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Teatri di Popolo per la Relazionalità al CRS

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Updated on 4 August 2020 3:18
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Teatri di Popolo per la Relazionalità. La compagnia teatrale Teatri di Popolo per il suo prossimo spettacolo ha scelto alcuni interpreti dal CRS di Salerno; di seguito le interviste agli artisti 

[ads1]Il Teatro è una tra le più antiche attività umane.

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Le stesse ritualità che in maniera consuetudinaria andavano cristallizzando le prime espressioni del sentimento religioso, in un certo senso, avevano in sé il valore e il senso di Teatro.

Teatri di Popolo sta intagliando uno spettacolo partendo proprio dall’uomo, quello del popolo, quello vero nella sua completezza.

Così anche in ambito filosofico il Teatro conserva questa funzione ritualistica e attraverso quella che sarà definita catarsi aiuta lo spettatore nella canalizzazione dei flussi passionali, istintuali, cioè di quelle energie moralmente indifferenti che attraversano l’umano.

Tragedia dunque è mimesi di un’azione seria e compiuta in se stessa, con una certa estensione; in un linguaggio abbellito di varie specie di abbellimenti, ma ciascuno a suo luogo nelle parti diverse; in forma drammatica e non narrativa; la quale, mediante una serie di casi che suscitano pietà e terrore, ha per effetto di sollevare e purificare l’animo da siffatte passioni.
Aristotele

In questo il Teatro è relazionalità: dapprima ci si relaziona col sé, perché si impara ad identificarsi col proprio corpo nello spazio, poi con l’alterità di chi mi accompagna e, da ultimo ma soprattutto, con un io ideale, oggettivo ma non concreto, che è quel personaggio che dovrò essere.

Per il suo spettacolo “Della Trasgressione intorno alla Scuola Medica Salernitana”, l’Associazione Teatri di Popolo ha scelto interpreti dall’Unità operativa di Salute Mentale di Salerno (per comodità abbiamo titolato con l’acronimo di Centro Riabilitazione Sociale).

La scelta è vincente perché la storia che vuole raccontare – Trotula de Ruggiero e la Scuola Medica Salernitana – ha le sue radici storiche e ideologiche proprio nel Centro Storico di Salerno, in quel dedalo di strade in cui l’Unità Operativa è incastonato.

Noi di zerottonove.it abbiamo avuto il pregio di parlare con il regista Marco Dell’Acqua dello spettacolo e con i vari interpreti che lo costruiscono.

La prima persona con cui parliamo è Adriano, che ha cominciato tra gli altri come interprete ma ha dovuto presto dedicarsi alla regia, divenendo così aiuto-regista; ci racconta che in campo teatrale aveva già interpretato un ruolo ad Avellino, nella rappresentazione Miseria e Nobiltà, ma è la prima volta che si dedica alla regia.

Adriano è un ospite di questa Unità Operativa, dove anche dorme; tra le sue passioni c’è giocare a calcio e seguire la boxe: uno dei suoi amici ha giocato in campionati fino in Belgio.

Adriano ci racconta la sua storia, parlandoci dei suoi studi e dei trascorsi lavorativi e delle sue relazioni.
Per inciso: al momento non è fidanzato perché per una relazione ci vuole molta pazienza che, al momento, non c’è.

teatri di popolo
Adriano, Aiuto alla Regia

Il suo discorso procede per quadri, in maniera quasi cinematografica, mettendo in evidenza di volta in volta i particolari più importanti del suo discorso perché sia chiaro: le redini del discorso le tiene lui, ben salde.

Ci dice che in questa officina teatrale con Teatri di Popolo si trova bene e che questo spettacolo è “un’ottima cosa per spezzare il tempo”.

Ci offre della cioccolata, insiste perché io e i miei colleghi ne abbiamo un pezzo.

Tra i suoi compiti, come ci spiega, c’è offrire consigli al regista e ai colleghi: al primo suggerisce anche come scandire i tempi delle prove, per esempio i momenti di riscaldamento muscolare (a teatro non ci si scalda solo la voce!).

In ultimo, con delicata fermezza, mi dice di scrivere:

«A mia mamma, fra tutte le cose che le ho scritto, le vorrei mandare un fascio di fiori.
Gentilmente, floreale.»
Adriano.

Tra gli interpreti, Anna ci racconta il suo impegno in questo spettacolo con la compagnia Teatri di Popolo attraverso la sua passione per il teatro, infatti ci spiega che ha recitato parecchie altre volte.
Lei è tra le donne che saranno imprigionate dal Principe Gisulfo ( se non sapete di cosa parliamo è perché non avete letto questo articolo).

Il teatro l’appassiona perché la emoziona (parole sue) e la emoziona il pubblico in sala che si attenziona su di lei.

