Dente, cantare giocando con le parole

Giuseppe Peveri, in arte Dente, è un cantautore italiano che per il suo stile viene spesso avvicinato dalla critica ad artisti come Lucio Battisti, Francesco De Gregori, Lucio Dalla, Ivan Graziani

denteDente, nato a Fidenza (Milano) nel 1976, inizia la sua carriera come chitarrista dei Quic e nei La Spina fino al 2006, quando decide di intraprendere una carriera da solista, esordendo con il disco Anice in Bocca. A questo primo lavoro seguono Non c’è due senza te (2007), L’amore non è bello (2009), vincitore del Premio Italiano della Musica Indipendente per il miglior album, Io tra di noi (2011) e Almanacco del giorno prima (2014). Sin dagli inizi, Dente fa notare la sua predilezione per i giochi di parole nei suoi testi, alcuni più e altri meno immediati, rendendoli ”leggeri e impegnati”, mascherando così temi forti e personali.

Uno degli esempi più lampanti è nel brano Cuore di Pietra, estratto dal suo terzo lavoro di Dente, che nasconde al suo interno il nome di otto pietre preziose:

”Cuore di pietra preziosa
fa che non ti rubino la voce,
fa che non si parli mai di-amanti,
già-da tempo non ci penso più.
Per-la tua gonna turchese
per i fogli e le-matite
io so-da-lì-te non ti muovi
anche se io ho-palesemente
voglia di te”

Particolare è anche la struttura del ritornello della canzone Giudizio universatile, che attraverso una struttura che risulta circolare viene unita la parte finale del primo verso con la parte iniziale del secondo:

”Giudica tu,se il cielo sta venendo giù-dica

tu, se il cielo sta venendo giù”

Dente ama essere un paroliere ”alla Mogol”, meno aulico, ma allo stesso modo efficace; significativo è un altro brano contenente giochi di parole, come lascia intuire il titolo, è La settimana enigmatica, che nei vari versi nasconde un indovinello. La soluzione si ottiene analizzando due strofe:

”Chi mi guarda allo specchio

chi si imbuca ha appena preso la patente

hai abboccato a una cosa che non è una bugia”

In questa prima strofa le soluzioni sono io, ovvero chi mi guarda allo specchio, T, ovvero il simbolo del segnale stradale che indica una strada senza uscita, dove si potrebbe “imbucare” chi ha appena preso la patente, e l’amo.

”Sei una luna di Giove

tutto ciò che possiedo,tutto quello che ho

è un ciclope coi lati uguali in mezzo al cielo”

In questa seconda strofa le soluzioni sono io, satellite di Giove, mio, ovvero tutto ciò che possiedo, e Dio, simboleggiato da un occhio dentro un triangolo; unendo le soluzioni trovate si ottiene la frase ”io ti amo, io mi odio”. Inoltre la canzone contiene un ulteriore gioco di parole, ovvero una frase contenente un doppio significato:

I re ne vogliono di più semplici” che diviene ”Irene voglio nodi più semplici

foto dente

Irene, la sua musa ispiratrice, compare in quasi tutti i dischi di Dente: se al titolo della canzone Scanto di sirene, che contiene il verso «Sai cosa significa un nome con due E?», si tolgono le S, si ottiene Canto di Irene; inoltre il nome compare esplicitamente nei brani La presunta cecità di Irene e La presunta santità di Irene.