Metabolismo dell’alcool e suoi rischi.



L’alcool (chiamato anche etanolo o alcool etilico) è una sostanza psicotropa con un alto livello energetico (7 Kcal) a metà tra quello dei lipidi (9 Kcal) e degli zuccheri (4 Kcal). Il prodotto naturale dalla fermentazione degli zuccheri (chiamata per l’appunto alcolica) è largamente usato come costituente di molte bevande. Il consumo d’alcool è una moda molto diffusa tra le persone, i giovani in particolare sono la fascia più a rischio, sia come tolleranza a questa sostanza, sia come disinformazione riguardo agli effetti che può provocare soprattutto a lungo termine.

Un limite preciso d’assunzione senza provocare effetti dannosi non esiste. Il metabolismo dell’etanolo varia a seconda del sesso, dei gruppi etnici, della condizione fisica in generale. Facendo l’esempio di un uomo adulto il suo limite giornaliero è di circa 30-40 grammi (la donna all’incirca la metà). Una lattina di birra da 330 ml (5%), un bicchiere di vino da 125 ml (12%), un aperitivo da 80 ml (20%) e un superalcolico da 40 ml (40%) contengono all’incirca 12 grammi d’alcool, quindi la capacità di metabolizzare questo composto senza rischi è davvero bassa. Il nostro organismo tollera comunque un abuso d’ingestione dell’alcool, anzi ne ha un’elevata capacità metabolica.

Dopo essere stato assorbito da stomaco e intestino l’alcol etilico va in circolo e da qui al fegato, centrale metabolica di ogni sostanza ingerita. In questa sede l’etanolo viene deidrogenato da un enzima (l’alcool deidrogenasi o ADH) ad acetaldeide e questa subisce di nuovo lo stesso tipo di reazione dall’aldeide deidrogenasi che forma acido acetico.

La prima reazione può avvenire anche a carico di altri enzimi che operano però a concentrazioni alcoliche ematiche (alcolemia) più elevate. Il metabolita intermedio acetaldeide è un composto tossico e molto reattivo, capace di produrre radicali liberi molto dannosi e che provoca un senso di malessere diffuso.

Una maggiore introduzione di alcool vuol dire una maggiore produzione di questa sostanza e quindi più danni all’organismo. Le conseguenze sono molteplici: oltre allo stato psichico e alla difficoltà di concentrazione che sono effetti immediati e che, in seguito a una dieta con forte consumo di bevande alcoliche, può provocare danni cerebrali, sono molti gli organi interessati. Il fegato è il primo organo a risentirne, il quale va incontro a rischio di cirrosi epatica e quindi alla formazione di epatocarcinomi. A livello cardiaco l’etanolo può provocare aritmie, aumento di pressione e quindi una maggiore probabilità di eventi ischemici. Può causare malassorbimento intestinale e quindi diarrea, pancreatiti e a livello genitale impotenza ed un calo della secrezione di ossitocina, ormone ipotalamico molto importante soprattutto per le donne.

Oltre alle considerazioni negative c’è da dire che l’alcool può garantire anche effetti benefici se assunto moderatamente: ad esempio può ridurre il rischio di infarto miocardico e di aterosclerosi poiché aumenta la concentrazione di colesterolo ematico associato alle HDL che sono indice di salvaguardia da questo tipo di malattie. Se, però, l’ingestione di alcool è particolarmente elevata questo provoca il cosiddetto coma etilico, situazione molto pericolosa poiché il soggetto è fortemente a rischio di arresto cardiocircolatorio e respiratorio. L’assunzione abituale di alcool è invece indice di assuefazione da questo. Molti sono gli alcolisti o etilisti cronici i quali vengono trattati o con terapie di gruppo o, nei casi più gravi, con farmaci. Uno di questi è il Disulfiram (dietilditiocarbammato) il quale agisce bloccando il secondo enzima del metabolismo dell’etanolo, ovvero l’acetaldeide deidrogenasi, fermandolo alla produzione di sola acetaldeide che, come si è detto prima, provoca uno stato di forte malessere che induce l’alcolista a smettere.

Andrea Santoro

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