Rabbia e Silenzio di Vincenzo Vavuso, un libro contro la decadenza dell’arte

Il giorno 11 giugno, alle ore 18, a Salerno, presso la Corte di Palazzo Pinto, sarà presentato il libro Rabbia e silenzio, dell’artista salernitano Vincenzo Vavuso

Interverranno: il dott. Matteo Bottone, Assessore al Patrimonio, Cultura e Beni Culturali della Provincia di Salerno; la dott. Barbara Cussino, Dirigente del Settore Musei e Biblioteche della Provincia di Salerno; la prof. Clotilde Baccari Cioffi, responsabile del Parco Storico Sichelgaita.

Relazioneranno l’architetto Giovanni Villani, della Soprintendenza BAP di Salerno e Avellino, e il prof. Angelo Calabrese, prestigioso critico d’arte, che ha anche curato l’editing del libro. Fungerà da voce narrante l’attore regista Giancarlo Guercio, modererà la Dott. Rosa Maria Vitola.

È fresco di stampa e caldo di passione Rabbia e silenzio (Cervino edizioni), dell’artista salernitano Vincenzo Vavuso.  Un libro originale, elegante, spettacolare, provocatorio.

All’esterno, un raffinato involucro cartonato in fondo nero, con titolo e autore nella parte alta, mentre nella parte inferiore emergono schizzi rosso fuoco in leggera sovrimpressione materica, sui quali si stagliano, in linee parallele, due piccole strisce di carta di libro increspate e bruciacchiate ai margini “Pensieri svaniti”.

Si apre l’involucro e appare subito il chiaro del volume, la cui copertina, in fondo bianco, è dominata dall’immagine reale a grandezza naturale e dalla sua proiezione ingrandita di uno scarpone che schiaccia dei libri bruciacchiati e sgualciti poggiati su rami spogli, mentre a terra se ne diffondono le scaglie. In quarta di copertina, la stessa immagine a specchio, con una frase dell’autore culminante in un’accusa di disperata speranza: “Invece di cercare di essere chiari opponiamo oscurantismo al buio fitto”.

Nei due risvolti di copertina, in bianco e nero, particolari di una ragnatela metallosa che imprigiona pagine di libro bruciacchiate.

All’interno, cinquantasei pagine di elevata grammatura e  “formato sorpresa”: il testo scritto si alterna ora con pagine interamente bianche o nere, ora con pagine caratterizzate da tagli e bruciature fatti a mano e diversi volume per volume,  ora con poesie i cui versi sono predisposti in forma danzante, ora con immagini tra lo sfumato e l’emblematico (come punti esclamativi, riquadri in bianco o nero, ritagli di pagine sul modello della copertina), ora con intervalli plastificati.

rabbia e silenzio

Insomma, un libro che non è solo un libro, ma è anche e soprattutto un’opera d’arte, con tutti i crismi dell’opera d’arte: dall’unicità alla lavorazione creativa, dal gusto dell’occhio alle suggestioni nella mente e nel cuore, dalla confezione alla copia numerata.

Questo libro è anche un’opera d’arte che non è solo un’opera d’arte, ma soprattutto un libro, per la forma e, naturalmente, per le idee in esso espresse.

Tali idee meritano un’attenzione speciale, sia perché rappresentano un momento fondamentale dell’evoluzione intellettiva di Vavuso (le cui precedenti opere, erano concentrate sulla ricerca cromomaterica dell’infinito che ci circonda), sia perché si collocano, in posizione di raffinata confezione editoriale , come complementari rispetto al messaggio, più scoperto e immediato, presente nella mostra dallo stesso nome, emblematica del salto di qualità dell’artista, esposta di recente a Salerno e poi a Roma e pronta per altre tappe prestigiose, già in avanzato stato di cantierazione.

Questo libro, ispirato ai dettami dell’arte concettuale e mirante a offrire un messaggio costruttivo attraverso le provocazioni delle forme,  è fondata sulla denuncia dell’attuale degenerazione etica e culturale. Le installazioni sono accomunate, infatti, dalla presenza di pagine di libro o d’interi libri bruciacchiati, calpestati, tagliati, azzannati da solide ragnatele di metallo.

Come si vede, lo stesso spirito enunciato nelle copertine esterne e nelle variazioni interne del libro.

I vuoti di alcune pagine sono pieni di grida non parlate, perché esprimono le forme della devastazione, la denuncia dell’emozione profonda che è generata dalla coscienza di questa decadenza e che a sua volta genera una rabbia sorda e senza parole e un silenzio assordante, nel cui ventre si possa generare la necessità di una reazione costruttiva. Da qui l’alternanza tra bianco e nero, come a dire la possibilità di scelta dell’uomo tra luce e ombra, tra coscienza della coscienza e accettazione dell’incoscienza.

È forte la polemica attraverso le installazioni della Mostra, è fortissima nei segni e nelle parole che emergono dal libro. Sotto tiro la decadenza di un’intera Civiltà dell’Uomo, per di più proprio da parte della Civiltà Sociale che più aveva fatto sperare di realizzarla. Sotto tiro una corrotta politica anti-uomo che, nel curare lo strapotere dell’ambito economico-partitico, sta distruggendo consapevolmente la Cultura e l’Arte, pilastri della Dignità umana.

“Vavuso teme il nero profondo, assorbente, che gli nega i colori – scrive in Rabbia e silenzio il critico Angelo Calabrese, che ha anche curato l’editing del libro – Grida con tutto il fiato della sua sensibile interiorità… ma il bianco è perduto, il nero incalza luttuoso… e allora non resta che mostrare il rogo delle proprie ferite, le ustioni che partono dall’intimo e forano la tristezza  della vita sottratta alla vita”.

È un de profundis tragico, ma non definitivo: se la coscienza della coscienza prevarrà sull’accettazione dell’incoscienza, forse la linea tra il bianco e il nero sarà ancora attraversabile a vantaggio del bianco; ma dipende da noi.

E anche questa è la missione dell’Arte: stravolgere il cuore con la forza dell’emozione e far risorgere la mente attraverso la luce della ragione.

Vavuso se ne fa artefice e, per certi versi, vate. Anche per questo Rabbia e Silenzio non è solo un libro d’arte che si fa toccare e guardare, ma è soprattutto l’arte di un libro che aiuta a capire e ad agire.