Alesio: la maschera tipica di Sarno

Alesio è la maschera tipica della città di Sarno. Un personaggio che evidenza la cultura e le tradizioni del paese.

Ogni città con una cultura, una tradizione, e un Carnevale che si rispetti possiede una maschera simbolo che rappresenta il proprio paese. Infatti non tutti sanno che anche Sarno ha la sua maschera e il suo nome è Alesio. Al vederlo può ricordare Pulcinella, ma in realtà lui stesso, nelle sue apparizioni carnevalesche, narra una certa paternità con i Cetrulo di Acerra e definisce il personaggio napoletano come suo cugino. La sua storia va pari passo con quella dell’Agro Nocerino-Sarnese, terra di unione delle due grandi città campane (Napoli e Salerno) delle quali ha condiviso tutti gli avvenimenti storici più importanti come l’invasione borbonica del 1799.

AlesioTra le sue caratteristiche c’era l’incedere tra la folla con un fischio sibilante piegandosi ritmicamente sulle ginocchia. In questi suoi gesti veniva imitato da un gruppo di giovani che lo precedevano e lo seguivano.

Il suo volto è dipinto con due colori, l’azzurro e il giallo: il primo indica l’infinito e la vita, perché è il colore del cielo; il secondo, invece, indica i territori sotterranei e la morte, perché nell’antichità i morti venivano dipinti di giallo. Quindi, le due tonalità indicano l’eterna sfida tra la vita e la morte. Alcuni invece ritengono che il volto rappresenti il sole e la luna che ha comunque la medesmia simbologia dualistica tra la luce e l’oscurità.

Anticamente il carnevale a Sarno si chiude con la “Morte del Carnevale” che nel martedì grasso, alla fine della festa viene processato e condannato ad ardere in piazza, utilizzando il fantoccio di Alesio. Un narratore leggeva il suo testamento che verrà riportato qui di seguito dove si possono evincere tutte le caratteristiche del paese.

“Alesio, maschera di Sarno, prima di essere bruciato in piazza, quando ha visto che doveva morire ha implorato di avere ancora un’ora di tempo per fare testamento.

  • A mio padre, re del lardo e della cotica, lascio i trenta maiali del porcile di Castagnitiello.
  • A mia madre regina delle scrofe, lascio il moggio di ulivi al Cantariello.
  • A mia sorella regina delle pacchiane, che si è sposata senza che io potessi vederla, lascio la sottana di mia nonna che non ha mai usato.
  • Voglio che le mie budelle siano cosi divise: lascio i peli duri come setole al calzolaio di via Laudisio.
  • Ai litigiosi di Piazza Municipio lascio i miei testicoli.
  • A Michele il sordo lascio le mie orecchie.
  • Lascio la mia lingua a coloro che parlano sempre della gente di Sarno, e fanno continuamente cause.
  • Al macellaio di cappella vecchia lascio il mio intestino perché ne faccia salsicce.
  • Ai contadini di Episcopio i femori, perché si facciano il brodo durante la pioggia.
  • Alle donne di Sarno lascio i miei lombi per le notti insonni.
  • Ai bambini la vescica per fare palloncini, alle ragazze la coda, ai finocchi i muscoli.
  • Lascio i talloni ai corridori e ai cacciatori, ai ladri lascio le unghie e a colui che sta leggendo il mio testamento lascio la corda che porto sempre con me, perché ci si leghi il collo per impiccarsi.”

Alesio

Oggi la tradizione della “Morte del Carnevale” non è più attiva. Al suo posto, da qualche anno viene proposto il carro allegorico dedicata alla maschera Sarnese. Oltre a valorizzare l’immagine del personaggio tipico, i figuranti  a seguito formati da cantanti, ballerini e attori ripropongono la storia della maschera e la storia del paese. Un vero spettacolo emozionante ricco di cultura, tradizione e sapori della terra nostra. Infatti il Presidente Buonaiuto dell’Associazione Carnevale Sarnese ha dichiarato: “Che sarebbe il Carnevale Sarnese senza la nostra amatissima Maschera di Alesio? Probabilmente una manifestazione carnevalesca come tante altre delle città vicine: incolore e insapore. Invece con Alesio è tutto diverso, è il simbolo stesso della nostra millenaria comunità, come un sigillo di antica nobiltà posto sul Carnevale, perché sono poche le città che possono vantare una propria maschera, e Sarno è una di queste poche.