La Città di Salerno chiude i battenti: sciolta la società e licenziati i 13 dipendenti. Ne abbiamo discusso con Piero delle Cave, giornalista e portavoce del comitato di redazione del quotidiano salernitano

Scioglimento volontario anticipato della società editrice, sospensione delle pubblicazioni della testata e licenziamento dei 13 dipendenti del giornale. Questo il triste epilogo de La Città. La decisione è giunta martedì 12 febbraio quando i giornalisti, dopo dieci giorni di sciopero, si sono recati presso la sede della redazione e hanno trovato le porte chiuse. Un’amara scoperta che mette in allarme il mondo della libera informazione.

La nota della società

La società in una nota diffusa nella medesima giornata di martedì, aveva parlato di una “sofferta decisione” sottolineando: “i soci di Edizioni Salernitane considerando che sono di fatto impraticabili accordi credibili, perseguibili e duraturi per la riduzione dei costi della società e in particolare la riduzione del costo del lavoro (che rappresenta circa il 70% dei costi totali) a seguito dell’impossibilità di interloquire in modo civile e costruttivo con le rappresentanze sindacali, venute meno le condizioni per un riequilibrio delle passività aziendali e il raggiungimento dello scopo sociale, hanno deliberato lo scioglimento della società nominando come liquidatore Giuseppe Carriero, già direttore amministrativo, dando ampio mandato per una eventuale trattativa per la cessione della società”.

Abbiamo cercato di fare il punto della situazione discutendo con il giornalista Piero Delle Cave, portavoce del comitato redazionale del quotidiano salernitano.

Intervista Piero delle Cave

L'intervista a Piero delle Cave, gioranlista e portavoce del comitato di redazione de La Città di Salerno.

Pubblicato da Zerottonove.it su Giovedì 14 febbraio 2019

“Quella di martedì è stata una giornata catastrofica per questo giornale che è da più di 20 anni su piazza e rappresenta la città e la provincia di Salerno. Martedì è giunto il punto di rottura di una trattativa sindacale che è la diretta conseguenza di un piano che ha origini abbastanza lontane. La cosa che è successa a noi martedì può assumere una valenza più ampia e investire l’intera categoria perché potrebbe accadere a qualunque rappresentanza sindacale o redazione giornalistica” ha dichiarato in apertura il giornalista Piero delle Cave.

La vertenza La Città in realtà non nasce dieci giorni fa ma risale al novembre 2016 quando il Gruppo L’Espresso vendette la testata alla società Edizioni Salernitane. “Quella vendita aveva una valenza non solo economica ma in quel momento e su questo territorio rappresentava anche un segnale politico. Mi piace ricordare che a quel tempo fu venduta anche il Centro di Pescara per cui l’Italia Centro Meridionale veniva totalmente abbandonata ed è lì che nasce il lento declino che ha portato all’epilogo del 12 febbraio” ha aggiunto delle Cave. 

Le rappresentanze sindacali

“Quanto sta accadendo ai giornalisti e poligrafici del quotidiano ‘La Città di Salerno’ è di una violenza ed una gravità inaudita e rappresenta una minaccia concreta al pluralismo e alla libertà di stampa”. La dura denuncia arriva dalla Cgil Campania e dalla Cgil Salerno.

“Staremo accanto ai colleghi del quotidiano La Città in tutte le sedi possibili. Cercheremo di trovare una strada percorribile, anche se, al momento, purtroppo, mi sembra già segnata”. Questo il commento di Claudio Silvestri, segretario del Sindacato unitario giornalisti della Campania.

Il Sindaco Vincenzo Napoli

“Rinnovo la mia vicinanza e solidarietà ai giornalisti del quotidiano La Città che stamattina hanno trovato le porte della redazione inspiegabilmente chiuse. Seppure ci possano essere vertenze sindacali in atto, questi non sono certo i modi per risolverle” ha dichiarato nei gironi scorsi il sindaco Napoli, da subito solidale nei confronti dei giornalisti.

L’Ordine dei Giornalisti della Campania

“La fuga degli editori de La Città sottolinea il presidente dell’OdG Campania, Ottavio Lucarelli è il peggior epilogo e mette a nudo un disegno che nulla aveva a che fare con la libera informazione”.