Eboli, diagnosticati i primi due casi in Italia di «bilharziosi»



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Ricoverati all’ospedale di Eboli due giovani del Mali. Immediate le misure di profilassi: chiesto l’aiuto di una farmacia di Città del Vaticano

Due giovani malesi sono ricoverati presso l’Unità Operativa di Oncodermovenereologia e Medicina delle Migrazioni dell’ospedale di Eboli. Ai due extracomunitari, entrambi ventenni, è stato diagnosticato il primo caso in Italia di bilharziosi o febbre della lumaca.

La bilharziosi, conosciuta anche come schistosomiasi  è una malattia frequente maggiormente nei paesi del Terzo Mondo. Alla base della patologia è un’infezione parassitaria, che colpisce le vie urinarie. Non si tratta di una patologia letale, ma nel caso in cui le uova e le larve riescano ad infestare il midollo spinale e il  cervello si ipotizza la formazione di granulomi cerebrali o forme di mielite.

Trattandosi del primo caso registrato in Italia, non sono disponibili i medicinali per fronteggiare e uccidere i parassiti insediatisi nel corpo dei pazienti. Come rilevato dal quotidiano La Città, i medici hanno chiesto l’aiuto di una farmacia di Città del Vaticano, fornita dei farmaci utili per curare la malattia.

I due ventenni, giunti in Italia circa sei mesi fa, erano ospitati in un centro d’accoglienza ad Atena Lucana.

Il trasferimento presso l’ospedale di Eboli, in seguito ai sintomi manifestati,  è stato disposto dai medici del reparto di malattie infettive dell’ospedale “Luigi Curto” di Polla, dove erano ricoverati. Attualmente il loro stato di salute è in continuo miglioramento ed è stata attuata una segnalazione presso l’Ufficio di Prevenzione Collettiva, in base a quanto previsto dal protocollo per casi del genere.

 

 

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Classe 1993, Laureata con lode in Lettere moderne presso l'Università degli Studi di Salerno, discutendo una tesi dal titolo "Aspetti dello sperimentalismo ovidiano: ars amatoria e remedia amoris". Attualmente impegnata nel corso di laurea magistrale in Filologia moderna. «M’abbandono all’adorabile viaggio: leggere, vivere dove guidano le parole», afferma Paul Valery e allo stesso modo, appassionata di lettura e di scrittura, credo fermamente nell'importanza e nella capacità persuasiva delle parole. Scrivere, per me, significa condividere: partecipare insieme, offrire del proprio ad altri, un'esperienza che affratella e, se vissuta da più punti di vista, più ricca, fertile di discernimento, di emozione comunicante, tutto ciò che la collaborazione con il team di Zerottonove, sono sicura, mi donerà. Propositiva, caparbia, sono attratta dalla possibilità di arricchire sempre più il mio bagaglio culturale, abbracciando qualsiasi esperienza che, nei limiti del possibile, si presenti, mai rinunciando a priori, perché ogni esperienza potrebbe essere un'occasione di svolta.