«Io non faccio teatro per me, lo faccio per le persone».
Anna.

Ciro invece ha molto più che la semplice passione per sentire suo questo spettacolo: lui è originario del centro storico di Salerno – grembo che ha gestato la Scuola Medica Salernitana – e ci spiega che questa storia lo affascina perché è avvenuta nei suoi quartieri.

Ci parla così dei luoghi della sua infanzia.

Lui frequenta il l’Unità Ospedaliera da tre anni, dove è impegnato in diversi laboratori che ci el

teatri di popolo
Ciro Mollo, Messo Papale

enca, e poi ci dice che “È arrivata questa comitiva di ragazzi che vuol fare teatro ed io mi sono lanciato: per me è la prima esperienza ma sta andando bene. Mi piace molto recitare”.

Ci dice di sé che si emoziona facilmente e che il suo personaggio – il messo papale – lo attrae molto perché gli ricorda le volte che andava in chiesa da bambino, quando “trovava una chiesa più familiare”.

“Sto qua e mi fa piacere: non vedo l’ora di portare questo spettacolo avanti” e specifica che “Come me anche a tutto il gruppo piacerebbe… – e Ciro a questo punto specifica il suo discorso dicendo qualcosa che mi ha fatto riflettere -… per portare a Salerno il messaggio che questo spettacolo porta”.

Sì, è così: noi siamo la Salerno della Scuola Medica Salernitana, che è figura leggendaria di integrazione e cooperazione tra culture, la Salerno del sano orgoglio identitario.

Dovremmo re-imparare dal nostro passato per ri-fare dell’integrazione la nostra fioritura migliore: questo non lo chiedo io, né lo chiede Ciro o l’associazione Teatri Di Popolo, ma lo urlano le ricchezze del nostro territorio, a cominciare dai mosaici della Cattedrale.

Della Comitiva di cui ha parlato Ciro – la compagnia teatrale Teatri di Popolo – è Giulio, un ragazzo che fa teat

teatri di popolo
Giulio Molino, Guardia armata

ro già da tempo ma è la prima volta che lo fa in questo modo così artigianale: “è la prima volta per me fare teatro così: creare la parte da zero insieme ai compagni. Interpreto una guardia che esegue gli ordini di incarcerazione del principe a danno delle donne straniere”.

Sembra un ruolo molto intenso, così gli domando se ha trovato dentro sé risorse per poterlo interpretare e ci racconta che il fulcro di questo personaggio – ma noi possiamo ampliare estendendolo a tutta la dinamica principale dello spettacolo – è la (difficile se non mancata) accettazione dell’altro, problematica che ha vissuto in prima persona e che attraverso questa esperienza può affrontare per migliorarsi.

Il Comandante delle guardie è interpretato da Enzo che al contrario di Giulio, non ha trascorsi da cui attingere per l’immedesimazione.

Il messaggio che attribuisce a questo spettacolo costruito con Teatri di Popolo è lo stare insieme, ma di sé ci dice che gli piacerebbe recitare in un teatro, magari interpretando Pulcinella perché “è un personaggio sempre allegro”.

«A me piacerebbe recitare in un teatro la parte di Pulcinella, perché del personaggio mi piace l’allegria…
il volto sempre allegro»
Enzo.

Il Principe Gisulfo è interpretato da Nicola, un ragazzo cattolico praticante.

Ci dice che “sono rimasto colpito dal Principe e dalla riconciliazione col popolo e spero sia un messaggio per tutti gli uomini di potere di cambiare qualcosa nel proprio cuore e associarsi e rimanere uniti a tutti.
Mi ha colpito la sua conversione e questo mi fa capire anche il mio passato e il mio presente.

Non mi colpisce che il personaggio abbia aiutato Nicola a scoprirsi: il teatro è ricerca e scoperta. Così gli domando cosa di nuovo ha trovato in sé e lui ci risponde che ha trovato la rappacificazione che non aveva da tempo e di conseguenza una maggiore apertura nei riguardi del mondo.

L’ultima interprete che ci offre la sua esperienza è Marinella, una giovane salernitana. Ci dice che questa esperienza le piace perché “ravviva molto il gruppo di Via Bastioni [dove è ubicato il centro, n.d.a.]” e l’ha vissuta come un’occasione di crescita e coesione, oltre che quale sprono.

«Ho visto una tensione molto forte nella recitazione e questo mi è piaciuto molto.»
Marinella

Lei interpreta la donna venuta dal mare e Hamal, donna intenta nella preparazione di medicamenti, ma tra tutte le femminili lei chiarisce di apprezzare particolarmente Trotula, per la sua forza e risolutezza.

Sicuramente noi saremo presenti alla prima proposta da Teatri di Popolo.
E voi?

Foto a cura di Federica Crispo

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