Salerno, Coldiretti: si a piano di contenimento cinghiali



cinghiali, sant'eustachio
Foto da Pixabay

Coldiretti dice basta ai cinghiali e annuncia un pacchetto di misure a conclusione di una manifestazione di protesta in Piazza Montecitorio. La provincia di Salerno è la più colpita dall’emergenza

Un piano straordinario per garantire la sicurezza nelle città e nelle campagne dove i cinghiali causano ogni anno danni stimati in almeno 200 milioni alle colture, con rischi per la salute provocati dalla diffusione di malattie e soprattutto incidenti stradali in forte aumento. Coldiretti dice “basta” ai cinghiali e annuncia un pacchetto di misure a conclusione di un’imponente manifestazione di protesta promossa in Piazza Montecitorio a Roma, alla presenza di migliaia di agricoltori provenienti da tutta Italia.

La provincia di Salerno è tra le più colpite dall’emergenza cinghiali. Ogni anno campi e alberi da frutto vengono completamente devastati dalla furia di animali selvatici. Nelle montagne e nelle campagne dell’entroterra, soprattutto del Parco nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, si aggira un numero ormai indefinito di cinghiali, che devastano le campagne e si spingono fino ai centri abitati in cerca di cibo provocando in molti casi incidenti.

Clamoroso il caso di un agricoltore azzannato da un cinghiale nei Picentini mentre si trovava nel suo castagneto: venne sbranato da un cinghiale che gli causò sessanta punti di sutura alla gamba sinistra. Gli agricoltori sono ormai esasperati. Coldiretti ha proposto un pacchetto di misure da tradurre in un emendamento alla legge di Bilancio finalizzato a semplificare le norme che consentano alle regioni di mettere a punto piani per il contenimento dei cinghiali e della fauna selvatica.

La norma che assegna la competenza alle Regioni è fondamentale per dare certezze alle imprese agricole e garantire il futuro agli agricoltori. “Servono soluzioni risolutive – ha confermato il presidente di Coldiretti Salerno Vito Busillo – non è neanche più un problema di danni o risarcimenti ma di sicurezza delle persone e di economia dei territori. Si deve andare oltre la caccia per dare risposte strutturali che consentano di ripristinare l’equilibrio ambientale che è stato visibilmente compromesso anche con l’intervento di personale specializzato. L’equilibrio ecologico e ambientale è a rischio: le imprese agricole sono i primi difensori della natura, dei territori dove vivono e lavorano. Avanti così, centinaia di aziende agricole saranno costrette a chiudere lasciando il passo ad ungulati che ormai camminano indisturbati addirittura fin dentro i paesi. Non si può più andare avanti così. Servono risposte urgenti e definitive“.

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