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Giorgio Caproni: storia di un poeta musicista

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Updated on 28 January 2023 14:19
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Il nome Giorgio Caproni forse non dirà molto alla maggior parte dei lettori ma dietro di esso si nasconde uno dei poeti maggiori del ‘900 italiano.

Nato a Livorno nel 1912 ma cittadino “adottivo” di Genova, Caproni ben presto si concesse anima e corpo al mondo letterario, coltivando, parallelamente, il suo grande amore per la musica che si esplicitava nello studio costante del violino e della composizione.

L’unione di poesia e musica non è un’assoluta novità nella storia della letteratura italiana ma, nel caso specifico di Giorgio Caproni, le sue liriche mostrano un costante riferimento al mondo musicale, in particolar modo alla costellazione dell’opera: è come se il poeta vedesse nella musica un “mezzo” che potesse potenziare il messaggio insito nella sua poesia. Infatti in un’intervista del 1986 il poeta dichiarava: <<io amo molto la musica. A tutto preferisco il “Quartetto in la minore opera 132” di Beethoven: quello è pensiero puro senza la parola, ed è proprio quel che vorrei raggiungere io>>.

I riferimenti alla musica diventeranno prevalenti nelle sillogi della maturità del poeta: come nella raccolta “Il Franco Cacciatore” del 1982 e nella successiva “Il Conte di Kevenhüller” del 1986.

Nel “Franco Cacciatore” il rimando musicale è al “Der Freischütz” (“Il Franco Cacciatore” appunto) di Carl Maria von Weber, mentre nel “Conte di Kevenhüller” il richiamo è a “Die Zauberflöte” (“Il Flauto Magico” di Mozart): entrambe le opere in questione risultano essere piene di magia e di elementi fantastici. Quest’ultima indicazione non deve trarre in inganno; infatti la presenza di mezzi magici può sembrare in disaccordo con quella che era la “missione” che Caproni aveva affidato alla musica nella propria poesia ma occorre aggiungere come il poeta, molto spesso, usava i richiami all’opera in modo ironico, a voler sottolineare la differenza che intercorre tra la musica (l’opera in questo caso), prodotto della fantasia più libera, e la realtà, con la quale ci si confronta giorno per giorno senza poter contare su alcun intervento magico e liberatorio.

Dunque nella poesia di Giorgio Caproni la musica è, innanzitutto, un riferimento costante, un qualcosa che può aiutare la progressione del pensiero ma, allo stesso tempo, anche un monito perenne a confrontarsi sempre con la realtà delle cose, senza attendere che intervenga né il proiettile incantato di Max, il franco cacciatore protagonista in Weber, né il flauto dai magici poteri dell’opera mozartiana.