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“Perdere l’amore”, Ranieri continua a commuoverci

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Updated on 22 October 2021 14:21
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“Perdere l’amore”, uno dei brani più famosi della tradizione musicale italiana, con cui Massimo Ranieri vinse il Festival di Sanremo del 1988, nonostante le tante esibizioni e rivisitazioni riesce ancora oggi a far vibrare le corde dell’anima di chi l’ascolta

perdere l'amore“Devo tutto a Perdere l’amore. Una canzone con la quale avrei potuto guadagnare miliardi. Ma non me ne importava niente. […] Considero Perdere l’amore l’ultima grande canzone italiana’‘, dichiara Ranieri in alcune interviste.

Il testo di Perdere l’amore, scritto da Marcello Marrocchi e Giampiero Artegiani, venne proposto nel 1987 a Sanremo da Gianni Nazzaro, ma fu scartato dalla giuria. Riproposto l’anno successivo con arrangiamento curato da Rocco Tanica di Elio e le storie tese, che ne suona anche l’introduzione al pianoforte, non solo fu ammesso alla competizione, ma ebbe uno straordinario successo grazie alla vittoria del Festival e a un riscontro di pubblico netto e duraturo.

Un testo che non lascia spazio a fraintendimenti e che descrive in tutta la sua tragicità la fine di un amore, un amore maturo, intenso, devastante, che non a caso appartiene alla “sera” dell’esistenza e poco conserva dell’ottimistica forza di ricominciare che accompagna la fine delle relazioni adolescenziali.

“Non chiesi mai chi eri, perché scegliesti me”, una storia nata da scelte celate o passate in secondo piano per la voglia di conoscersi, scoprirsi, viversi, amarsi. Ma qualcosa improvvisamente si rompe, e sotto il cielo che aveva visto i due amanti felici non resta altro che un uomo solo e malinconico, che urla la sua rabbia, la sua tristezza, la sua incapacità di dimenticare e di rinnegare i sentimenti.

Provi a ragionare, fai l’indifferente
Fino a che ti accorgi che non sei servito a niente
E vorresti urlare, rinnegare il cielo
Prendere a sassate tutti i sogni ancora in volo
Li farò cadere ad uno ad uno
Spezzerò le ali del destino e ti avrò vicino

Perdere l’amore, maledetta sera
Che raccoglie i cocci di una vita immaginaria
Pensi che domani è un giorno nuovo
Ma ripeti non me l’aspettavo..

L’uomo, duramente ferito, fa di tutto per risalire dal dolore, dalla sofferenza provocata dai ricordi di un passato felice che sembra non aver lasciato traccia, dai sogni mai più realizzabili, da un destino che ha portato solo distruzione, lasciandolo solo a raccogliere i cocci di un amore che non si aspettava potesse perdersi e non ritrovarsi.

Non gli resta che prendere a sassate quei sogni che non smettono di riecheggiare nella testa e far male al cuore, intrappolato nel vuoto e nel grido disperato della malinconia.