Home Attualità Regione Campania, tutela e rispetto degli animali: l'intervista al Gen.De Pascale

Regione Campania, tutela e rispetto degli animali: l’intervista al Gen.De Pascale

Covid-19
Aggiornamenti

Italia
169,302
Totale Casi Attivi
Updated on 23 October 2020 6:39
37,889FansMi piace
702FollowerSegui
1,500FollowerSegui
250FollowerSegui
980IscrittiIscriviti

Tag

Animali d’affezione e randagismo: la Legge Regionale n.3 della Campania dà voce ai bisogni e alle sofferenze degli animali. L’intervista al Generale Carmine De Pascale, consigliere della Regione Campania

Ogni giorno la cronaca ci aggiorna su terribili vicende, i cui protagonisti sono animali, animali d’affezione e randagi, che devono misurarsi a volte con la crudeltà dell’uomo e con il suo smoderato bisogno di prevaricazione. In una società complessa, ma ricca di mezzi tecnologici e di informazione, l’educazione dell’uomo al rispetto dell’ecosistema in cui è integrato e al rispetto delle specie viventi, con cui condivide lo spazio vitale non può conseguire un’importanza minore, anzi.

La sana convivenza tra l’uomo, le specie vegetali e quelle animali, non è soltanto indispensabile alla luce degli odierni mutamenti climatici. L’armoniosa convivenza tra l’uomo e gli animali, sulla base di un rapporto di rispetto e tutela verso questi ultimi “è indice di qualità del grado di civiltà raggiunto dalla società”.

La “Dichiarazione universale sui diritti degli animali” redatta dall’Unesco nel lontano 15 ottobre del 1978, considerava il rispetto degli animali da parte dell’uomo legato al rispetto degli uomini tra loro. Inoltre stabiliva nell’articolo 2. che “l’uomo, in quanto specie animale non può attribuirsi il diritto di sterminare altri animali o di sfruttarli, violando questo diritto. Egli ha il dovere di mettere le sue conoscenze al servizio degli animali”.

A tal proposito la Regione Campania nell’aprile 2019 ha fatto un passo avanti verso la tutela ed il benessere degli animali, in particolare quelli d’affezione. Il testo di Legge Regionale n. 3 dell’ 11 aprile 2019 è stato redatto dal Generale Carmine De Pascale, Consigliere dell’attuale Consiglio della Regione Campania e Presidente del Comitato regionale di Volontariato della Protezione Civile, per garantire agli animali quali cani e gatti, di proprietà o randagi, la tutela necessaria e le cure in caso di problemi di salute compromettenti per la loro vita. Ma non solo.

Il testo si articola in 27 articoli, con indicazioni specifiche in merito a competenze e doveri che Asl, comuni, Regione e proprietari di animali sono tenuti ad assumere. Abbiamo chiesto direttamente al Generale De Pascale quali siano gli effetti che questa legge ha avuto in un ambito, il rispetto degli animali, che ancora oggi non riceve le giuste attenzioni nella cultura generale.

  • Generale De Pascale, con la Legge Regionale dell’11 aprile 2019 n.3, la Regione Campania ha fatto un enorme sforzo per garantire agli animali liberi, randagi e di proprietà maggiore tutela per i loro bisogni fisiologici, etologici ecc. Questa legge promuove azioni volte alla realizzazione dei diritti degli animali d’affezione, tenendo fede alla “Dichiarazione universale dei diritti degli animali”. Cos’ è cambiato nelle nostre realtà e nei nostri comuni della Regione Campania dall’entrata in vigore di questa legge, rispetto alle misure applicate nei decenni precedenti?

