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Parte il progetto SARI_Campania: monitoraggio del Coronavirus nelle acque reflue

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Parte il progetto SARI_Campania: monitoraggio del Coronavirus nelle acque reflue
Immagine da Pixabay

Il progetto sperimentale SARI, promosso e coordinato a livello nazionale dall’Istituto Superiore di Sanità, punta al monitoraggio del nuovo Coronavirus nelle acque reflue. In Campania saranno ARPAC, CUGRI ed Istituto Zooprofilattico a coordinare il monitoraggio

Parte il progetto SARI_Campania, costola regionale del SARI (Sorveglianza Ambientale Reflue in Italia) promosso e coordinato a livello nazionale dall’Istituto Superiore di Sanità (ISS). Il progetto sperimentale monitorerà la presenza di tracce del Sars-CoV-2 nelle acque reflue quale indicatore della presenza dei contagi sui territori. In Campania è stata appena siglata una convenzione tra ARPAC, consorzio interuniversitario CUGRI (a cui partecipano la Federico II e l’Università di Salerno) e l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno per il coordinamento di questo monitoraggio. In sintesi, il SARI_Campania è un piano sperimentale di sorveglianza epidemiologica. Punta a fornire al sistema sanitario “allerta precoce” sulla diffusione del nuovo Coronavirus sul territorio regionale, in un’ottica di prevenzione e supporto alle misure di contenimento.

Le attività programmate sono regolate da un protocollo ufficiale elaborato dall’ISS, rimodulato in riferimento alle particolarità del contesto demografico e insediativo campano. La fase di avviamento consiste in un programma di campionamento e relative analisi di laboratorio per calibrare alcuni impianti pilota ritenuti statisticamente significativi dell’intero contesto regionale. La seconda fase, attivabile in base alle risorse disponibili e all’andamento della situazione pandemica, consiste nell’estensione del monitoraggio agli impianti di depurazione delle acque reflue ritenuti prioritari dalle autorità competenti. La diffusione dei risultati sarà curata dall’ISS, come avviene già per molti report inerenti al Coronavirus.

L’ARPAC è l’amministrazione capofila del progetto e ha già l’obbligo istituzionale di monitorare gli impianti di depurazione regionali. L’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Meridione, invece, è già attivo da tempo nella gestione dell’emergenza sanitaria. Il consorzio interuniversitario CUGRI infine, si occupa della previsione e prevenzione dei grandi rischi. Si tratta dunque dei soggetti istituzionali più qualificati a coordinare il progetto SARI_Campania, in una regione, la nostra, attualmente seconda solo alla Lombardia per numero di nuovi casi.