Home Territorio Battipaglia Battipaglia, arresti e perquisizioni: accuse per omicidio aggravato dal metodo mafioso

Battipaglia, arresti e perquisizioni: accuse per omicidio aggravato dal metodo mafioso

0
Battipaglia, arresti e perquisizioni: accuse per omicidio aggravato dal metodo mafioso

Nel corso di una conferenza stampa alla Procura della Repubblica verranno illustrati i particolari dell’imponente operazione dei Carabinieri di Battipaglia

Dalle prime ore della mattina, i militari della Compagnia Carabinieri di Battipaglia stanno eseguendo una serie di arresti e perquisizioni, anche in altre città d’Italia, in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal GIP di Salerno su richiesta della locale Procura Distrettuale Antimafia.

Dei cinque indagati, quattro già erano detenuti per altro; il quinto, unico libero, era di fatto irreperibile fino al suo rintraccio e arresto, che ha richiesto un particolare e costante impegno della PG delegata all’esecuzione.

I cinque sono indagati per l’omicidio di Aldo AUTUORI, aggravato dal metodo e dalle finalità mafiose, eseguito a Pontecagnano Faiano la sera del 25.08.2015.

Le indagini, coordinate dalla DDA di Salerno, hanno permesso di individuare in M. F. e B. E. i mandanti dell’omicidio e nei restanti tre gli organizzatori dell’agguato mortale. Più precisamente, questi i ruoli:

  • M.F. e B.E., ai vertici del clan Pecoraro-Renna, operante nella Piana del Sele, quali soggetti mandanti che avevano decretato la morte di Aldo AUTUORI perché quest’ultimo, una volta uscito dal carcere, nell’anno 2015, allestiva una serie di attività ritenute di intralcio al predominio, sul territorio, del predetto clan. I due, in considerazione dei vecchi rapporti che legavano il clan Pecoraro-Renna al clan Cesarano, operante in Castellammare di Stabia, si rivolgevano a D.M.L., detto “O Profeta” , elemento apicale del citato clan, per chiedere la collaborazione per l’esecuzione materiale dell’ omicidio;
  • D.M.L, quale intermediario tra i mandanti e gli esecutori materiali, in quanto a Sua volta si rivolgeva a M.F., capo indiscusso dell’omonimo clan, operante nella zona di Giugliano in Campania, che dava incarico per l’esecuzione materiale a T.A., alias “uomo della masseria”, e T.G., nei confronti dei quali però il Gip, non ritenendo il quadro gravemente indiziario, ha rigettato la richiesta misura cautelare (avverso tale parte dell’ordinanza questa Procura Distrettuale ha proposto gravame;
  • M.F., reggente dell’omonimo clan, all’epoca dei fatti sottoposto al regime della libertà vigilata nel Comune di Sulmona, dopo essere stato più volte contattato e raggiunto presso quel centro da D.M.L., forniva a quest’ultimo la disponibilità dei suoi uomini per l’esecuzione di tale delitto;
  • C.S., stretto collaboratore di M.F., faceva da tramite con D.M.L.

Il movente è da ricercare nella lotta per il controllo del settore dei trasporti, allora di forte interesse per il clan PECORARO-RENNA, di cui i primi due indagati erano figure verticistiche; settore in cui l’AUTUORI Aldo, dopo la sua scarcerazione, tentava di reinserirsi senza “rispettare” la posizione di predominio, ormai raggiunta dagli altri.

Le indagini hanno dimostrato il forte legame tra M.F. e B.E. con D.M.L. (esponente di spicco del “clan CESARANO”), tanto da consentire ai primi di chiedere l’aiuto al secondo per eseguire l’omicidio; infatti, le indagini hanno appurato che quest’ultimo, a sua volta, si rivolgeva, per il tramite di C.S., all’epoca e fino a ieri libero, a M.F., capo dell’omonimo clan, e ai sicari di quel gruppo.

Di fondamentale importanza, ai fini della ricostruzione del grave quadro indiziario, sono state le informazioni e le fonti di prova tempestivamente trasmesse dalla Procura Distrettuale Antimafia di Napoli.

Le indagini hanno dimostrato come i vari clan in questione avevano allacciato strettissimi rapporti al fine di incrementare e consolidare il controllo sui rispettivi territori di competenza, scambiandosi reciproci favori, come nel caso dell’omicidio di Aldo AUTOURI.