“Questa legge io l’ho fortemente voluta perché erano anni che non veniva aggiornata la normativa del settore. Lo scopo principale che io ho perseguito è stato quello di stabilire un corretto rapporto tra persone e animali, soprattutto animali domestici, che noi chiamiamo animali d’affezione. Con questa legge ho cercato di stabilire le competenze e le relative responsabilità di Regione, comune, Asl e poi detentori o proprietari di animali. Numerose sono state le innovazioni che hanno riguardato questa legge, tra cui l’istituzione di un fondo per finanziare tutti i cambiamenti che noi abbiamo voluto apportare al sistema di tutela dei diritti degli animali”.

  • La Legge Regionale dell’11 aprile 2019 ha istituito una Commissione per i diritti degli animali d’affezione, che si riunisce ogni tre mesi. Quali sono i piani, i programmi e le azioni previste nei prossimi mesi per garantire continuità ai provvedimenti già messi in campo?

“Questa legge si prefigge lo scopo di aggiornare e modernizzare le strutture delle Asl sul territorio. Queste innovazioni in termini organizzativi prevedono un diverso trattamento degli animali. In passato gli animali, es. gli animali randagi, venivano immessi direttamente nei canili. Con questa legge invece prevediamo che l’animale venga prima curato, con trattamenti di primo e secondo livello, cioè un trattamento di base e specialistico presso le Asl. Pertanto è stato necessario anche adeguare le Asl per poter effettuare questi trattamenti sanitari. Sono le stesse Asl che lanciano campagne di adozione e di affidamento. Perché ho sempre considerato che il canile, per un animale, per un cane, sia l’ultima spiaggia dove dover andare e in ogni caso se ci dovesse andare, deve rimanervi il minor tempo possibile. Ritengo che l’animale debba vivere in famiglia e se non è possibile, che possa vivere anche libero sul territorio.Quindi abbiamo anche lanciato la figura dell’animale libero e accudito sul territorio. Per quanto riguarda la Commissione, si tratta di una Commissione che vigila sull’applicazione della legge però preciso, che questa legge deve essere corredata da regolamenti che non hanno ancora visto la luce, un po a causa del lock-down e un po a causa della complessità del lavoro che ha dovuto tenere conto di proposte e suggerimenti provenienti dalle associazioni, categorie di medici veterinari e dagli stessi canili. Si sta pertanto lavorando su questi regolamenti, per cercare di organizzare e stabilire delle procedure che diano luogo concretamente a tutti gli atti previsti dalla legge. Nel testo della legge è possibile individuare i compiti e le responsabilità dei vari attori, degli enti istituzionali e dei proprietari. E’ stata prevista anche la creazione di un registro di tumori degli animali per interfacciare i dati con quello del registro tumori delle persone e dallo studio dei dati capire se su un determinato territorio ci sia un’incidenza maggiore di tumori. Inoltre è stato anche istituito un numero verde veterinario che funziona h24 (800 178 400) , che i cittadini possono contattare nel caso vedano sul territorio un animale ferito e permettere alle  Asl di intervenire”.

  • Tra i volontari ed i medici veterinari che lavorano nel settore vengono ancora sollevate diverse problematiche riguardanti la necessità di aprire ambulatori veterinari dell’Asl su tutto il territorio delle periferie. Altre problematiche riguardano la necessità di gattili comunali, controlli serrati sui canili per prevenire la formazione dei cosiddetti “canili lager”, organizzazione del volontariato con un’azione normativa, capace di regolarizzare la gestione degli animali in custodia e l’approvvigionamento degli strumenti essenziali come cibo, gabbie, gabbie-trappola e farmaci. Molti volontari danno la vita per salvare anime innocenti, tanti altri gestiscono “impropriamente” il proprio lavoro facendo subentrare interessi economici. Come si può ancora intervenire in merito a queste problematiche attuali?

