Quando Amalfi faceva scuola nel Mediterraneo



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Una delle pagine più belle e avvincenti della storia della provincia di Salerno è senz’altro quella del periodo della Repubblica Marinara di Amalfi

Roma la fondò e qui s’insediò in una villa contesa, alla caduta dell’impero romano, tra Bizantini e Longobardi fino alla cacciata di questi ultimi da parte dello stesso popolo amalfitano che si legò a Costantinopoli assaggiando un primo boccone di libertà. Fu nel corso dell’alto medioevo che, insieme a Genova, Pisa e Venezia (le altre repubbliche marinare) Amalfi s’impose come uno dei più importanti partner commerciali dell’oriente, assorbendo quell’impronta “arabeggiante” che si trova in molti dei suoi edifici più antichi: basti citare la cattedrale di Sant’Andrea e il suo chiostro, esempio massimo di commistione di stili. Animata dai suoi ricchi commercianti nell’XI secolo si dotò di un codice marittimo, le cosiddette tavole amalfitane, che a tutt’oggi rappresentano uno dei più antichi statuti di diritto marittimo nel mondo. Nello stesso periodo iniziarono a sorgere le prime industrie di carta bambagina o charta bambagina, ad oggi simbolo riconosciuto del made in Italy in tutto il mondo, nate dall’osservazione delle cartiere della città araba di El Mambig (sebbene alcuni sostengano che il nome derivi dalla parola greca per il cotone “bambax” e che dunque gli amalfitani abbiano sviluppato da soli il proprio sistema di produzione), quando i “legni” amalfitani solcavano regolarmente le coste del Nord Africa e del Medio Oriente scrutando i segreti della civiltà orientale.

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Amalfi non ebbe solo un rilevante ruolo nella storia del commercio nel Mediterraneo ma fu anche un riuscito esperimento di integrazione e multiculturalismo dovuto alle compenetrazione nel ducato di culture diverse (non solo musulmani ma anche greci ortodossi ed ebrei). Un melting pot ante litteram evoluto anche a livello organizzativo come dimostrano gli editti e la stessa carta costituzionale della Repubblica Oligarchica. Un esperimento di civiltà moderna che anche in certi passatempi sembrò preconizzare le evoluzioni future della società, ad esempio nello stesso periodo in cui Alfonso X, il re di Castiglia e di Leòn, decodificava i giochi di carte e da tavola nel suo Libro dei Giochi, ad Amalfi c’era una baratteria dove i giochi erano legalizzati e il comune ne riscuoteva persino le tasse (la gabella annuale).
Fu intorno alla seconda metà dell’XI sec., nel periodo della loro massima espansione che, travolti dagli eventi, gli amalfitani dovettero cedere la loro libertà ai Normanni. Il condottiero normanno Roberto il Guiscardo stendeva infatti la sua longa manus sul Sud d’Italia inserendosi nella lotta tra Chiesa di Roma e Imperatori d’occidente e d’oriente (i bizantini erano all’epoca già in fase calante soprattutto in Italia), ottenendo la rinuncia della libertà da parte della popolazione amalfitana costretta ad un accordo per evitare l’invasione “barbara”. Nel 1135 avvenne il tracollo quando le truppe del Pontefice Innocenzo III, accompagnate dall’esercito pisano (altra città marinara rivale di Amalfi), attaccarono la città nel corso di un lungo conflitto bellico contro Ruggero II di Sicilia. Le navi degli amalfitani vennero così affondate nel porto e l’abitato fu quasi totalmente distrutto. I normanni non attesero molto per il contrattacco e lavarono l’onta della caduta del loro gioiello rinsaldando con pugnace aggressività la pace nel Sud Italia e forzando al Papa, nel 1139, l’ottenimento della giurisdizione su tutto il Sud Italia, Sicilia compresa. Amalfi fu così definitivamente annessa alla corona normanna sebbene i suoi alfieri del mare continuarono a solcare il Mediterraneo sino all’infausto 1343 quando la città fu flagellata da un devastante maremoto derivato dalle faglie sotterranee adiacenti al vulcano di Stromboli.

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Cosa resta di questa parentesi storica unica? A livello culturale senza dubbio l’influsso di Amalfi nelle evoluzioni del Medioevo fu importantissimo mentre il portato di conoscenze e progressi amministrativi donato all’occidente è tutt’ora sotto l’occhio di tutti. Le rievocazioni storiche che si tengono nella splendida costiera amalfitana da metà agosto a metà settembre sono semplicemente il giusto tributo ad una pagina storica indimenticabile per la provincia di Salerno che tanto ha contribuito allo sviluppo della scienza e della coscienza dell’Occidente.

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