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Transiti Mediterranei, all’Unisannio la riflessione di Gad Lerner

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Updated on 30 September 2020 8:21
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Ultimo incontro del ciclo di conferenze Transiti Mediterranei, organizzato dal Demm dell’Università del Sannio. Ospite di spicco il giornalista Gad Lerner, che ha parlato di migrazioni e diritti umani

BENEVENTO – Si è tenuto oggi, presso l’aula Ciardiello dell’Università degli Studi del Sannio, l’incontro conclusivo, alla presenza del noto giornalista di origine ebraiche Gad Lerner, del ciclo di conferenze “Transiti Mediterranei”.

Il percorso, articolato in  dieci appuntamenti organizzati dal Dipartimento di Diritto, Economia e Metodi quantitativi dell’Università del Sannio e da Mediterraneo Sociale scarl, porterà ad ottobre all’avvio del master in “Manager delle imprese agro-sociali e delle reti territoriali “.

Transiti Mediterranei

Nel corso del convegno, che è stato moderato da Adriana Maestro, direttrice del Centro Studi di Mediterraneo Sociale scarl, è intervenuto il direttore del Dipartimento DEMM, Giuseppe Marotta, che ha ripercorso le fasi salienti di un cammino culturale avviato a Benevento con l’obiettivo di valorizzare la cultura materiale mediterranea attraverso le risorse del territorio, in alternativa ad un modello di economia standardizzata e globalizzata. Hanno portato il loro contributo anche Emiliano Brancaccio, docente di Economia politica dell’ateneo sannita, e il giornalista Nico De Vincentiis.

La conferenza si è aperta con due testimonianze di giovani migranti provenienti dall’Africa sub-sahariana con addosso il vissuto indimenticabile della drammatica traversata del Mediterraneo fino alle coste siciliane. Fuggiti dalla guerra, dalle persecuzioni, in Italia con lo status di richiedenti asilo, accolti a Napoli, presso l’Istituto Francescano La Palma, e presso il borgo sociale di Roccabascerana.

Gad Lerner ha interpretato storicamente gli accadimenti politici, sociali, culturali e religiosi relativi al Mediterraneo con ripercussioni a Nord e a Sud di quell’area, sin da quando un secolo fa i flussi erano invertiti e il decrepito Impero ottomano veniva mangiato a bocconi dalle potenze occidentali. “Per spartirsi quella fetta del mondo – ha spiegato Lerner – non bastava alimentare i nazionalismi locali  bisognava che i popoli trovassero il motivo per ribellarsi a una suprema autorità ormai in decadimento, facendo leva sull’aspetto religioso e alimentando nelle tribù del Golfo la convinzione di essere le uniche custodi del Corano. Gli Stati occidentali hanno impastato il nazionalismo di religione. Le antiche città mosaico  – ha continuato – come Aleppo, Antiochia, Beirut, Haifa dove si intrecciavano in una convivenza, anche problematica, culture differenti, sono diventate adesso Barcellona, Marsiglia, Napoli, Genova. In questa dimensione, il mezzogiorno d’Italia, la parte della Penisola più immersa nel Mediterraneo, sarà l’unica locomotiva possibile per il futuro se e quando ci sarà un ripristino dell’armonia. È necessario guardare con sensibilità – ha concluso – alla dimensione della sofferenza che sta accompagnando il flusso migratorio sul quale si spendono troppe parole di natura allarmistica. I numeri reali, i 50mila migranti arrivati dall’inizio del 2014, non giustificano le paure nei confronti di un fenomeno che seppur serio è governabile”.

Transiti Mediterranei

“La riflessione di Lerner – ha spiegato il prof. Emiliano Brancacciosi muove intorno alla dialettica tra due concezioni antagoniste del transito mediterraneo: da un alto l’allarme sociale che genera un rigurgito identitario, un tentativo di proteggersi attraverso l’idea di patria; dall’altro l’idea del transito come occasione di passaggio e di costruzione dell’identità dell’uomo cosmopolita affascinato dal cambiamento”. Per Brancaccio le condizioni affinché questa seconda idea di transito possa affermarsi non risiedono nelle istanze di progresso esaltate dalla globalizzazione capitalista.

Infine, Nico De Vincentiis ha esaltato il contributo al bisogno di armonia che possono dare i giovani. “C’è armonia – ha detto – tra i giovani migranti e i giovani che vivono l’accoglienza come progetto politico. I ragazzi che lavorano nelle imprese sociali raccontano la potenzialità del loro gesto rispetto al futuro”.

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