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My God: la critica dei Jethro Tull alla religione convenzionale

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My God: la critica dei Jethro Tull alla religione convenzionale

My God è una splendida canzone del gruppo rock britannico dei Jethro Tull, pubblicata, per la prima volta, nel loro album di più grande successo, Aqualung.

Quest’album con il suo mix di hard-rock, folk britannico, strumenti di tradizione classica e la tendenza alla deformazione ritmica della canzone, risulta essere il disco più vario ed equilibrato della produzione della band con sonorità tese verso la distorsione elettrica e uno spiccato gusto per il riff.

Giungendo nello specifico a My God, si tratta di un brano dai frequenti cambi di ritmo, uno dei pezzi più apprezzati dai fans e meglio riusciti della band.

Il testo di My God è un’aspra critica alle religioni organizzate, in particolare si scaglia contro la Chiesa Anglicana: Anderson critica, nello specifico, la concezione dogmatica di Dio imposta dalla Chiesa che impedisce a ciascun uomo di sviluppare una propria concezione della divinità. Un brano, dunque, di satira decisa, sferzante, sul tema della religione come elemento di controllo sociale.

La canzone non è, però, nel modo più assoluto un manifesto anti-Dio o anti-religione, come molti erroneamente hanno pensato e pensano tuttora:

People, what have you done / locked Him in His golden cage. / Made Him bend to your religion / Him resurrected from the grave. / He is the god of nothing / if that’s all that you can see.
You are the god of everything / He’s inside you and me. / So lean upon Him gently / and don’t call on Him to save you / from your social graces / and the sins you used to waive. / The bloody Church of England / in chains of history / requests your earthly presence / at the vicarage for tea;

Gente cosa avete fatto / lo avete chiuso nella sua gabbia dorata. / Lo fate piegare alla vostra religione / Lui risorto dalla tomba. / Egli è il Dio del nulla / se questo è tutto quello che si può vedere. / Tu sei il Dio di ogni cosa / È dentro te e me. / Quindi chinatevi su di lui dolcemente / e non chiamatelo per salvarvi / dalle vostre buone maniere / e dai peccati a cui siete soliti rinunciare. / La Chiesa sanguinosa d’Inghilterra / nelle catene della storia / richiede la tua presenza terrena / al vicariato per il tè.

My God

Per quanto riguarda la musica il riff iniziale di chitarra acustica è immediatamente riconoscibile e tale strumento domina l’intera prima parte della canzone, con un ritmo cadenzato che evoca un’atmosfera cupa. Solo dopo quasi un minuto s’inizia a sentire la voce di Ian Anderson, mentre anche il pianoforte entra in scena, creando un duetto con la chitarra acustica (elemento tipico della musica dei Jethro Tull) fino a che, dopo circa 2 minuti, fa il suo ingresso la chitarra elettrica e iniziano pure i primi accenni di flauto traverso che avrà poi un ruolo da protagonista nell’eccezionale ed elaboratissimo assolo centrale, accompagnato, nella versione studio della canzone, anche da un coro che evoca i canti gregoriani. Tale assolo di flauto traverso, che ha qualcosa non solo di folk ma anche, di misterioso, di evocativo, ha il suo apice live nell’esibizione che i Jethro Tull tennero all’Isle of Wight nel 1970.

Dopo l’assolo, vero e proprio capolavoro musicale, la canzone riprende con questi versi:

And the graven image you-know-who / with His plastic crucifix / he’s got him fixed / confuses me as to who and where and why / as to how he gets his kicks. / Confessing to the endless sin / the endless whining sounds. / You’ll be praying till next Thursday / to all the gods that you can count;

E l’immagine scolpita di tu-sai-chi / con il suo crocifisso di plastica / lui ha lo fissò / mi confonde come il chi e dove e perché / di come egli ottenne i suoi calci. / Confessando al peccato infinito / l’interminabile piagnisteo. / Starete pregando fino al prossimo giovedì / a tutti gli dei che potete contare.

My God

La migliore spiegazione di My God ci giunge dall’autore stesso, in un’intervista rilasciata su Disc and Music Echo il 20 marzo 1971, in cui Ian Anderson dichiarò:

“My God non è una canzone contro Dio o contro l’idea di Dio, bensì è contro gli Dei e l’ipocrita gerarchia ecclesiastica; è una critica contro il Dio che loro hanno scelto di adorare. Mi lascia molto a disagio il fatto che i bambini vengano educati a seguire lo stesso Dio del loro genitori. Dio è l’idea astratta che l’Uomo sceglie di adorare; Egli non ha bisogno di essere adorato. Voglio dire che Egli ha solo bisogno di essere riconosciuto. I bambini sono cresciuti come ebrei, cattolici o protestanti solo per un incidente di nascita. Credo che questa sia una cosa presuntuosa e immorale da farsi. La religione crea una linea divisoria fra gli esseri umani e questo è sbagliato. Penso che sia estremamente sbagliato che ci venga fatto il lavaggio del cervello a scuola con un mucchio d’idee religiose. Dovrebbe stare a ciascuno di noi pensare e prendere le proprie decisioni. My God è un blues per Dio, nello stile di un lamento, giacché molte religioni operano come fossero un servizio sociale anziché un servizio spirituale”.

Il brano segna un punto d’arrivo e di partenza nella vicenda musicale dei Jethro Tull: da una parte si è raggiunto il miglior equilibrio possibile delle molteplici suggestioni sonore che da sempre caratterizzano il sound della band, dall’altro si è creato un illustre precedente per la tendenza creativa di Ian Anderson, sempre mirata alla diversificazione degli strumenti in gioco, del loro “ruolo” nei brani, ma anche alla moltiplicazione delle melodie, dei ritmi, delle tonalità.

Per ascoltare la versione studio di My God:  http://www.youtube.com/watch?v=-Kmq9uM4Mq0&hd=1

Invece, per ascoltare la migliore versione live del brano, eseguita dai Jethro Tull nel 1970 all’Isle of Wight con tanto di spettacolare assolo di flauto traverso di Ian Anderson: http://www.youtube.com/watch?v=1BJoLD6eG-4&hd=1

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Laureato in Lettere, curriculum Pubblicistica, il 25 maggio 2010 e poi in Filologia Moderna il 13 marzo 2013, Gerardo inizia la sua collaborazione con ZerOttoNove nel giugno 2013 occupandosi della cronaca e delle vicende politiche di Calvanico (sua cittadina di residenza), trattando dei più svariati eventi e curando la rubrica CanZONando che propone, di volta in volta, l'attenta e puntuale analisi dei migliori brani della storia della musica. Ex caporedattore di ZerOttoNove.it e di ZON.it, WordPress & SEO specialist, operatore video e addetto al montaggio (in casi estremi), Gerardo ha molteplici interessi che spaziano dallo sport alla letteratura, dalla politica alla musica all'associazionismo. Attualmente svolge l'attività di docente, scrittore e giornalista pubblicista.