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Gubitosi: “Giovani, non fuggite dal sud”. L’appello del fondatore del Giffoni Experience

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Gubitosi: “Giovani, non fuggite dal sud”. L’appello del fondatore del Giffoni Experience

Gubitosi, fondatore del Giffoni Experience, lancia l’allarme: “Giovani, non fuggite dal sud, facciamo presto e restiamo insieme”. Come frenare la fuga meridionale?

Innovazione, rivoluzione, evoluzione e rigenerazione sono le 4 parole da cui ripartire per frenare la fuga meridionale e valorizzare le eccellenze come Giffoni Experience.

Depauperamento delle risorse umane e desertificazione dei giovani in un Sud Italia che si spezza e che va a finire nel mare, come se venisse sommerso.

Le parole del fondatore e direttore di Giffoni Experience, Claudio Gubitosi, sono durissime e arrivano a pochi giorni dalla fine della 49esima edizione del Giffoni Film Festival.

Un report lucido, preoccupato ma carico di slancio per il futuro quello che Gubitosi consegna, a seguito anche della pubblicazione dell’annuale rapporto Svimez – Associazione per lo Sviluppo dell’Industria nel Mezzogiorno.

Non vogliamo parlare di un ritorno da parte dei giovani, perché siamo già oltre questo: dobbiamo cercare di capire chi sono quelli che possiamo fermare in tempo, con l’augurio, la speranza e la convinzione che gli altri possano fare ritorno. Siamo consapevoli di avere un grandissimo patrimonio da trasformare in lavoro, da rendere utile, da far intercettare. Non abbiamo un tessuto aziendale realmente produttivo, ma siamo pieni di voglia, desiderio e convinzione che le innovazioni siano il futuro.

La necessità di una rivoluzione:

Le università spendono, investono e formano giovani che poi fuggono. Le parole INNOVAZIONE, RIVOLUZIONE, EVOLUZIONE, RIGENERAZIONE, dovrebbero essere i pilastri di una Campania e di un Sud che deve reagire in modo immediato e forte a questa analisi impietosa, drammatica e sconvolgente. Noi sappiamo già certe cose, ma quando ci vengono poste in termini scientifici proviamo paura e ci scandalizziamo. Non ha senso reagire per poi stopparsi nuovamente. I prossimi 10 anni saranno fondamentali per la Campania, per il Sud e per l’Italia. Ci sono troppe cose che ormai sono vecchie e ripetitive, e si ha sempre paura di fare una rivoluzione. Ma le rivoluzioni sono necessarie: distruggono e ricostruiscono, dandoci la forza di rimetterci in moto ed in discussione.

Questo concetto a volte non emerge da noi. Passa il tempo, passano i gusti, le tendenze e le necessità di pubblici diversi, ma resta l’esigenza di rivoluzione, per far sì che il cambiamento sia un bene e non un danno, seguendo il corso naturale  delle cose. La rigenerazione? significa affrontare senza paura quelle che sono le nostro abitudini a vivere i momenti culturali. I grandi eventi a volte servono ma non danno un senso di appartenenza, di continuità, di radicamento nel territorio. Ad esempio, cosa resta, dopo le Universiadi? La Campania e Napoli sono state all’attenzione mondiale, ma dopo cosa resta? Il grande evento serve e attira l’attenzione ma non può essere solo fine a se stesso. Non servirà se non riusciamo a mettere in moto una macchina turistica, culturale, sociale.

Le potenzialità della regione:

Cosa chiedo con questi dati? Bisogna fare una sorta di ‘chiamata alle arti’ dove ogni operatore culturale, piccolo, medio o grande rimetta in moto nel proprio territorio l’idea ma anche gli investimenti aziendali, che possano radicalizzare sempre più gli eventi e dare opportunità di lavoro vero e continuativo. Siamo una regione ricca di potenzialità: le scelte politiche condizionano moltissimo e si scontrano con le scelte ambientali del territorio e con una politica che non svolge a sufficienza il proprio ruolo e che a volte sembra impotente sulle difficoltà che subisce, come ad esempio trasporti ed ambiente. Abbiamo potenzialità incredibili: geografiche, culturali, architettoniche, archeologiche. Abbiamo tutto, perché non lo viviamo appieno e non siamo capaci di trasmettere ai giovani la voglia di fermarsi, la voglia di restare?

