Cappella Madonna di Costantinopoli a Coperchia, ieri la possibilità di visitare il cantiere di restauro



Ieri, domenica 23 marzo, vi è stata l’apertura straordinaria del cantiere di restauro della cappella Madonna di Costantinopoli a Coperchia: gli affreschi della cappella, ad opera di Michele Ricciardi, sono stati affidati alle cure della Cartusia – Restauro e Conservazione

Il parroco don Giuseppe Giordano ha organizzato, in collaborazione con la Soprintendenza ai BSAE di Salerno e Avellino e la Cartusia – Restauro e Conservazione, l’apertura del cantiere di restauro degli affreschi della volta della cappella Madonna di Costantinopoli, all’interno della chiesa Santa Maria alli Mazzi di Coperchia.

L’importante opera di restauro del ciclo di affreschi, creati da Michele Ricciardi nel 1704, della cappella Madonna di Costantinopoli è stata affidata alla cura della Cartusia – Restauro e Conservazione, con sede a Salerno, in via Eugenio Caterina 44.

L’evento si è tenuto ieri, domenica 23 marzo, dalle ore 9:30 alle ore 12:30 e dalle 15:00 alle 17:00 e ha visto una grandissima affluenza di pubblico, specie durante la mattinata, accorsa in massa per osservare questo capolavoro pittorico.

Cappella Madonna di Costantinopoli

Nel  corso della giornata vi è stata l’opportunità non solo di seguire un’attenta e precisa spiegazione del ciclo di affreschi, con tanto di video-proiezioni, da parte del professor Vincenzo Aversano, ma anche di visionare da vicino i dipinti: infatti è stato possibile accedere ai ponteggi del cantiere di restauro.

La serie di affreschi di Michele Ricciardi, come spiegato dal prof. Aversano, è fortemente allegorica: al centro della volta i tre riquadri più importanti rappresentano, partendo dall’entrata della cappellina, l’allegoria della Chiesa cattolica, l’Assunzione e l’Incoronazione della Vergine e, infine, l’affidamento di Coperchia a Cristo risorto da parte della Vergine con le Sante Caterina d’Alessandria e Lucia. Le unghie e i pennacchi laterali raffigurano, sempre in senso allegorico, le Beatitudini, le Virtù cardinali e altre Virtù minori. Insomma, una guida e un monito ai fedeli sul comportamento del buon cristiano. Un’assoluta novità artistica è l’accostamento di allegorie diverse, ma complementari, all’interno di singoli riquadri dipinti; licenza che il Ricciardi si concesse data la committenza laica dell’opera da parte della famiglia Galdi, che non lo vincola a rigorosi schemi ecclesiastici, e viene omaggiata con lo stemma dipinto inserito tra gli stucchi che decorano la volta.

Dopo la visita agli affreschi, Antonio D’Elia della Cartusia – Restauro e Conservazione, si è intrattenuto ai microfoni di Zerottonove, per spiegarci nel dettaglio il complesso lavoro di restauro della cappella Madonna di Costantinopoli: “Questo tipo di cappella è un unicum della zona, è un insieme pittorico e architettonico: infatti, oltre a unghie, pinnacoli e riquadri centinati, si possono osservare una serie di stucchi che rappresentano angeli e lacemi floreali. Il tutto è stato realizzato con la tecnica dell’affresco, quindi, dipinto direttamente sul muro, anche se si tratta di una tecnica leggermente modificata rispetto a quella del XVI secolo: l’intonaco, difatti, è leggermente secco, da qui il nome tecnico di “mezzosecco“. Quando siamo giunti in questa cappella Madonna di Costantinopoli – ha proseguito D’Elia – l’abbiamo trovata davvero molto rovinata, soprattutto a causa del terremoto del 1980; in alcune zone le infiltrazioni d’acqua avevano portato alla costituzione di nitriti e nitrati. Quindi, abbiamo dovuto procedere a un lavoro di disinfestazione, pulitura ed estrazione di questi sali tramite impacchi; abbiamo dovuto ricucire, nel vero senso della parola, delle lesioni gravi, con delle barrette di vetroresina. Anche gli elementi in stucco erano in cattivo stato, abbiamo proceduto alla pulizia e ricostruzione, pure con un’opera di consolidamento, cioè, una serie d’iniezioni per riempire delle sacche di vuoto che si erano create. Credo che i lavori di restauro – ha concluso D’Elia – saranno finiti entro un paio di mesi“.

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