Una frode fiscale articolata e capillare che dall’Agro nocerino-sarnese ha investito tutto il territorio nazionale. I risultati dell’operazione presentati al Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Salerno

Questa mattina il Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Salerno ha presentato in conferenza stampa i risultati dell’Operazione “Carpas Diem” che ha portato all’arresto di 5 soggetti accusati di frode fiscale nel commercio di carburante.

I Finanzieri della Compagnia di Scafati hanno notificato gli arresti domiciliari ai fratelli M. e R. M., G. S., L. B. e A. M., considerato uno dei migliori commerciali del Sud Italia nel settore e probabile principale ideatore del meccanismo fraudolento.

210 milioni di euro il valore del carburante immesso in totale evasione dell’importo del valore aggiunto, per un totale di 48 milioni di evasione in 4 anni, dal 2012 al 2015.

Le indagini della Guardia di Finanza, coordinate dalla Procura di Napoli hanno svelato un complesso sistema di società definite “cartiera”, in quanto soggetti impresari non reali e associati a prestanome spesso nullatenenti.

14 società che accreditandosi fittiziamente come “esportatrici abituali” tramite “dichiarazioni d’intento” sono riuscite ad approvvigionarsi di carburante dalle maggiori compagnie petrolifere senza il pagamento dell’I.V.A., rifornendo poi migliaia di “pompe bianche”, cioè non legate ad alcuna compagnia, su tutto il territorio nazionale.

Praticando prezzi inferiori alla media di mercato, questi distributori hanno operato una concorrenza sleale creando un “effetto distorsivo” su tutto il settore: gli unici due proprietari di pompe ad ora presenti nel registro degli indagati si trovano nell’Agro-nocerino sarnese.

L’intensa attività di investigazione ha permesso alla Procura di Napoli di tracciare la maggior parte dei movimenti fraudolenti effettuati, nonostante una manomissione e distruzione di contabilità attuata dalle società coinvolte.

Il GIP ha confermato la sussistenza delle procedure cautelari, emettendo oltre ai provvedimenti di arresti domiciliari per i cinque indagati, un sequestro preventivo per l’equivalente dei 48 milioni di euro evasi, riconducibili a 19 degli indagati.