Intervista sul testo di Josef Ben Othman, “La regola d’oro nel Cristianesimo e in alcune grandi religioni mondiali” edito da Europa Edizioni

La regola d’oro nel Cristianesimo e in alcune grandi religioni mondiali” edito da Europa Edizioni – l’intervista a Josef Ben Othman.

Josef Ben Othman nasce a Battipaglia il 21 agosto 1994, da madre italiana e padre tunisino. Nell’anno 2013 ha conseguito la maturità classica, vive un’esperienza presso la prima cittadella del Movimento dei Focolari, a Loppiano. Nel 2018 consegue la laurea triennale in Scienze Religiose.

Com’è nata questa idea?

“L’idea è sorta nel mio cuore in seguito ad un’esperienza molto bella e intensa vissuta nel Val d’Arno Fiorentino, nella prima cittadella del Movimento dei Focolari, Loppiano, fondata da Chiara Lubich, grande mistica del ‘900. Proprio in questa cittadella vennero a far visita un gruppo di giovani buddisti che volevano conoscere la vita comunitaria dei cristiani. Chiesero a me di tenere una una piccola testimonianza ed io parlai loro di una vita cristiana fatta di tanti atti d’amore concreti, come quello del Maestro Gesù che ha amato l’umanità tanto da offrire la vita per essa.”

Parli dell’urgenza di amore nel mondo contemporaneo, della violenza contrapposta al desiderio di bene… Come interpreti questa realtà e quali sviluppi pensi possa avere?

“Oggi, il mondo ha bisogno di una buona dose d’amore, non però l’amore smielato che vediamo in apparenza nelle coppie, perché è un amore solo di facciata. L’amore vero è capace di fare spazio all’altro, di dare la vita per gli altri. Oggi attraverso i mass sentiamo esclusivamente fatti di cronaca nera e sinceramente siamo stufi di sentire che in giro dilaga la violenza. Dovremmo concorrere nel fare il bene e non nel male. Da questa sede vorrei invitare tutti i mass media (programmi radio, programmi televisivi, giornalisti) a raccontare anche fatti di cronaca bianca, che ci sono, ma non fanno audience, perché non li raccontiamo. Iniziamo a far circolare il bene.”

Dici che il prossimo è un “homo quidam” (un uomo qualunque), non il familiare, il connazionale, quello della propria cerchia. È difficile a volte far passare questo messaggio. Tu cosa diresti a chi pensa che il prossimo sia solo “il parente/l’amico/il connazionale…”

“Chi non conosce la storia del samaritano che si era fermato a soccorrere l’uomo incappato nei briganti. Due persone sconosciute, due persone che non avevano gradi di parentela, due persone di cui il racconto evangelico non ci dice il loro nome… eppure le loro vite si incontrano. Il bisogno, il disagio, l’aiuto che nasce spontaneo dall’uomo samaritano sono queste le caratteristiche che dovremmo far nostre e farci prossimi. L’altro, il prossimo, chiunque esso sia, ci insegna il samaritano che è un uomo che ha a che fare con la mia vita. È troppo facile amare chi ci ama, tentiamo di amare chi necessità di aiuto. Il prossimo non è solo il parente, l’amico ecc. ma chiunque mi sfiora nell’attimo presente della mia vita.”

L’incontro con la ricchezza del pensiero e delle religioni orientali non può essere perso. Cosa ti ha colpito di più e ti senti di condividere di questo incontro che hai fatto durante i tuoi studi?

“Le religioni e il pensiero orientale sono molto affascinanti, esse ci insegnano semplicemente una cosa importante, non recare danno a te stesso e nemmeno agli altri. Siddharta Gautama, che tutti conosciamo come Buddha aveva incontrato la sofferenza passeggiando per le strade del suo paese. Avevo capito che la vita regale era troppo ovattata e lontana dalle sofferenze. Per questo si ritirò in una vita ascetica e invitò a chiunque lo seguisse di non recare male a nessuno, nemmeno al più piccolo insetto. Indubbiamente le religioni orientali ci insegnano un rapporto unico con tutto il creato, da esse dobbiamo prendere quando c’è di buono, non per farne un sincretismo religioso, ma perché ciò che di buono e vero ci accomuna è l’inizio per costruire una civiltà bella, vivibile e direi una civiltà dell’amore.”

Gli ebrei: il popolo eletto dal Signore (Adonài). Quanto condividiamo con loro la regola d’oro? Dove e quanto troviamo la Regola d’Oro nell’antico testamento?

