I CIE e lo stato di agitazione degli immigrati trattenuti



I C.I.E. (Centri di Identificazione ed Espulsione), precedentemente chiamati C.P.T. (Centri di Permanenza Temporanea), sono stati istituiti in osservanza alla Legge 40/1998, e più precisamente a quanto disposto dall’articolo 12 della Legge conosciuta come “Turco – Napolitano”.

La legge regolamenta il trattenimento di stranieri “sottoposti a provvedimenti di espulsione e o di respingimento con accompagnamento coattivo alla frontiera”.

Tali strutture sono preposte agli accertamenti sull’identità di persone in vista di una possibile espulsione. Ad oggi le persone trattenute in queste strutture non sono considerate detenute e vengono definite ospiti.

I protagonisti dei disordini denunciati ieri 31 agosto in provincia di Gorizia nel C.I.E. di Gradisca, sono stati dodici persone che hanno messo in atto un’evasione. Gli immigrati hanno protestato e si sono opposti con violenza alle forze dell’ordine, ribellandosi contro l’estensione del periodo di trattenimento nel Centro rispetto ai termini previsti.

Tali Centri sono oggetto di aspre critiche per la violazione delle norme in materia di diritti umani e in questi stessi giorni l’esponente del governo Letta ha dichiarato che “il governo ha avviato una riflessione sui C.I.E. per valutare condizioni e utilità delle strutture”.

 

(Immagine dal web del C.I.E. di Lampedusa) 

 

 

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