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Il Siberiano non è solo un ricordo

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Updated on 9 August 2020 3:30
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Tre anni sono passati da quando Carmine Rinaldi, per tutti Siberiano, ha lasciato un vuoto incolmabile nella Curva Sud. Tre lunghi anni, eppure a pensarci sembra ieri. Ma non c’è giorno che il tifo granata, con passione, non commemori un suo figlio, un tifoso verace, indimenticabile ed indimenticato. Con quell’aria da guascone e quegli occhi di ghiaccio che nascondevano una grande umiltà. È ormai un cult per i vecchi e nuovi tifosi, la sua immagine che lo ritrae sorridente con la maglia della Salernitana da trasferta e lo sponsor Antonio Amato.

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Non è un caso che la Curva Sud ora porti anche il suo nome. Per quanto sia banale dirlo, è un simbolo di un calcio che non c’è più, di una curva unita che era tra le prime d’Italia, di un amore smodato per la maglia granata e per al sua città, la Salernitana e Salerno.

Un simbolo nel quale si riconosce la curva intera, un pezzo di storia della città. Ogni domenica il suo nome riecheggia nei cori e nei boati degli Ultrà Granata e rivive ogni emozione del tifo salernitano, come se a guidare la curva ci fosse ancora lui. Il “Siberiano” resterà vivo nel ricordo degli amici e degli avversari, perché la sua storia era conosciuta da tutti e lui era rispettato da tutti. Semplicemente una leggenda che tale resterà, per sempre.

“Voi che vivete liberi, voi che siete guidati dalla lealtà del vostro spirito, scolpite ne vostro cuore il nome di Carmine il “Siberiano” e narrate ciò che è stato”.

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