Baronissi, al FRaC Antonio D’Acunto con “Animal ex anima”

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Al FRaC di Baronissi, domani, sabato 20 maggio, vernissage della mostra di Antonio D’Acunto, dal titolo “Animal ex anima”

Domani, alle ore 19:00, presso il FRaC apre al pubblico la mostra personale di Antonio D’Acunto dal titolo “Animal ex anima” che propone una selezione di opere che l’artista ha realizzato di recente, tra queste un’inedita serie di sculture in ferro e ceramica.

La mostra curata da Maria Apicella ricostruisce, attraverso trenta opere, la produzione più recente dell’artista vietrese, creatore di volumi raffinati, sinuosi e di forme pure e sintetiche che, traendo origine dal dato reale e naturale, trovano completezza nell’immaginario fantastico popolare.

Con leggerezza fiabesca Antonio D’Acunto plasma i suoi pinocchi che corrono sospesi alla conquista di un’identità, mentre i tori e cavalli con fierezza impongono nello spazio la propria presenza. Un ‘dizionario’ di animali fantastici, ciascuno con l’anima che il gesto dell’arte impronta nella materia.

«Una mostraha affermato il sindaco Gianfranco Valianteche sollecita, forse per la prima volta, il FRaC Baronissi a confrontarsi, in un modo più completo, con uno dei maestri della nuova ceramica vietrese. Nelle opere di Antonio D’Acunto accanto alla tradizione ceramica e figulina, si fa largo la personalità di uno scultore che riesce a dialogare con più materie. È importante che una istituzione museale, qual è il FRaC, monitori il territorio culturale e ne promuova le sue peculiari capacità di essere in costante dialogo con il proprio tempo, con la contemporaneità».

A proposito dei pinocchi che volteggiano nel soffitto di vetro della Galleria dei Frati, Ada Patrizia Fiorillo afferma: «Nei Pinocchi di Antonio D’Acunto sembra però insistere nella sfida della resa; una sfida che gli impone il confronto con la materia, argilla lavorata per sottilissimi colombini destinati all’articolazione, simulatamente snodabile, di braccia e gambe che danno ritmo al corpo, un essenziale cilindro sul quale poggiano il naso ed il cappello. Sono questi ultimi i veri elementi connotativi di queste silhouettes: il naso lungo, appuntito è la metafora della bugia che per prendere sostanza deve uscire dall’ombra, rendersi concreta, evidente e diversificata come per quei cappelli diversamente colorati e foggiati».

«D’Acunto – ha dichiarato Massimo Bignardi, direttore del FRaC – si è confrontato con un tema così noto e ampiamente tradotto dalle forme dell’arte, eppure il suo lavoro ne propone con estrema lucidità un ulteriore, autonomo angolo di lettura. L’artista prova a vestire l’abito luminoso del torero, non si cela nell’arbitrarietà di un linguaggio plastico, anzi lo usa per dare impulso al suo essere nell’unità dell’arena, nello spettacolo di una corrida ove, sa bene, a trionfare sarà il misterioso inganno che l’arte mette su a danno del reale. D’altra parte il giovane ceramista vietrese già da tempo ci ha abituati a simili prove: si pensi, ad esempio, alle figure che abitano il suo repertorio di zoologia fantastica, al ciclo degli oggetti onirici, ove è ancora la vivacità di archetipi mediterranei ad offrire l’impronta».

Per l’ occasione è stato pubblicato da Gutenberg Edizioni un piccolo catalogo con un’introduzione della curatrice e testi di Massimo Bignardi e Ada Patrizia Fiorillo, nonché un repertorio delle principali opere in mostra.

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Classe 1986, specializzata con lode in Storia dell’Arte Contemporanea [cattedra di Carla Subrizi, La Sapienza] con la tesi “Trouble Every Day: Tous Cannibales, la voracità da tabù ad arte, dall’arte alla società”. Da sempre interessata all’arte come alla scrittura, e alla comunicazione in genere, scrive di cultura, politica e attualità. Storica dell’Arte, esperta SEO e freelancer per vocazione, attualmente collabora anche con Artribune e Tiragraffi Magazine. Da marzo 2013 cura un personale blog sull’arte: ArtFriche Zone. “Soltanto quando il senso di associazione nella società non è più abbastanza forte da dare vita a concrete realtà, la stampa è in grado di creare quell’astrazione, il pubblico” (Dwight MacDonald).