Peter Greenaway per una Lectio Magistralis ad Unisa

Questa mattina ha preso il via l’incontro tra Peter Greenaway e non soltanto l’Università, ma  Salerno tutta. Oltre la Lectio Magistralis, infatti, il regista sarà protagonista di una serie di eventi che vedono il suo lavoro e la sua opera come centro di interesse da parte delle istituzioni culturali salernitane, nello specifico la Fondazione Salerno Contemporanea con il Teatro d’Innovazione e Change Performig Arts.

Al teatro Antonio Ghirelli, Altoforno ex Salid, sarà infatti proiettato The Seventh Wave (La settima onda), liberamente tratto dalla Tempesta di Shakespeare dal 12 al 30 dicembre.

Nell’aula Magna dell’Università di Salerno invece Greenaway in persona ha presentato alcuni tra i suoi più recenti lavori, tenendo una lezione non tanto sul cinema, quanto sulla sua idea di cinema. Sono intervenuti il Prorettore dell’Università Maria Galante, la docente di Estetica professoressa De Luca e l’Assessore alla cultura del Comune di Salerno Ermanno Guerra.

Per spiegare l’idea di cinema di Greenaway si è partiti dall’assunto che così come la pittura è andata sempre più verso una disgregazione della visione unica e centrale a vantaggio di poetiche soggettive e astratte, così il cinema deve sganciarsi dal peso del testo e della narratività per poter essere il qui e l’ora (così come la pittura impressionista) e non opera nel passato riproposta all’infinito.

E ancora, interessa al regista cambiare anche i luoghi, l’architettura della ‘sala’, cioè trovare nuovi spazi per la visione, più coinvolgenti e che possano offrire più schermi su cui e attraverso cui guardare (questa molteplicità del punto di vista di un oggetto sembra invece di matrice cubista).

Il regista parte, lo si è capito, da una formazione come pittore, e così come un pittore poi passato al mezzo attuale delle arti visuali, cioè il cinema e la video-arte, cerca di rifondare secondo un suo particolare punto di vista il mezzo espressivo che gestisce elaborando nuovi linguaggi.

Per plasmare il nuovo cinema, dal momento che il vecchio cinema ‘è morto’, Greenaway utilizza così dei punti cardine che vanno per lui cancellati e ripensati: primo, il testo non deve più esistere come elemento fondativo per la realizzazione filmica; secondo, lo schermo stesso non ha più ragione di esistere come forma rettangolare su cui sono proiettate immagini che lo spettatore accoglie passivamente; terzo, l’utilizzo della camera andrebbe adeguata alle nuove tecnologie sperimentali; quarto, il cinema ‘non deve essere un parco giochi per gli attori’, cioè l’attore deve servire alla realizzazione filmica e non il contrario; ultimo, l’uso del nudo andrebbe rivisto, utilizzato in maniera più consapevole e funzionale.

Questi gli aspetti più interessanti che è sembrato di poter cogliere della lezione di questa mattina, parte della quale è stata incentrata sull’utilizzo dei nuovi media per interpretare e far ‘vivere’ dipinti, tele e affreschi. Ancora filo conduttore è la passione e gli inizi del regista alla scuola di Belle Arti. A quanti gli chiedono perché in definitiva non fa il pittore, ma il regista, lui risponde: ‘Perché i quadri non hanno colonna sonora’.