Innanzitutto noi cristiani condividiamo con il popolo Eletto il tema della creazione, che ci ricorda una cosa strepitosa, ovvero che l’uomo è una creatura di Dio, creatura a immagine e somiglianza di Dio e pertanto va amata. Nel corso della storia ebraica, il popolo d’Israele ha preso coscienza di essere la “fraternità del popolo di Dio”, nella quale si vive l’apertura del cuore altro. Il cristiano condivide inoltre con il popolo d’Israele, il decalogo che in sintesi potremmo dire che esso è un invito alla relazione con se stessi, con Dio e con il prossimo. La regola aurea la ritroviamo nel Talmud Babilonese. Nel Talmud babilonese si incontra un episodio molto forte che cerca di spiegare il precetto dell’amore verso il prossimo: “Un altro caso in cui un gentile venne dinanzi a Shammai e gli disse: “Convertimi a condizione di insegnarmi l’intera Torah mentre io sono su un piede solo”. Shammai lo spinse via con il regolo da costruttore che aveva in mano. Il gentile venne dinanzi a Hillel e questi lo convertì. Gli disse Hillel prima di convertirlo: “Ciò che ti è odioso non farlo al tuo prossimo. Questa è l’intera Torah ed il resto è spiegazione. Vai e studia!” (Talmud, Shabbath 31a).

L’Islam, “i nostri fratelli nella fede” li ha definiti papa Francesco, con cui abbiamo lo stesso padre, Abramo. Il papa sta facendo un gran lavoro di costruzione di ponti anziché di innalzamento di muri. Sull’islam poi ci sono molti stereotipi associati all’attività dei gruppi terroristici. Cosa ti hanno fatto scoprire i tuoi studi e se è possibile smantellare qualche stereotipo?

“Noi siamo troppo bravi a fare di tutta un’erba un fascio. Dovremmo imparare sempre più a fare discernimento in ciò che diciamo, soprattutto nell’ammettere giudizi. Comunque credo fermamente che i fratelli musulmani non siano terroristi. Il terrorismo è frutto di un ideologia, di una pazzia. Personalmente ho letto il Corano e mi sono confrontato con fratelli regola oromusulmani e tutta questa vena di fare guerra non l’ho trovata. Per evitare che le religioni diventino motivo di guerra, occorre entrare in un dialogo rispettoso e fraterno. Papa Francesco ce lo sta insegnando, infatti ho usato come chiave di lettura del mio libro un assioma coniato per l’appunto da papa Francesco, “mistica della fraternità”. Vivere la “fraternità mistica” significa camminare sulla terra accanto ad ogni uomo e guardare con gli occhi verso il cielo, perché è lì che risiede quel Dio Padre che ha creato me e che nell’oggi della storia sfiora il mio gomito. In forza della filiazione divina, ogni uomo è chiamato all’amore e a dar voce a quella legge naturale e morale inscritta nel cuore di ogni individuo. Questa norma comunemente chiamata “Regola d’oro” è il principio cardine della “mistica della fraternità”, poiché ogni uomo, se pure in diversi modi, si relaziona con un essere superiore che lo invita a vivere bene con gli altri.”

Nella Chiesa Cattolica: ostacoli e speranze

“La Chiesa sempre più deve assumere ed è chiamata ad assumere il volto del Samaritano. Non è più il tempo di chiudersi e arroccarsi sulle proprie verità. Oggi, il mondo chiede alla Chiesa di incarnarsi, come il suo Divino Maestro si incarnato, è entrato nella storia, si è sporcato le mani. È entrato in dialogo con l’umanità. Siamo chiamati ad entrare in dialogo, ma prima ancora occorre conoscersi per presentarci agli altri. Sono tre i verbi che dovrebbero accompagnare la missione della chiesa: conoscersi, incarnarsi (entrare nella storia di un’umanità piegata e piagata), dialogare tenendo presente ciò che accomuna ogni uomo, ovvero la sensibilità di amare e di essere amati.”

In conclusione, un invito per i nostri ascoltatori: perché dovrebbero leggere il tuo libro?

“Questa è una bella domanda… ma vorrei semplicemente dire che questo piccolo testo potrebbe essere l’occasione e lo sprone per spalancare la finestra della nostra visione del mondo all’altro. Ed è l’invito a costruire nelle nostre città insieme a fratelli di altre tradizioni religiose una civiltà bella, la civiltà dell’amore, la civiltà che ha alla base il dialogo e il rispetto reciproco perché crede nella convivenza e nel bene comune.”

Altre info

La presentazione del testo avrà luogo giovedì 29 agosto 2019 ore 18:30 presso il Salotto Comunale di Battipaglia, in via Italia, Battipaglia (SA).

Riferimento testo: Ben Othman Josef, La Regola d’Oro nel Cristianesimo e in alcune grandi religioni mondiali, Europa Edizioni, 9788855083362.

Il servizio

La Regola d’Oro nel Cristianesimo e in alcune grandi religioni mondiali: l'intervista a Josef Ben Othman

#Cultura "La regola d’oro nel Cristianesimo e in alcune grandi religioni mondiali" è il titolo del libro scritto da Josef Ben Othman che è stato intervistato dalla redazione di Zerottonove.itUn servizio di Giovanni Granato

Pubblicato da Zerottonove.it su Mercoledì 21 agosto 2019