Il caso “Mingardina”: frane ed erosione della strada

La scorsa settimana, anche nel comune di Camerota, le forti e lunghe piogge hanno causato diversi disagi sul territorio, pure in due tratti della “Mingardina“; il tutto prontamente risolto dall’amministrazione.

Sono state coinvolte, come detto, due zone della “Mingardina“; il tratto tra Centola/San Severino e Palinuro (Gola del Diavolo, strada SP 562), che non solo collega molti paesi delle zone interne, ma crea disagi anche a chi solitamente usufruisce della stazione ferroviaria di Centola; una parte della strada che costeggia il mare Mingardo (zona “scoglio a Vela”), in cui si è verificata l’erosione.

L’Amministrazione, in entrambe le situazioni, ha provveduto in tempi brevi e con la massima responsabilità nel ripristino della “Mingardina“.

Nel primo caso il sindaco di Camerota, Antonio Romano, ha subito chiesto un confronto con il sindaco di Celle di Bulgheria, Cristoforo Cobucci, per chiedere finanziamenti alla Regione e provvedere alla sistemazione definitiva del problema legato a quella zona, che ha già più volte paralizzato la normale vita quotidiana di lavoratori e studenti, che si recano a Vallo della Lucania e a Sapri, e, non meno importante, il turismo. Solo quest’estate, infatti, la strada era stata ripristinata dopo diversi mesi, in cui si era verificata un’altra frana in seguito a un dannoso incendio. La Regione ha stanziato 45 mila euro per la bonifica del cordone roccioso, favorendo la riapertura della strada nel minor tempo possibile.

La zona “scoglio a Vela” invece, è stata risolta davvero in tempi record. Il sindaco Romano, operai e Protezione Civile di Camerota, di fronte alla pericolosità della strada, completamente svuotata dalla forza del mare, per evitare rischi maggiori, hanno lavorato tutta la notte (tra il 21 e 22) e sorvegliato la zona. Si è subito provveduto a riempire tutta la parte erosa dal mare con dei grossi massi, evitando così la chiusura della strada e tamponare il percorso naturale dell’erosione.

Erosione, frane, allagamenti, deperimento: sono tutte “azioni” della natura che s’ impossessa di ciò che la circonda e che le appartiene e, soprattutto, di tutto gli artifici che l’uomo ha costruito per delimitarla, possederla, sfruttarla, viverla. Ci indigniamo, stupiamo. Pretendiamo risposte dalle Amministrazioni, vogliamo provvedimenti repentini. È tutto giusto, ma la questione va analizzata da un nuovo punto di vista.

Forse tutti abbiamo sentito parlare di Land Art, movimento artistico che si sviluppa negli Stati Unti tra il 1967-68 che si basa sull’intervento artistico nella natura. Una delle opere più note è Spiral Jetty di Robert Smithson, un molo a forma di spirale realizzato con 6.500 tonnellate di terreno presso il Great Salt Lake nello Utah. La sua operazione, come di altri (Walter De Maria, Michael Heizer, Richard Long), mira a mettere in risalto le grandi trasformazioni naturali. La natura è interpretata come un organismo autonomo, con le sue leggi e logiche interne che, interagendo con altro, porta ad un cambiamento estetico e organico.

Mingardina

Citare la Land Art è un modo per far riflettere chi sta leggendo sul continuo movimento intrinseco alla natura che, abbandonata a se stessa, porta al caos e al passaggio, a volte graduale, a volte brusco, da uno stadio a un altro. Se ognuno di noi riuscisse a sviluppare una certa consapevolezza del proprio territorio, il Cilento potrebbe essere fruito con piacere e facilità.

Gli episodi recenti della “Mingardina” non sono gli unici. Il “Castelluccio de Montelmo“, ad esempio, che affaccia su Capo Palinuro e contiene le testimonianze della storia di Licusati, convive con le leggi della natura, con la sua presenza aggressiva, che lo trasforma in altro perdendo, però, le sue caratteristiche originali.

Così anche il “borgo medioevale di San Severino“, anch’esso abbandonato. Molti altri esempi si possono fare, ma i problemi sono gli stessi. La Soprintendenza, per esempio, potrebbe attivare dei corsi di conoscenza del territorio per responsabilizzare i cittadini, ma soprattutto potrebbe attivarsi seriamente per salvaguardare il paesaggio e garantirne la vivibilità, il turismo e l’economia con continui interventi, monitoraggio costante ed efficienza immediata.

Se il Cilento è sinonimo di natura dirompente, allora occorre saper convivere con essa, addomesticarla e rispettarla. Se poi per Cilento intendiamo solo natura incontaminata, ed è l’alibi per non collaborare con essa, allora è sinonimo di autodistruzione.

La Land Art aveva capito quanto l’uomo fosse limitato rispetto al potere incontrollabile della natura, e quanto il gesto dell’uomo fosse irreversibile. Non a caso gli artisti della Land Art hanno scelto di creare le loro opere in luoghi abbandonati, dove è stato più evidente registrare il progressivo degrado dell’intervento umano.

Consapevoli di ciò dobbiamo solo scegliere cosa fare del nostro territorio.

(foto in evidenza tratta da “Giornale del Cilento“)