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La lettera aperta del direttore di Giffoni al regista russo Nikita Mikhalkov

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La lettera aperta del direttore di Giffoni al regista russo Nikita Mikhalkov

La lettera aperta del direttore del Giffoni Film Festival, Claudio Gubitosi, al regista russo Nikita Mikhalkov

Caro Nikita,

nella voluminosa storia di Giffoni, che tra poco andrà in pubblicazione, ci sono foto splendide delle tue partecipazioni al Festival. Fin da quando ci siamo conosciuti la nostra empatia è stata immediata: mi hai sempre chiamato e vissuto come un fratello, rispettando ed ammirando il lavoro che facevo. Tutto questo mi ha sempre riempito di orgoglio e te ne sono grato.

Ci sono molte immagini che ti ritraggono e, proprio mentre ti invio questo appello, ho rivisto le foto con la tua bellissima figlia e con tua moglie. Eri felicissimo. La tua è una storica famiglia russa, molto apprezzata e influente. Me ne hai parlato. A Giffoni c’è stato anche tuo fratello, Andrei Konchalovsky. Ti ricorderai che proprio in una delle edizioni vinse un film russo “La prigione” di un regista dal cognome impronunciabile per me: Albert Mkrtchyan e, ricordo che mentre tu annunciavi il vincitore (eri presidente della giuria dei ragazzi nel 1991) l’autore venne da te e ti baciò sulle labbra, come è consuetudine in Russia.

Non debbo certo sottolineare il peso della storia e della cultura russa nel mondo. Sei stato direttore del Festival di Mosca, consigliere culturale del Governo e hai fatto tante prestigiosissime cose che mi rendono fiero di te e dell’amicizia che ci lega.

In questo momento, nello sconcerto più totale che il mondo sta vivendo per l’invasione dell’Ucraina da parte del governo russo, siamo costretti ad assistere a scene che non avremmo mai più voluto vedere.

Mi preoccupa molto l’aria di repulsione da parte dell’Occidente, per cui ogni cosa che è russa deve essere cancellata, boicottata. Le necessarie sanzioni che l’Europa e il mondo hanno deciso di adottare nei riguardi del governo russo, certamente si riverberano sul popolo e sui popoli e anche su di noi.

Hai dichiarato recentemente che sei in piena sintonia con Vladimir Putin, accusando l’Occidente di essersi coalizzato per distruggere la civiltà russa ed i suoi valori. Inoltre, hai aggiunto che questo è forse l’ultimo tentativo di attaccare il mondo russo, l’etica ortodossa e i valori tradizionali. Naturalmente, dal tuo punto di vista, ciò che dici può essere legittimo. Credo però che in questa tua riflessione manchi l’analisi del disegno che già da anni il governo russo e Vladimir Putin avevano immaginato attraverso il ritorno ad una politica di espansione ed alla “Grande Russia”. Velleità che oggi si è espressa con l’invasione di uno stato sovrano come l’Ucraina. Non trovo nessun tipo di assonanza con quanto tu dici, perché nessuno ha attaccato la Russia per distruggere la sua civiltà, le sue tradizioni e i suoi valori. Quante immagini ti mancano, quante storie che per un uomo di immensa cultura e di cinema come te sono importanti perché possa esserci una narrazione vera, autentica e non di propaganda. Come e quante famiglie russe – questo lo saprai – stanno piangendo i loro figli, tantissimi unici, mandati a combattere a soli 18 anni con l’inganno di esercitazioni militari. Penso a loro, come alle migliaia di ragazzi, soprattutto civili che, inermi e impotenti, hanno irrimediabilmente perso la vita per la volontà ossessiva di recuperare una storia che forse non potrà più esistere.

Chissà se hai pensato che forse il sole che splende al Cremlino possa essere ingannatore tanto da far scintillare verità che non sono poi tali. 

Nel riguardare le immagini delle tue presenze a Giffoni ho provato come una vertigine, il corto circuito tra quella bella felicità che ci ha visto uniti insieme ai ragazzi con le atroci immagini che siamo costretti a vedere, dei bambini morti per una guerra che ha strappato via i loro sogni e il loro futuro, le scene strazianti di madri lacerate perché condannate a separarsi dai propri figli, gli scatti feroci dei profughi costretti alla fuga, spesso vittime di schiavisti, di sfruttatori senza scrupoli. Riemergo con difficoltà da quest’onda di dolore che mi attraversa.

Allora, caro Nikita, la cultura ha un peso, e tu lo sai. Un peso globale che abbraccia tutti i popoli, supera ogni confine e che a qualunque latitudine ogni talento, anche russo, è un patrimonio universale.

Caro fratello Nikita, il tuo peso politico è importante in Russia, non so cosa puoi fare, né ti chiedo come fare ma, al di là di tutte le rivendicazioni, una cosa è certa: bisogna fermare immediatamente questa guerra e far zittire le armi. Questa escalation non può che portare ad un disastro con altre migliaia e migliaia di morti e ad un’economia che non potrà più definirsi tale.

Alla fine, non ci saranno vincitori. Tutti perderanno. Tutti perderemo. La tua storia non solo ti consente ma ti obbliga a parlare con Putin, a dirgli che l’unica possibilità che c’è oggi è quella di mettersi concretamente a un tavolo dove, al di là dei danni e dei disastri fino ad oggi visibili, non dovrà esserci né un vinto né un vincitore.

Questo, unitamente a tutti gli sforzi diplomatici già messi in campo. Lo so che è difficile ma non voglio usare la parola impossibile.

Come sai, la sigla del nostro festival è di un autore russo, Dmitri Shostakovich, il Valzer n.2. e lo sarà per sempre. Ti confermo che per l’edizione 2022 abbiamo già invitato dieci giovani russi che si incontreranno con i ragazzi dell’Ucraina e con altri 4500 coetanei che provengono da 40 nazioni.

Tra poco noi cattolici e voi ortodossi celebreremo la Pasqua. Mi è venuto in mente Rimsky Korsakov con la sua monumentale opera “La Grande Pasqua Russa”. Il giorno di Pasqua inviterò tutti i miei amici ad ascoltare l’Overture, per esaltare la grande tradizione russa che nulla ha a che vedere con i conflitti politici e di identità che stanno funestando questo grande Paese.

Sei chiamato a questo compito: portare pace. Sei chiamato a realizzare un nuovo film: “Sole salvatore” perché dalla Russia possa arrivare, finalmente, un raggio di pace. Sarebbe molto bello e voglio crederci. Debbo crederci.

Ti abbraccio, caro fratello, e ti aspetto a Giffoni a luglio.

Con affetto e speranza

Tuo Claudio