Home ZON News Stonehearst Asylum, regna la follia al Festival di Roma

Stonehearst Asylum, regna la follia al Festival di Roma

0
Stonehearst Asylum, regna la follia al Festival di Roma

Stonehearst Asylum, regna la follia al Festival di Roma

stonehearst asylum[ads2] Brad Anderson, regista di Session 9 e L’uomo senza sonno dirige il film Stonehearst Asylum presentato nella sezione Mondo Genere al Festival Internazionale del Film di Roma. Il cast promette bene ed è formato da Kate Beckinsale, Jim Sturgess, Ben Kingsley e Michael Caine, protagonisti di un’avventura all’interno di un ospedale psichiatrico, lo Stonehearst Asylum appunto, in cui i metodi di cura del dott. Lamb (Kingsley) sono più liberarli e meno invasivi di quelli del dott. Salt (Caine). Siamo a cavallo tra l’Ottocento e il Novecento e per la precisione la storia inizia la vigilia di Natale del 1899. Il giovane Edward arriva all’ospedale con lo scopo di svolgere un tirocinio di specializzazione. Dal momento in cui inizia il suo lavoro accadono strane vicende e a distrarlo dai suoi scopi professionali c’è la bella Eliza Graves, affetta da un disturbo psichico che le provoca avversione per il contatto umano e qualunque forma d’intimità.

La storia ruota intorno al discorso della follia e mostra quanto può essere contorta la mente umana e come questa possa costruire una proiezione della realtà che possa coinvolgere e mandare in confusione anche chi è sano di mente. Il mondo è come un uomo se lo mette in testa e le sue azioni sono una conseguenza di questa idea. Quello di Anderson è un gioco all’inganno in cui fin dall’inizio niente è come sembra e noi stessi siamo inghiottiti dal vortice della follia in cui tutto appare confuso.

La storia è gotica, malinconica con romanticismo ed è tratta dal racconto di Edgar Allan Poe, Il sistema del dott. Catrame e del Prof. Piuma. In effetti il nucleo intorno al quale ruota tutta la vicenda sono le divergenze  teoriche e pratiche fra i due psichiatri, i quali hanno approcci differenti rispetto ai malati e alle cure che andrebbero applicate. Si passa così dal considerare dapprima uno dei due positivo e l’altro negativo, per poi ribaltare ancora il giudizio, per giungere infine alla conclusione che entrambe le teorie possono essere considerate idonee e accettate semplicemente come due approcci differenti.

Ciò che insegna il film sostanzialmente è che nessuno è immune dalla follia e che una piccola forma di essa è presente in ciascuno di noi per certi versi.

La follia in effetti viene presentata per ciò che è, ovvero una forma di squilibrio che può tuttavia ricomporsi in qualsiasi momento, anche attraverso metodi non ortodossi, oppure con l’amore, come si vede osservando i due giovani protagonisti.

Il film non si presenta tuttavia dalle tinte fosche, benché il genere gotico lo richieda, ma piuttosto ironiche e a volte grottesche. Scade nell’ovvio con il finale, anche buffo, ma resta comunque un film godibile in cui il regista ha cercato di far bilanciare il discorso medico con quello amoroso.

Stonehearst Asylum con The Knick e altri film di genere simile o thriller, conferma quello del 2014 come il Festival della follia e del sangue, ideale per chi è affascinato dalla materia o dalla psicopatia.