Forse il monito ‘resistere, resistere, resistere’ non funziona. Abbiamo lacerato famiglie, dilapidato patrimoni ed energie. Chi vi parla sta tutti i giorni con i giovani e conosce quanto sia forte il desiderio di rimanere. Non per tutti, ma almeno per quelli giusti. Parlo perché l’esempio di Giffoni credo sia unico ed irripetibile, parlo perché i 50 anni di Giffoni sono la storia lunghissima di un Paese che si è ‘fatto idea’ in una regione come la Campania che riesce – pur non avendo quei grandi attrattori tipici – a promuovere e gestire una storia amata e conosciuta in tutto il mondo, tra le poche (se non l’unica) ad avere attraversato indenne, con eleganza, raffinatezza, stupore e meraviglia i confini regionali, nazionali ed internazionali.

Velocizzare i tempi di azione:

Cosa succede se pur avendo tutte la possibilità di poter agire nel mondo della cultura, questo non avviene? Se non si moltiplicano altri esempi virtuosi come quello di Giffoni? Non c’è più tempo per aspettare.  Al di là degli elementi che concorrono alla crescita economica (industriale, commerciale, del food&beverage etc), ancora una volta sono convinto che i processi culturali di cui il mondo e i futuri flussi turistici hanno bisogno siano il punto di snodo della nostra capacità di impresa. Nel suo piccolo Giffoni contribuisce con la propria parte reagendo e creando un’economia senza pari in tutta l’area. Un’economia vera, anche sociale. I tempi non sono più quelli di una volta, ma due grandi opere strutturali come la Cittadella e la Multimedia hanno trasformato, innovato e contenuto in parte l’evoluzione di Giffoni. Ci ho impiegato 35 anni affinché le due opere arrivassero al pieno compimento e fossero messe in moto, nonostante i ritardi.

Anche questo è un problema. Adesso qui la parte strutturale è concreta, e attrare valori, eventi, attività distribuite durante tutto l’anno. Oggi possiamo essere felici che una delle sezioni della Scuola Nazionale di Cinema, come annunciato il 27 luglio scorso dal Sottosegretario al Ministero per i Beni e le Attività culturali Lucia Borgonzoni nel corso della conferenza finale della 49esima edizione, nascerà proprio a Giffoni: perché ci sono le strutture, perché si è creduto in questa idea, perché la filiera Comune-Regione-Stato-Europa ha funzionato ed ha investito.

Per me negli ultimi anni è stato molto difficile far capire l’oltre-Giffoni, trasmettere tutto quello che avviene prima e dopo il Festival (solo per darvi un numero: più di 560 attività come Giffoni Experience nel corso di un anno). Da questo momento si aprono nuove prospettive, ma come dicevo siamo in ritardo per il secondo lotto della Multimedia, con il campus, i luoghi della produzione e della formazione.

Cominciare a risolvere il problema:

A Giffoni vogliamo formare sceneggiatori, documentaristi, disegnatori, animatori, che servano al mercato: i grandi contenitori hanno bisogno di contenuti all’altezza e questo può essere uno degli ulteriori processi di sviluppo e di lavoro per i tanti giovani, bravi e talentuosi, che guardandosi intorno sono costretti a fuggire dalla nostra Regione e dal Sud.