Il volontariato animalista è una componente importante, che interviene laddove le istituzioni a volte mancano. Io ho sempre sostenuto e tutt’oggi cerco ancora di ampliare questo associazionismo animalista sul territorio regionale. Per le Asl sono anche stati finanziati tutti gli interventi strutturali, in modo da prevedere anche dei locali dove gli animali possono essere ricoverati, curati, accuditi e dati in affidamento. Per i canili la legge prevede anche le misure delle gabbie sulla base della taglia degli animali, prevede un registro d’ingresso e di uscita, prevede anche che ci sia un medico competente nominato dal canile sia privato che pubblico. Queste sono tutte innovazioni perché in passato veniva tutto tralasciato, pertanto si è avuto anche uno sfruttamento degli animali, ai fini di lucro e anche dei canili che non erano all’altezza di curare gli animali. Magari alcuni canili percepivano anche il sostegno regionale per ogni animale ricoverato, ma non tutelando la salute dell’animale stesso. E’ per questo che si è arrivati anche ai cosiddetti canili “lager”. La tutela dei diritti degli animali comporta anche il rispetto delle regole, e come ho detto, i canili devono rispettare rigorosamente delle regole per quanto riguarda lo spazio per i cani, la pulizia ed il medico competente deve esserne il garante. Dobbiamo esattamente sapere l’animale quando entra e quando esce, perché si sono verificati dei casi dove si continuava a percepire il finanziamento regionale e poi magari un animale era scomparso, deceduto da anni. Avere un registro delle entrate e delle uscite serve un po a controllare gli afflussi degli animali. Nel canile l’animale ci deve rimanere il minor tempo possibile. Non è quello il suo posto. Ormai abbiamo un buon 2/3 delle famiglie italiane che hanno un animale d’affezione e che nella scala dei valori affettivi familiari ricopre un ruolo importante, dando anche benefici in termini affettivi alla famiglia. Non bisogna far l’errore di utilizzare un animale come un peluche o come un giocattolo. Questo ci fa capire che bisogna anche un po diffondere la cultura degli animali, farne capire il valore e in che modo deve essere curato e tenuto nelle famiglie. Dal punto di vista pubblico dobbiamo conoscere i comportamenti che proprietari di animali devono avere, cioè dove possono accedere gli animali e quali sono gli animali, razze ritenute più pericolose che devono necessariamente tenere la museruola. Ciò è tutto indicato con precisione nella legge. Abbiamo anche previsto delle aree di accesso sulle spiagge: i comuni devono pubblicare quali sono le spiagge che consentono l’accesso agli animali per favorire un turismo familiare, per quelle famiglie che hanno un animale ed evitare così che si verifichi nel mese di luglio-agosto l’abbandono dello stesso animale. Poi in città abbiamo chiesto di prevedere delle aree nei parchi pubblici. I comuni devono adeguare le aree comunali a queste esigenze. Abbiamo valorizzato il registro regionale dell’iscrizione canina e abbiamo girato tanti comuni della regione con i camper dove abbiamo fatto queste iscrizioni nel registro regionale e l’impianto del microchip gratuito. Ci stiamo muovendo tanto, non è semplice perché diffondere, avvicinare la cultura delle persone verso il mondo degli animali comporta tempo ed energia a questa missione. Però abbiamo iniziato e continueremo con questo perché l ‘indice di civiltà di un popolo si misura anche su questo, sul trattamento degli animali. I miglioramenti ci cono stati e continueremo ancora di questo passo sperando che gli enti locali si attivino.

  • Altro punto importante è la mancanza di una cultura, come diceva Lei prima, riguardate l’idea del cane e del gatto come animale da compagnia. In molte comunità agricole e pastorali sul nostro territorio i cani vengono utilizzati come compagni di lavoro e non visti come animali da compagnia. Quali sono le azioni che si potrebbero mettere in campo per sottrarre gli animali allo sfruttamento e ad una gestione impropria? Tra questo vorrei precisare che anche gli stessi gatti molto spesso vengono accolti nei giardini per catturare topi, serpenti e lucertole, ma poi non vengono nè vaccinati, nè microchippati e sterilizzati e tutto va a discapito della loro salute.

