Mercato San Severino: la staffetta dell’anfora del centro anti-violenza Malala

Malala
Ieri sera, a Mercato San Severino, si è discusso sul tema della violenza di genere intrafamiliare.

Ieri sera, a Mercato San Severino, si è discusso sul tema della violenza di genere intrafamiliare e del centro anti-violenza Malala

Nella serata di ieri al comune di Mercato San Severino si è tenuto un incontro per discutere su un tema molto attuale, ossia la violenza di genere, e per far conoscere una delle realtà territoriali presenti: il centro anti-violenza Malala.

Alla serata erano presenti: il Direttore Generale Azienda Speciale S6 Carmine De Blasio; il sindaco Antonio Somma; il Presidente CdA S6 Gianfranco Valiante; il consigliere alle pari opportunità di Salerno Anna Petrone; il Direttore del Distretto sanitario 67 dell’ASL di Salerno Rocco Basile; il Presidente VI commissione alle politiche sociali Consiglio Regionale Campania Tommaso Amabile; la coordinatrice del Centro Anti-Violenza Malala Marina Marinari; l’assessore alle politiche sociali (Mercato San Severino) Angela Boccia; l’assistente sociale e l’avvocato del centro anti-violenza malala Raffaella D’amico e Maria Pia Persiano; il direttore Centro Giustizia Minorile per la Regione Campania Maria Gemmabella; il Presidente del Tribunale per i Minori di Salerno Pasquale Andria; l’assessore alle pari opportunità Regione Campania Chiara Marciani e l’avvocato Carmensita Penna. 

La serata ha avuto inizio con l’intervento del Direttore Generale Azienda Speciale S6 Carmine De Blasio il quale in merito a queste realtà territoriali ha dichiarato:

“Questa è una tematica che in passato era affidata alla sensibilità e alla passione di associazioni e organizzazioni territoriali; da un anno a questa parte invece chi si prende carico di questa triste realtà è il centro anti-violenza che fino all’anno scorso risultava essere una realtà e una cultura sconosciuta a molti.”

Successivamente il Direttore, nel proseguire il suo intervento, ha spiegato a grandi linee quello che è l’iter che una donna vive nel momento in cui si reca in un centro anti-violenza come il centro Malala.

Spesso chi è vittima di violenza psichica, fisica o sessuale non riesce a trovare il coraggio di denunciare questi soprusi che sono oggi diventati una triste realtà; il primo passo che deve compiere chi subisce una violenza è proprio questo. In questo caso è di grande supporto il servizio che un centro Anti-Violenza può offrire.

Solo successivamente si può offrire alla persona (che nella maggior parte dei casi è una donna) un servizio di protezione, ossia permanenza in luoghi protetti, che offrono solidarietà e residenza temporanea a donne esposte alla minaccia di violenza fisica, psichica, sessuale.

L’ultimo passo che si compie è poi quello del reinserimento sociale e lavorativo per permettere e garantire alla persona che ha subito questi soprusi un futuro migliore.

Nel corso di questa serata vi è stata anche  una testimonianza di chi in prima persona ha vissuto la paura e la brutalità di questo fenomeno sempre più presente, che ha trovato (a differenza di molti) dopo tanto tempo, il coraggio di denunciare.

Successivamente si è data voce anche alle violenze sui minori e nello specifico alla violenza assistita. A tal proposito l’assessore alle politiche sociali Angela Boccia ha dichiarato:

Il tema su cui intendo soffermarmi è il tipo di violenza che si sviluppa in quelle famiglie economicamente disagiate facendo sopratutto riferimento alle famiglie in cui ci sono casi di tossicodipendenza, di gioco d’azzardo dove spesso il genitore sperpera l’intero stipendio in questo, venendo meno al mantenimento familiare. Ciò provoca quindi disguidi e disagi familiari che  troppo spesso si tramutano in violenza sulle donne e indirettamente sui minori che si ritrovano inconsapevolmente a vivere in un ambiente che non risulta più un nido familiare di protezione ma bensì un luogo di soprusi e violenze. Sono queste problematiche da non sottovalutare e per tanto i nostri uffici competenti se ne prendono carico. spesso per offrire un aiuto a questi minori e alle donne  in difficoltà bisogna spogliarsi di quella che è la carica istituzionale e dare voce a quelle che sono le capacità che possiede chi svolge questo tipo di servizio.