Si realizzano tanti eventi ma non c’è una nuova generazione di managing director. Per me l’organizzazione è una scienza e come tale va trattata. L’intuizione è un patrimonio incredibile che non è fatto di sogni ma di idee concrete, dalle quali partire verso strade senza fine. In un rapporto Nord-Sud relativamente alle attività di Giffoni, c’è un’Italia sottosopra. Per quello che abbiamo fatto, per come lo facciamo e per i progetti futuri moltissimi ci dicono banalmente che ragioniamo e lavoriamo ‘come al nord’. Non so se è un’offesa però evidentemente abbiamo uno stile diverso dal quale emerge un amore sconfinato per la nostra terra, un impegno fortissimo che ci porta a superare qualunque ostacolo sulla nostra strada. E allora reagiamo, non fuggiamo da questi dati che oggi sono così forti e terribili, non facciamoli cadere nell’oblio. Più coraggio e più azione bruciando subito i tempi. Al quadro desolante che verrà fatto tra poco, di un Sud composto da sole persone anziane, dare lavoro significa costruire una famiglia, fare figli e ricostruire il tessuto sociale. Ci metteremo vent’anni? Pazienza. Se mai si comincia ma si risolve il problema.

La raccolta dati:

Ieri ho messo a punto i dati analitici, i numeri dell’ultima edizione di Giffoni, la 49esima. Siamo in fibrillazione per quest’anno già iniziato e per vivere il 50ennale. Una strana coincidenza mi ha portato oggi a fare queste mie riflessioni: da una parte i dati di Giffoni, numeri pieni di energia e stupefacenti anche per me, e dall’altra il report dello Svimez. Guardateli, leggeteli e approfonditeli perché sono numeri senza pari che mi fanno tremare i polsi:

  • Durante il solo periodo del Giffoni Film Festival è accorso un pubblico di 350.000 persone in dieci giorni
  • Su Google, ricercando ‘Giffoni Film Festival’ compaiono oltre 5 miloni di risultati
  • Il sito giffonifilmfestival.it (solo nel periodo che va dal 19 al 27 luglio) è stato visitato 266.282 volte, acquisendo l’11% di utenti in più, mentre in tutto il mese di luglio le visualizzazioni sono state oltre 483.063
  • I social in questa crescita esponenziale non sono da meno: l’account Instagram ufficiale (@giffoni_experience) ha raggiunto000 followers. Le visite al profilo nei dieci giorni del Festival sono oltre 230.000, con più di 3 milioni e mezzo di impressions e un engagement di 170 mila contatti. L’hashtag ufficiale #Giffoni2019 è stato utilizzato più di 5mila volte su Instagram. Il totale delle visualizzazioni delle stories è stato di 2 milioni 778.186, con picchi il  21 luglio (oltre 455mila) e il 23 luglio (oltre 413mila)
  • L’account Facebook ufficiale(@GiffoniExperience), invece, oggi tocca quota 000 like e nel corso dei 10 giorni di Festival ha raggiunto oltre 640mila impression, con un engagement di 430mila contatti e 302mila visualizzazioni video

I numeri:

  • Siamo primi al mondo su Facebook e 9° nell’ambito dei Festival Cinematografici (nella top-ten prima di noi, rigorosamente in ordine: il Sundance Film Festival, il Festival di Cannes, la Biennale di Venezia, il Tribeca, il Festival di Berlino, il TIFF, il Dubai International Film Festival ed il Taipei Golden Horse Film Festival and Awards)
  • In totale la community social di Giffoni, destinata a crescere in modo esponenziale, conta oltre 260mila followers
  • La produzione di Giffoni Factory ha realizzato oltre 50 contenuti al giorno, che sono stati messi anche a disposizione di numerosissimi network italiani ed internazionali
  • In totale sono stati oltre 5mila gli articoli pubblicati dall’8 al 28 luglio su testate internazionali e nazionali, agenzie, siti, radio e blog. Imponente anche la copertura del Main Media Partner Mediaset (Canale 5, Italia 1, TgCom24, Iris, La5, Mediaset Italia, Mediaset Premium Cinema), della radio ufficiale della 49esima edizione Radio 105, e dei Media Partner, che solo a livello televisivo hanno superato come dato aggregato I 70milioni di pubblico: Rai (Tg1, Tg2, TgR Campania, Rai Italia, UnoMattina Estate, La vita in diretta Estate, Rai Radio Kids, Rai Gulp, Rai Yoyo), Sky (Sky Tg24, Sky Cinema) E-Duesse (BoxOffice, Movie 4 Kids, BestMovie), QMi (Stardust), Experience IS, NetAddiction (Movieplayer.it, LegaNerd, Bigodino.it), it, Cinematographe, FilmIsNow, Lira TV e RadioFlash

