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Questione Treofan, Sorial: “Dimostriamo a tutti di non cedere mai”

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Updated on 18 September 2020 12:38
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Sulla vertenza Treofan il Vice Capo di Gabinetto Giorgio Girgis Sorial ha parlato ampiamente sui social e commenta: “È solo l’inizio di un percorso in salita, ma dimostriamo a tutti di non cedere mai”

Le parole di Sorial sulla vicenda Treofan di Battipaglia

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battipaglia, treofan, sorialLa storia della Treofan di Battipaglia è l’ennesima avvenuta nel nostro paese negli ultimi vent’anni, e purtroppo molto simile a tante altre, da quando parecchi anni fa è iniziato un percorso di cannibalizzazione industriale da parte di istituti finanziari nazionali e grossi gruppi industriali internazionali.

Ma oggi, a differenza delle altre situazioni passate, abbiamo un epilogo differente.

La Treofan dal 1968 è un fiore all’occhiello del territorio di Battipaglia, in questo sito si producevano imballaggi per multinazionali.

Nel 2013 la Treofan apparteneva ad una cordata di fondi di investimento tra cui, con una quota del 40%, la Management & Capitali (M&C), finanziaria di Carlo De Benedetti, che nel febbraio 2017 arriva ad acquisire la maggioranza dell’azienda, ai tempi composta da Treofan Americas e Treofan Europe. Quest’ultima con due stabilimenti in Italia, a Battipaglia e a Terni, oltre che uno stabilimento tedesco.

Poco dopo la Treofan Americas viene venduta da M&C per 233 milioni di euro e ad ottobre del 2018 viene ceduta anche la Treofan Europe per 500.000 mila euro al gruppo indiano Jindal, operante in Italia attraverso lo stabilimento di Brindisi. Poche settimane dopo l’acquisizione la Jindal inizia una serie di operazioni sul portfolio ordini della Treofan, presumibilmente a vantaggio del sito Brindisi, per il quale, va ricordato, Jindal aveva ricevuto un finanziamento a fondo perduto di 12 milioni di euro, dalla Regione Puglia, per poterlo potenziare e sviluppare.

Appena un mese e mezzo dopo, il 10 dicembre 2018, l’azienda comunica ai lavoratori di Battipaglia l’intenzione di fermare la produzione. I lavoratori raccontano di un polo produttivo dove, fino a settembre 2018, andava tutto bene, di uno stabilimento che aveva un portafoglio clienti elevato e che produceva utili.

Da allora gli operai hanno iniziato un presidio in azienda. La battaglia dei lavoratori Treofan ha assunto nei giorni di dicembre 2018 un’importanza nazionale. Sono rimasti in presidio pure la notte di Natale, i lavoratori non hanno mai mollato, chiamando intorno alla loro vertenza tutti i responsabili istituzionali e politici del territorio. Il giorno di Santo Stefano il vice premier e Ministro dello Sviluppo Economico Luigi Di Maio è andato a trovarli al presidio per dare loro il massimo sostegno.

Di fatto è stata regalata alla Jindal che era un nostro competitor a cui stavamo togliendo quote di mercato’ dichiarava un lavoratore in presidio.

Pochi giorni dopo la Jindal ha inviato a tutti le lettere di licenziamento. La delusione e l’amarezza sono poi diventate rabbia quando la multinazionale si è finanche sottratta al confronto al tavolo sindacale convocato presso il Mise.

‘Noi siamo qui perché non vogliamo mollare questo stabilimento, perché ci appartiene, è nostro’ raccontavano i lavoratori in presidio continuo, giorno e notte, davanti ai cancelli della fabbrica.

Tutti i lavoratori, donne e uomini, hanno combattuto fin dal primo momento per impedire i licenziamenti, e opporsi alla scelta, tuttora incomprensibile, della Jindal di chiudere lo stabilimento campano, per portare tutta la produzione nel sito in Puglia ed in altri siti in Europa.

Il Governo si è prontamente interessato e seguito con attenzione la questione.

Abbiamo convocato dei tavoli ministeriali già dai primi giorni di gennaio, avviato tutte le interlocuzioni con il management e con i lavoratori, con l’istituto finanziario che aveva siglato l’accordo con gli indiani, preso contatto con l’ambasciata indiana in Italia e quella italiana in India, e ci siamo adoperati in quanto l’imprenditore che aveva rilevato la Treofan era irraggiungibile. Alla fine si è riusciti ad entrare in contatto diretto con l’imprenditore indiano e convocata d’urgenza l’ambasciatrice indiana in Italia presso il Ministero dello Sviluppo Economico, per richiamare l’imprenditore alle sue responsabilità sociali. Perché è inaccettabile chiudere un’azienda dopo tre mesi dall’acquisizione, visti anche i rilievi che potrebbero emergere in un’operazione di acquisizione che altera un mercato importante e ha effetti rilevanti sulla concorrenza.

Il Governo, nel corso dei tavoli tenutisi presso il MISE, e in ultimo all’incontro di mercoledì sera 27 marzo, ha spinto con forza verso la direzione della reindustrializzazione del sito produttivo, avanzando anche la richiesta di non escludere, tra i potenziali investitori, aziende del settore o di settori complementari con cui stabilire in futuro rapporti commerciali, e di non apportare alcuna modifica al sito prima della vendita.

Dopo tanto impegno e sofferenza da parte soprattutto dei lavoratori, e grazie alla determinazione di questo Governo, siamo perciò passati da una situazione di completa criticità, in cui unilateralmente l’azienda decideva di chiudere e licenziare tutti i dipendenti, a una situazione di speranza, che sebbene non facile, dà a tutti la possibilità di avviare un percorso di reindustrializzazione, fermando i licenziamenti e avviando una istanza cassa integrazione per reindustrializzazione, con l’obiettivo di mantenere l’unità produttiva, salvaguardare i lavoratori e tornare a produrre.

Dopo l’incontro al Mise, ieri al Ministero del Lavoro, lavoratori e aziende hanno firmato l’accordo per l’avvio di questo percorso e noi monitoreremo giorno dopo giorno che vengano mantenuti gli impegni presi 

Questo risultato si è potuto raggiungere grazie ai lavoratori, a tutti coloro che si sono attivamente prodigati e all’ottimo lavoro che ha fatto questo Governo, reintroducendo un utile strumento ovvero la cassa integrazione per reindustrializzazione che era stata cancellata dal Jobs Act. 

Sembrava impossibile e senza speranza. Stiamo dedicando tutte le nostre forze, fisiche e mentali a queste vertenze, e pian piano stiamo raccogliamo i risultati di tutto questo lavoro. È solo l’inizio di un percorso in salita, ma dimostriamo a tutti di non cedere mai.”

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