Giorgio Caproni: un contemporaneo al cospetto di Dante



In un periodo come quello attuale, dominato dal forte sperimentalismo letterario, è indice di grande forza, se non proprio di coraggio, rifarsi espressamente alla Divina Commedia di Dante; così ha fatto Giorgio Caproni, uno dei maggiori autori della nostra poesia contemporanea.

Tale riferimento a Dante, nell’opera letteraria di Giorgio Caproni, si rende evidentissimo in una lirica della raccolta Il Franco Cacciatore del 1982: questa lirica è Indicazione sicura, o: bontà della guida:

Segua la guida,

punto per punto.

Quando avrà raggiunto

il luogo dov’è segnato

l’albergo (è il migliore

albergo esistente)

vedrà che assolutamente

lei non avrà trovato

– vada tranquillo – niente.

La guida, non mente.

Una guida di tal genere, o, meglio, la si può definire una non-guida, sembra scaturire, appunto, dall’assenza di un vero e proprio punto di riferimento, di una figura che possa offrire al poeta il proprio aiuto. Tale assenza di guida è talmente importante nella silloge Il Franco Cacciatore che la si potrebbe eleggere come punto centrale della raccolta.

Vale la pena soffermarsi un attimo su questa idea critica perché, partendo da essa, si può proporre una lettura delle ultime tre raccolte poetiche di Giorgio Caproni modellata sulla Divina Commedia dantesca.

Se con il Muro della terra (1975) Caproni intraprende il suo viaggio ultraterreno e, quindi, ci sarebbe un’equivalenza con la prima cantica della Commedia, suggerita anche dai molti richiami diretti all’opera di Dante, le due raccolte successive dovrebbero rappresentare gli altri due mondi ultraterreni: e quindi Il Franco cacciatore “ricoprire” la parte del Purgatorio e il Conte di Kevenhüller “rappresentare” il Paradiso.

Si deve subito notare, però, che i riferimenti diretti a Dante vengano meno in queste ultime due sillogi poetiche anche se la “memoria” del poema dantesco continui ad agire in Giorgio Caproni.

Giorgio Caproni

Questo “scostamento” da Dante si rivela appieno, nelle raccolte poetiche di Caproni, nella mancanza di un elemento evidentissimo che ha grande spazio e importanza in tutta la Commedia: la mancanza, appunto, di una guida. Tutto ciò comporterà, sia nel Franco cacciatore sia nel successivo Conte di Kevenhüller (1986), esiti completamente differenti  rispetto alle ultime due cantiche della Commedia; infatti, proprio tale assenza di guida, farà in modo che le ultime tre sillogi di Giorgio Caproni si configurino non come tappe graduali di un percorso verso l’acquisizione di una verità assoluta, ma come tre tempi della stessa ricerca che, dunque, non riesce a raggiungere meta alcuna.

Dopo aver stabilito, dunque, una connessione tra il Muro della terra e l’Inferno seguita poi dal parallelo tra il Franco cacciatore e il secondo regno oltremondano ci si potrebbe ora aspettare un’ascesa verso un qualche paradiso: ma è pur vero che per Caproni l’unica condizione, mondana e oltremondana, assegnabile all’uomo, è quella di dannazione universale, come tormento dell’inconoscibilità del Nulla. Vita eterna coincide inevitabilmente con morte eterna.

Il terzo regno è perciò speculare al primo: la conoscenza del Sommo Fattore sarà da cercare in un regno che è sì quello del divino, ma che non differisce in nulla da quello infernale.

Che il confronto con la terza cantica sia plausibile lo preannunciano alcuni elementi stilistici, soprattutto l’uso nuovo di neologismi verbali sul modello dei parasintetici danteschi costituiti dal prefisso in–, così frequenti nel Paradiso: lì il loro valore è quello di esprimere tramite la coniazione di nuove parole, concetti che sfuggono al linguaggio ordinario, in quanto hanno a che fare con l’eccessiva difficoltà della materia, che richiede uno stile elevato. Nel Conte di Kevenhüller, invece, Giorgio Caproni li utilizza in maniera parodistica, quindi degradando una parola alta a un contesto completamente rovesciato.

Giorgio Caproni

Dunque il viaggio di Giorgio Caproni, soprattutto a causa dell’assenza di una guida che conduca il pellegrino, torna al punto di partenza: ma non si tratta di un viaggio che ripercorre gli stessi luoghi del Muro della terra o del Franco cacciatore.

Il viaggio parte da quegli stessi luoghi, la “regione dissimile” a cui è ritornato il viandante dopo la tentata ascesa; ma ora succede qualcos’altro.

Vale a dire che adesso non è più possibile neanche la sosta in quella “piaggia diserta”, che è in Dante il regno della ragione priva della Grazia; in questo momento il viaggiatore caproniano rovina nuovamente nella selva.

La ragione, privata a lungo dell’intervento soprannaturale e salvifico, non ha più diritto di cittadinanza nemmeno in quel territorio intermedio, per cui, se vuole continuare la propria “folle” ricerca, deve necessariamente sprofondare di nuovo nella selva, che è appunto lo spazio in cui si svolge la battuta di caccia e, quindi, la nostra esistenza.

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Laureato in Lettere, curriculum Pubblicistica, il 25 maggio 2010 e poi in Filologia Moderna il 13 marzo 2013, Gerardo inizia la sua collaborazione con ZerOttoNove nel giugno 2013 occupandosi della cronaca e delle vicende politiche di Calvanico (sua cittadina di residenza), trattando dei più svariati eventi e curando la rubrica CanZONando che propone, di volta in volta, l'attenta e puntuale analisi dei migliori brani della storia della musica. Ex caporedattore di ZerOttoNove.it e di ZON.it, WordPress & SEO specialist, operatore video e addetto al montaggio (in casi estremi), Gerardo ha molteplici interessi che spaziano dallo sport alla letteratura, dalla politica alla musica all'associazionismo. Attualmente svolge l'attività di docente, scrittore e giornalista pubblicista.