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Lettera di un salernitano agli amici napoletani sul trasferimento di Higuain

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Lettera di un salernitano agli amici napoletani sul trasferimento di Higuain

Ecco la lettera scritta da Marco Mastandrea giornalista e fotografo ai tifosi del Napoli sul recente trasferimento di Higuain alla Juventus

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Continua a far rumore il recente trasferimento di Higuain alla Juventus. Pubblichiamo una simpatica lettera di un salernitano rivolta ai tifosi del Napoli sul recente trasferimento del campione argentino.

 

“Cari amici napoletani,

Il dramma della partenza di Higuain è noto a tutti ormai, vi ringrazio per aver portato il termine “lota” sulla scena nazionale. Altrettanto voglio ringraziarvi per la diffusione di “chi t’è muort” e la sempre in auge “latrina” nonché “piezz’ e’ mmerd” e il sofisticato codice “71” (“omm i mmerd” secondo la Sacra Smorfia).

Però, da provinciale che tifa una squadra provinciale che ne ha passate tante (poche belle ma immense) e dove sono passati in tanti, mi preme dirti una cosa, forse l’unica che abbiamo imparato: non ci sono bandiere ma giocatori, non ci sono presidenti buoni e generosi ma imprenditori. La poesia non la scrivono i calciatori, loro pensano come può risultare lecito alla fama, ai trofei, ai soldi, insomma, alla carriera. Certo, si appassionano talvolta ma prima o poi ripartono, sono rari i casi in cui questo non accade nel calcio moderno. Il sogno sei tu che dopo un gol esulti, tu in trasferta, tuo figlio che impara i cori e risponde orgoglioso di tifare la tua squadra.higuain

Voi avete avuto la fortuna e il meritato privilegio di vedere Dio indossare le scarpette, vincere campionati, fare l’amore con lui. Ma di Dio ce n’è uno solo, di Giuda quanti ne vuoi, per non parlare dei Ponzio Pilato. E quindi, non essere blasfemo, non nominarlo invano, non cercarlo laddove non c’è.

Dio è uno ed è argentino, non tutti gli argentini sono Dio.

Noi nella nostra piccola storia abbiamo capito una cosa: non contano i giocatori, ma la maglia. La poesia in questo sport sempre più irriconoscibile non è il numero 9 che segna ma il numero 12 che dagli spalti spinge la squadra alla vittoria, il numero 12 presente anche dopo una sconfitta (e fidati che noi ne abbiamo dovuto digerirne tante) è ancora lì. Abbiamo deciso di non fare più cori per i calciatori, per gli allenatori, per i presidenti. Conta solo la città, quella maglia e la nostra passione. Tutto il resto è momentaneo, fugace, una storia del momento.

Tu mi dirai che siamo dei perdenti nati e pertanto è facile parlare così. Mi dirai che dopo 36 gol in un campionato e un secondo posto non puoi non amare un bomber e una squadra, uno per uno dei suoi componenti.

Però ti voglio ricordare quel muro giallonero che sono gli spalti del Borussia Dortmund, loro hanno vinto campionati, hanno raggiunto una finale di Champions e hanno conosciuto grandi campioni su quel prato eppure non hanno cori per nessun giocatore, ma solo città, maglia e passione ultrà.

Ecco, questo messaggio spero ti sia chiaro, l’Argentina non è la tua nazionale, un giocatore non è una bandiera, la vera bandiera di Napoli sei tu. E nessun altro”.

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