“Il futuro del fare”, un dialogo con Francois Burkhardt

Ospite a Salerno l’Arch. Francois Burkhardt, celebre Direttore del Centre Pompidou di Parigi e della rivista Domus

Cosa vuol dire costruire?

Qual è il ruolo dell’Architetto nella società odierna?

Come può riscattarsi l’Italia dal punto di vista artistico?

A rispondere a tali quesiti, è stato il Prof. Arch. Francois Burkhardt, il quale ha illuminato con la sua esperienza la Camera di Commercio di Salerno nella giornata del 21 ottobre.francois burkhardt

Dopo i saluti di Guido Arzano (Presidente della Camera di Commercio di Salerno) e gli interventi di Demetrio Cuzzola e Diego Granese, si è dato il via al dibattito con il celebre Direttore della rivista Domus, organizzato dall’associazione Atredea.

La posizione dell’Architetto in merito alla situazione in Italia è ben definita: nonostante l’Italia offra un repertorio artistico superiore a tanti paesi europei, l’organizzazione e la valorizzazione non è all’altezza.

Per Burkhardt il problema risiede soprattutto nell’eccessiva frammentazione degli Enti Culturali, i quali spesso abusano delle loro competenze limitando la realizzazione di grandi opere contemporanee.

Negli ultimi anni infatti, si è perso il prestigio del Made in Italy a causa di una mancata attenzione verso l’artigianato e la produzione artistica nazionale.

La cultura Italiana finisce così col perdersi completamente.

Quale può essere allora il contributo di un architetto all’interno di un contesto sociale così compromesso?

Seguendo la medesima linea di pensiero del critico Sigfried Giedion il quale diceva che “La vera natura di un’epoca trasparirà sempre attraverso la sua architettura“, Francois Burkhardt spiega che l’architetto ha il compito di risolvere i problemi dell’uomo.

 Le difficoltà economiche, i cambiamenti sociali, l’incremento demografico, il patrimonio artistico, il rapporto con la contemporaneità, sono problematiche a cui l’architettura deve saper rispondere adeguatamente, creando soluzioni che valorizzino il luogo dell’intervento, piuttosto che progettare opere monumentali che, spinte dal bisogno di concorrere con la modernità e col nuovo, rischiano di schiacciare il territorio e prevalere sul contesto urbano.