sugli studenti della sua Università. La città di Salerno ha il dovere di capitanare questo processo, altrimenti è destinata a rimanere la città assente.

Gli slogan e i proclami non bastano più. Salerno diventa quello che si promette da anni solo se si ricorda di avere un’Università ogni giorno. La possibilità è realizzare una città della cultura, realmente europea e che per vocazione possa guardare al bacino del Mediterraneo come punto di riferimento. Una realtà che non viva uno scontro inutile quanto stupido con Napoli,ma che si senta parte di un Mezzogiorno che ha bisogno di riscatto. L’amministrazione comunale e l’opinione pubblica salernitana dovrebbero riflettere. Il prossimo Rettore e la comunità universitaria non dovranno far mancare il loro contributo.