L’ampio divario tra Nord e Sud:

“Il report “L’economia e la società del Mezzogiorno”, pubblicato ieri, invece – continua Gubitosi – rileva un divario sempre più ampio tra Sud e Centro-Nord, con una crescita del Pil sempre più in calo. La previsione di Svimez è che il Pil meridionale si riprenderà pochissimo, a causa anche degli “oltre 2 milioni di emigrati dal Sud tra il 2002 e il 2017. La ripresa dei flussi migratori è quindi “la vera emergenza meridionale, che negli ultimi anni si è allargata anche al resto del Paese. Il gap occupazionale del Sud rispetto al Centro-Nord nel 2018 sia stato pari a 2 milioni 918mila persone e si sta consolidando il doppio divario: dell’Italia rispetto all’Unione Europea e del Sud rispetto al Centro-Nord”.

Io non ci sto e non mi arrendo, anzi una delle mie prossime azioni è di girare tutto il Sud, di portare una possibile rivoluzione perché ce la possiamo fare. L’appello è proprio capire meglio quello che sta succedendo con l’esempio di Giffoni. La precarietà e le lungaggini politiche e burocratiche sono la parte più complicata di questo percorso. Come si fa a non essere felici che Giffoni sia diventata una vera e propria industria della cultura che lavora tutto l’anno? Come si fa a non essere felici che nel 2021 potranno lavorare non meno di 300 giovani qui in quest’area dove si è anche contenti di lavorare?”

Coinvolgere i ragazzi e investire nel piano industriale di Giffoni:

Sono domande alle quali bisogna dare delle risposte urgenti. Non siamo più solo un festival, non siamo più solo un’azienda culturale e dentro a queste due ben precise anime regna impetuosa l’innovazione creativa e digitale. Un mondo in fermento che potrà dare a tanti una risposta concreta alla fame dei nostri giovani. Investire più risorse nel piano industriale di Giffoni – da qui ai prossimi anni – significa dare l’opportunità di creare nuove produzioni di contenuti legati al cinema e ai new media, sviluppare nuove competenze per i giovani che vengono qui ad apprendere strumenti digitali e non, creare contenuti per le varie industrie. Tutto questo significa attrarre nuove risorse per creare eventi tutto l’anno, coinvolgendo più studenti in attività didattiche, curriculari ed extracurriculari, attraendo aziende ed investimenti sulle capacità creative delle nuove generazioni, facendosi catalizzatore e hub per il Mezzogiorno di tutti gli altri centri creativi e culturali.”

Le conclusioni:

Gli investimenti su Giffoni, se aumentati, possono moltiplicare l’intero indotto sul territorio ed il ritorno economico che non è solo tale ma è anche sociale, culturale, ambientale e territoriale. Si parla sempre più spesso di impact economy, di come le risorse investite sulle persone, sui loro valori e sulla capacità di creare connessioni possano generare un ritorno che non è solo monetario ma anche sulla qualità della vita, cosa su cui il nostro Paese – soprattutto il sud – ha una fama internazionale. Se siamo riusciti a resistere e fare tanto con poche e precarie risorse, cosa potremmo fare avendo più risorse e stabilità?