Il Flauto Magico di Mozart al Teatro Verdi, la recensione



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Le nostre giornaliste Grazia De Gennaro e Giovanna Naddeo recensiscono la terza replica de “Il Flauto Magico” in scena al Teatro “Verdi” di Salerno

È Il Flauto Magico di W.A. Mozart, uno dei padri del classicismo viennese, ad inaugurare la Stagione Lirica, Sinfonica e di Balletto del Teatro Municipale “G. Verdi” di Salerno.

Una rivisitazione dai colori e suoni partenopei quella portata in scena dal regista Mariano Baduin.

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Lo ZauberFlote finisce per trasformarsi in tamburelli, nacchere e tamorre per catapultare lo spettatore in una colorita atmosfera dagli echi velatamente napoletani.

Operetta nel complesso brillante, con un’ambientazione che ricorda quasi una fiaba dei Grimm o un romanzo fantasy dei giorni nostri, alla quale la coloritura napoletana dà sicuramente originalità.

Diversi i cantanti che si sono distinti in corso d’opera, sia nel recitato che nel lirico.

Sicuramente il personaggio che primeggia in quanto a verve umoristica è quello di Papageno, l’uccellatore, il basso-baritono Filippo Morace.

Molto amato dal pubblico e fortemente applaudito, possiede spiccata mimica ed una voce piena e chiara, a dispetto del suo registro.

Tamino, il tenore Anicio Zorzi Giustiniani, possiede un timbro dolce, con una buona estensione ed un bel recitato. La sua prestanza fisica lo ha reso il cantante ideale per questo personaggio.

Nel trio delle damigelle un elemento non così inusuale per le operette è la presenza di un uomo nelle parti femminili: Enrico Vicinanza affianca Minni Diodati e Chiara di Girolamo nell’impersonare le tre seguaci della Regina della Notte.

Tre cantanti di diverso timbro, dal più terso e vibrante a quello più pastoso e profondo, hanno saputo intrecciare buoni fraseggi e dare carattere.

La seconda cantante più applaudita, durante la terza ed ultima replica, è stata Sara Blanch.

Il soprano ha dato sfoggio, nella celeberrima aria della Regina della Notte, ai virtuosismi vocali propri del soprano leggero. Voce sottile e cristallina con estensione notevole e vibrato agile che le hanno fatto guadagnare ovazioni a scena aperta.

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Intense e dal grande temperamento drammatico anche l’attrice Renata Fusco ed il personaggio di Pamina, con una voce più robusta che ha saputo dare profondità emozionale all’amata di Tamino.

Il coro del Teatro dell’Opera del Verdi ha sorpreso i presenti con alcune comparsate sia nei palchetti immediatamente vicini al proscenio che, verso la conclusione, in mezzo alla platea.

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I costumi indossati ricordavano molto l’atmosfera oscura di Eyes Wide Shut, in quanto si trattava di maschere e di mantelli con cappucci.

Per finire i tre genietti, i bambini divini, che hanno trotterellato sul palco giocando e ridendo ed eseguito arie leggere da soli o affiancati da Pamina.

Grande partecipazione da parte del pubblico che ha congedato la rappresentazione con un diversi minuti di applausi.

 

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