Al liceo scientifico F. Severi di Salerno “Felicità e piacere: una storia contrastata”



Il 4 febbraio, al liceo scientifico F. Severi di Salerno, si è tenuto un incontro dal titolo “Felicità e piacere. Una storia contrastata”. Un tema fortemente attuale

Al liceo scientifico F. Severi di Salerno si è svolto un interessante seminario, dal titolo “Felicità e piacere: una storia contrastata”, che è stato organizzato con la collaborazione della sezione salernitana della Società Filosofica Italiana. Esso si colloca all’interno delle iniziative progettate per la selezione degli studenti liceali partecipanti alle Olimpiadi di Filosofia, promosse dal MIUR e dalla S.F.I nazionale, con l’obiettivo di sensibilizzare i giovani nei confronti degli studi filosofici e, in particolare, di valorizzare le eccellenze tra gli studenti.

Da questo punto di vista la scelta del tema, la felicità, non è casuale poiché, pur essendo vastissimo, è sempre attuale in quanto riguarda un’aspirazione propriamente umana. L’evento è iniziato con i saluti istituzionali del Dirigente Scolastico Caterina Cimino che si è mostrata particolarmente entusiasta dell’iniziativa e della qualità degli ospiti presenti. Intervengono rispettivamente Giuseppe Cantillo, Ordinario di filosofia morale presso la Facoltà di Lettere e Filosofia di Napoli “Federico II”, e Armando Massarenti responsabile del supplemento culturale domenicale del Sole 24 ore e autore del libro Istruzioni per rendersi felici. Come il pensiero antico salverà gli spiriti moderni. Assente, a causa di un imprevisto, Massimo Mori, Ordinario di storia della filosofia all’Università di Torino. Apre la discussione e modera Guido Cantillo, docente di filosofia e direttore del dipartimento di filosofia del Liceo F. Severi, ponendo l’accento sulla necessità di considerare il risvolto pratico della filosofia che è in grado di costituirsi come un “saper pensare”, un esercizio mentale incessante, e al contempo un “saper vivere”, fornendoci i criteri per realizzare una pacifica convivenza sociale.Locandina evento Severi

Prende la parola il professore Giuseppe Cantillo il quale richiama l’attenzione sul titolo del testo di Massarenti,  Istruzioni per rendersi felici, evidenziando come il “rendersi” permetta di cogliere il fatto che la felicità sia il risultato di una scelta di vita, di un dominio della propria personalità. Sottolinea quanto sia difficile fornire una definizione univoca del termine e del concetto di felicità. Le risposte elaborate dai filosofi a riguardo, dall’antichità alla contemporaneità, non sono state concordi. A tal proposito una delle prime “istruzioni”, indicazioni da tener presente consiste nell’abbandono della pretesa di trovare una risposta definitiva rispetto alla questione della felicità; è necessario salvaguardare l’esercizio critico del pensiero a partire da prospettive differenti.

Cantillo si sofferma su alcuni aspetti decisivi. Da un primo punto di vista la felicità può essere considerata in relazione al piacere e al dispiacere per cui essa sarebbe il risultato di un calcolo. L’utilitarismo, una corrente che si diffonde tra la fine del’700 e l’inizio dell’800, adotta il criterio del calcolo, della valutazione di ciò che ci conduce al benessere e alla soddisfazione dei piaceri. Considerando una prospettiva differente, muovendosi nell’orizzonte aristotelico, la felicità è il compimento del fine dell’uomo ovvero la conoscenza della verità. Nel medioevo la felicità è beatitudine, visione di Dio. La felicità non riguarda esclusivamente il singolo (felicità individuale), ma anche il rapporto tra soggetti e la costituzione dell’ordinamento civile (felicità sociale). Non possiamo essere pienamente felici se non rendiamo possibile la felicità e la realizzazione dell’altro e di una società giusta.

A questo punto la parola passa ad Armando Massarenti. L’autore illustra la natura e gli obiettivi del testo. Il titolo rappresenta il rovesciamento del libro di Paul Watzlawick dal titolo Istruzioni per rendersi infelici; il rovesciamento è apparente, in quanto Massarenti sostiene che gli autori che hanno trattato al meglio il tema della felicità sono stati coloro che condividevano una visione pessimistica della natura umana. Il libro di Watzlawick  fornisce una serie d’istruzioni che, se attuate, renderebbero la vita infelice. Rovesciando il libro è possibile ritrovare le massime dei filosofi antichi. Le varie scuole dell’antichità, in particolare quelle dell’ellenismo, condividevano un tratto comune:  l’esecuzione di esercizi quotidiani di pratica filosofica per ottenere una tranquillità interiore. Essere filosofo, in questa prospettiva, implica, non solo lo studio, ma anche la scelta di un preciso stile di vita che non comporti l’isolamento e il distacco dalla realtà quotidiana. Il libro, centrato maggiormente sulla filosofia antica, contiene uno spazio dedicato al dibattito affrontato dalle Neuroscienze. Emerge, principalmente, la convinzione che la felicità sia una costruzione attraverso la quale gli uomini rafforzano le proprie idee e per cui tutto ciò che proviene dall’esterno influisce minimamente sull’equilibrio interiore.

L’incontro termina con il dibattito scaturito dagli interventi degli studenti che testimonia la loro numerosa e attiva partecipazione.

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