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Sapri, sequestrati 5 km di reti abusive. Liberate centinaia di specie marine intrappolate

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Sapri, sequestrati 5 km di reti abusive. Liberate centinaia di specie marine intrappolate

I militari della Guardia Costiera del circondariale di Palinuro hanno recentemente sradicato 5 km di reti ”spadare” abusive; le reti sono state ritrovate a pochi metri dal porto di Sapri. Rischio ambientale e danni alla baia

SapriA centinaia le specie ittiche salvate e liberate dalla Guardia Costiera da una rete abusiva lunga ben 5 chilometri ritrovata proprio in prossimità del porto di Sapri; le reti erano state installate a pochissimi metri dall’imbocco portuario.

Stando al quotidiano on-line SalernoToday, a notarle è stato un gruppo di uomini a bordo di un peschereccio che ha prontamente avvisato le autorità competenti. L’operazione rientra nella lunga e logorante lotta all’abusivismo che ormai da anni soffoca e corrode il nostro Mar Mediterraneo.

Le manovre anti abusivismo sono iniziate nella giornata di lunedì, alle prime luci dell’alba, orario consueto per chi ha a che fare con le battute di pesca. Nel golfo di Policastro, i guardiacoste dell’ufficio Circondariale marittimo di Palinuro, diretti dal tenente di vascello Giovanni Paolo Arcangeli, dopo aver ricevuto la segnalazione si sono recati presso il porto di Sapri ed hanno sradicato completamente le reti abusive che ormai da tempo tenevano intrappolate molte specie marittime ritrovate quasi in fin di vita.

Le reti ritrovate dai militari della guardia costiera sono del tipo ”spadare”, la loro lunghezza era di circa 5 chilometri; questa tipologia di rete è stata da tempo giudicata illegale da molti paese europei a causa della sua pericolosità per molte specie marine. Infatti, normalmente utilizzata per la pesca degli spada, è in grado di intrappolare nelle sue fitte trame anche tartarughe e cetacei a rischio estinzione. Nonostante ciò, sono state posizionate sui fondali della baia di Sapri mettendo a rischio l’habitat ecologico limitrofe.

Naturalmente sono subito scattate da parte degli inquirenti le indagini per identificare i responsabili di tale gesto; in Italia l’abusivismo marittimo e l’utilizzo incontrollato di tale tecniche illegali di pesca è la prima causa scatenante la morte di centinaia tra delfini e cetacei di ogni tipo, mettendo a rischio la biodiversità dei nostri mari e trasformando i suoi fondali in una necropoli celata agli occhi di tutti.