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Friedrich Nietzsche: il filosofo è la sua follia

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Friedrich Nietzsche: il filosofo è la sua follia

Gli ultimi undici anni della vita di Friedrich Nietzsche furono segnati dalla malattia ma, soprattutto, dalla follia: casualità o questione filosofica?

Nietzsche1882Verso la fine del 1888, Nietzsche inizia a scrivere delle strane lettere […]. Il 3 gennaio a Torino è la crisi. Scrive ancora delle lettere, si firma Dioniso, o il Crocifisso, o in entrambi i modi”: usa queste parole Gilles Deleuze per descrivere l’inizio della fine del filosofo che si può definire, senza troppi giri di parole, uno dei padri della nostra epoca.
Ma cosa esattamente condusse Friedrich Nietzsche alla follia e poi alla morte, avvenuta a 55 anni, il 25 agosto del 1900?
A volersi attenere al suo stesso insegnamento, per cui non esistono fatti ma soltanto interpretazioni, un qualsiasi tentativo di spiegare gli ultimi anni della vita del filosofo non potrebbe non essere un opinabile punto di vista.

Dalle folli lettere che Nietzsche prese ad inviare ai propri amici emerge chiaramente una forte “con-fusione” tra il piano della vita e quello dell’arte e della filosofia; i “personaggi” che comparivano negli scritti del filosofo, le maschere, come le definisce anche Deleuze, dietro alle quali era possibile scorgere il suo pensiero, varcarono le soglie dell’opera. A tirare la linea di demarcazione tra la salute e la follia era la distinzione tra l’uomo Nietzsche e le sue maschere letterarie: fintanto che Dioniso, il Crocifisso, Zarathustra, il Buffone e le altre figure del suo pensiero restarono relegate nella sfera dell’arte, Nietzsche restò Nietzsche, ma, nel momento in cui l’eccesso di pensiero divenne ingestibile, le maschere invasero la vita del loro creatore, confondendosi col suo volto, aderendo a turno alla sua faccia.

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Suonano quasi profetiche le celebri parole de La nascita della tragedia: “solo come fenomeni estetici l’esistenza e il mondo sono eternamente giustificati”. Dal 1889 in poi, quelle che erano state le creazioni del filosofo (e ci si permette di chiamarle tali alla luce del fatto che, in Nietzsche, attività filosofica ed attività artistica furono un tutt’uno) divennero la sua vita, per un triste scherzo del destino, se così lo si vuole intendere, Nietzsche divenne esattamente chi era: la creazione di se stesso.

In realtà più che di coincidenza o scherzo del destino si trattò di necessità; tra le filosofie che si sono susseguite nel corso della storia, quella di Nietzsche risulta forse una delle più “totalizzanti”: coinvolge ogni aspetto dell’individuo, è scomoda, irritante, costringe a mettersi in gioco completamente.
E Friedrich Nietzsche, in prima persona, non fece altro che mettersi in gioco con tutto il suo essere; il prezzo da pagare e, allo stesso tempo, il naturale epilogo di quella vicenda furono la perdita, la disintegrazione di quel Sé che si era impegnato fino in fondo nella sua missione filosofica.

In che modo poteva applicarsi all’uomo quella tanto decantata assenza di fatti se non come una sequela di maschere senza un volto vero dietro? L’uomo folle, in questo caso non solo quello de La gaia scienza, è l’uomo-maschera, privo, come l’intero mondo, di una coerente verità di fondo al di là delle apparenze.
Ciò detto, è chiaro che anche questa è solo un’interpretazione.