Per quanto riguarda il diffondere la cultura, noi dobbiamo rendere evidente al pubblico quello che noi facciamo, quali sono le norme. Ci sono da promuovere nei comuni delle discussioni, dei confronti tra medici veterinari, cittadini ed istituzioni. Parlarne, comunicare significa diffondere questa cultura e se questo non avviene si rimane sempre con le conoscenze che si hanno e che sono quindi insufficienti. Sul territorio esiste questo problema della proliferazione dei gatti e le colonie feline spesso non hanno un titolare, cioè qualcuno che si assume un po la responsabilità delle colonie. Esse vanno poi censite e curate anche attraverso la sterilizzazione, altrimenti ne avremo una proliferazione incontrollata e questo non fa bene a nessuno. Ho già iniziato su alcuni comuni, ad esempio in un comune del napoletano stiamo realizzando una colonia felina che sarà una colonia controllata e accudita e abbiamo già iniziato il censimento delle colonie, titolando a dei responsabili queste colonie e stiamo procedendo con una sterilizzazione di massa dei gatti che vivono liberi sul territorio. Insomma sappiamo cosa fare, ma siamo in pochi. Bisogna diffondere la cultura affinché venga ampliata in maniera tale che ognuno sa cosa fare. Se ci si sottrae vedremo sempre dei cani legati, che vengono utilizzati per la guardia, tenuti in cattività, vedremo sempre dei gatti liberi ma non controllati e curati e allora c’è bisogno che attraverso la cultura, la comunicazione, il confronto la gente sappia che ci sono delle procedure da seguire, fino ad arrivare ad una corretta convivenza tra gli animali e noi stessi.

  • Alla luce delle recenti notizie di cronaca: abbiamo assistito alla morte di un cavallo nel parco della Reggia di Caserta, abbiamo avuto la segnalazione da parte dei turisti in Costiera Amalfitana riguardante gli asinelli costretti al trasporto di pesanti carichi e al maltrattamento di maiali in alcuni allevamenti in Italia. L’associazione animalista “Essere animali” ha mandato in onda al TG1 il 4 settembre 2020 un servizio che mostra immagini in cui la violenza in alcuni allevamenti in Italia è all’ordine del giorno. In futuro sono previsti interventi di controllo e delle misure normative a favore della tutela di altre specie animali, sia negli allevamenti che per quelli selvaggi, ad esempio i cinghiali, vittime ancora oggi dei selecontrollori?

La violenza sugli animali è punita ai sensi del codice penale.Quindi delle norme ci sono già, ma la crudeltà umana talvolta non ha limiti e bisogna effettivamente vigilare che non si compiano determinati atti di violenza o abusi sugli animali. L’episodio del cavallo che è deceduto, perché veniva impiegato ad una temperatura oltre 30° per il lavoro di trasporto con la carrozzella ne è un esempio. L’abitudine non ci fa rendere contro di determinate cose che non si possono fare. Io ho lavorato personalmente con i cani nelle mie missioni operative, erano esperti nell’individuazione dell’esplosivo affianco ad un militare.Ma nel deserto essi lavoravano fino alle 9 del mattino, poi non lavoravano nelle ore successive perché il caldo era così forte e non era il caso. Quindi il trasporto con la carrozzella o con il cavallo era assolutamente da vietare con un caldo del genere. E così con altre specie di animali, la violenza su animali, anche selvatici non è che può essere usata gratuitamente, ad esempio il caso dei maiali che vengono maltrattati, ci sono delle regole da seguire nel trattamento degli animali e certamente ogni abuso deve essere punito severamente. La legge lo prevede e quando noi siamo testimoni oculari o sappiamo di un abuso o una violenza su un animale dobbiamo denunciare prontamente, senza remore e nessuna esitazione, perché la sofferenza che ha l’uomo ce l’ha anche l’animale. Bisogna immaginare la violenza su un animale, bisogna immaginarla su se stessi per capire cosa prova.