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Eboli, Marco Mengoni e uno show eseguito a mezz’aria

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Updated on 11 August 2020 8:34
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Il #MengoniLive2016 approda per una notte al Palasele di Eboli e raccoglie il tutto esaurito. Marco Mengoni realizza uno spettacolo piacevole che dà notevole risalto agli aspetti visivi

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Un esercito schierato nell’arena e pronto a combattere. Anzi, a voler essere maggiormente precisi, il suo esercito. Il termine militare, infatti, è stato preso in prestito dallo stesso Marco Mengoni per designare i suoi fan, ed è quella appena citata l’immagine che l’artista si è trovato di fronte ieri sera nell’unica data del #MengoniLive2016 in Campania, al palasele di Eboli: un palazzetto dello sport pieno in ogni ordine di posto e sold-out da oltre un mese.

L’accoglienza calorosa dei fan è stata ampiamente ripagata da due ore di live intenso, perfettamente curato in tutti i dettagli e che strizza molto l’occhio alle maggiori organizzazioni internazionali in quanto a tecnologia e progettazione. Un discorso che si nota già per la presenza di ben due palchi di cui uno circolare e posizionato tra la gente, che grazie a particolari schermi assume una parziale forma cilindrica, e l’altro, il principale, dalla forma cubica, simile ad una scatola che, ruotando a fasi alterne tra giochi di luce al neon, da il via allo show lasciando fuoriuscire l’artista nativo di Ronciglione sulle note di “Ti ho voluto bene veramente”.

La reazione del pubblico è immortalata su decine di telefonini che creano un tappeto bianco alla base dello stage, mentre vengono intonati in rapida sequenza altri tre brani che culminano con la hit “Esseri Umani”, anticipata da un lungo video in cui il performer legge una specie di preghiera laica fatto di alcune riflessioni sul valore della famiglia.

Un rapido spegnimento di luci e Mengoni riappare intonando il pezzo seduto su di una poltrona sospesa a mezz’aria e posizionato in una specie di stanza virtuale realizzata attraverso i ledwall e le luci. Lo stesso progetto viene riproposto anche nel pezzo “Pronto a correre” dove la poltrona è sostituita da una piccola piattaforma che porta l’artista a cantare completamente sospeso sulla folla fino ad essere trasportato, al termine del brano, in mezzo ad essa sul palchetto circolare. Dallo stage del parterre vengono intonati in un momento molto intimo, con chitarra e voce, i brani “Solo”, “Mai per sempre” ed “In un giorno qualunque” al termine del quale il cantante si concede una breve pausa lasciando spazio alla sua band ed all’onnipresente mare di cellulari rivolti al palco.

Segue un momento British in cui, vestito total white e perfettamente illuminato, l’artista intona i brani “Tonight” e la ritmata “I got the fear” prima di lasciare completamente il palco alle sue due coriste, Yvonne Park e Barbara Comi, che realizzano una fantastica cover di “Freedom” dedicato alla libertà delle donne, in cui Mengoni si cala nella parte del corista, a creare un connubio che fa scatenare tutto il palazzetto. “L’essenziale”, conclusa da un gioco pazzesco con  laser rivolti al pubblico, e “La valle dei re” conducono lo show ad un finale molto dance che si realizza attraverso “Una parola”, contenente più di un richiamo a “Thriller” di Michael Jackson, mescolata in one-take a “Io ti aspetto” il cui ritornello è abbinato ad una pioggia di coriandoli che tra i riflessi della luce creano un effetto particolarissimo. La chiusura finale è affidata a “Guerriero”, il brano simbolo di Mengoni per salutare il “suo esercito”.

IL COMMENTO – Quello che balza maggiormente all’occhio osservando il #MengoniLive2016 è senza dubbio la centralità degli effetti visivi. Ogni brano è accompagnato da una cura, quasi maniacale, per la parte visual massimizzata attraverso ledwall, presenti su entrambi i palchi, e giochi di luce che riescono a richiamare l’attenzione del pubblico in qualsiasi momento. La musica in alcuni frangenti dello spettacolo sembra quasi fare da contorno o costituisce l’appendice agli stessi schermi sui cui molto raramente, andando contro la prassi dei concerti all’italiana, vengono proiettate le immagini dell’artista a favore di grafiche tridimensionali, alcune realizzate dallo stesso Mengoni, ed alternanze di colori. Il punto più alto in quest’ottica forse è toccato nell’esplosione di coriandoli abbinate ai fari che precede il finale e soprattutto durante alcune battute precedenti quando Marco si ritrova a cantare su di uno sfondo totalmente bianco occupato solo parzialmente da alcuni giochi di ombre. Per quanto riguarda l’artista in sè, su cui il sottoscritto è sempre stato molto scettico, sembra dimostrarsi davvero un notevole perfomer dotato di grandi doti da intrattenitore, con cui aizza continuamente la folla, ed in grado di tenere perfettamente sotto controllo i due palchi con notevole tranquillità occupandoli continuamente in tutta la sua interezza. Degna di lode è anche la scelta di fare più di una volta qualche passo indietro per lasciare la parte centrale del palco alla band e, soprattutto, alle coriste.  Da questo punto di vista quindi, almeno da quanto osservato per la parte live, Marco Mengoni potrebbe rappresentare un pò l’antitesi al bistrattato mondo dei talent show, intesi come creatori di personaggi finti ed impreparati, perchè è vero che la scrittura di una canzone puoi anche commissionarla a qualcun’altro, ma la sua interpretazione è sempre all’80% personale. Ed in questo Mengoni sembra essere sulla buona strada.

 

Galleria fotografica a cura di Alfonso Maria Salsano:

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